Il Governo di Boris Johnson non aveva fatto mistero – nelle 48 ore calde che seguirono all'annuncio della nascita della Superlega – della propria posizione fermamente contraria al progetto cui avevano preso parte 6 club inglesi: Arsenal, Chelsea, Liverpool, Manchester City, Manchester United e Tottenham. Non a caso la fortissima opposizione dell'opinione pubblica, politica inclusa, aveva indotto proprio i club di Premier ad annunciare per primi la loro uscita dalla neonata competizione, con la conseguenza di far implodere in poco tempo l'intero progetto.

Adesso il Governo inglese dà un'altra spallata, stavolta preventiva, per togliere le residue voglio di Superlega a chi ci volesse riprovare: qualora un club d'Oltremanica intenda ripercorrere la strada della partecipazione ad una competizione non riconosciuta dalle istituzioni calcistiche, lo dovrebbe fare senza i propri tesserati stranieri, siano essi allenatori o giocatori.

È il ‘Times' a svelare la nuova normativa in materia di permesso di lavoro approvata allo scopo: a calciatori e tecnici stranieri dei club della Premier League che prendano parte a competizioni separatiste come la Superlega verranno revocati i ‘work permit'. Il Ministero degli Interni ha infatti acconsentito alla modifica delle regole da parte della Football Association, in modo che possa ritirare ai soggetti in questione il proprio Governing Body Endorsement (GBE), un attestato necessario dopo la Brexit per il rilascio dei permessi di lavoro in campo calcistico.

Un ulteriore segnale dell'aria anti-Superlega che spira potente in Inghilterra, come dimostra la multa appena irrogata dalla Premier League ai 6 club ribelli, nonché la minaccia di 30 punti di penalizzazione qualora decidano di riprovarci.