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Chi si aspettava il ritorno del fascismo con il passo dell'oca, il fez in testa e un uomo solo al comando a urlare da Palazzo Venezia. È evidente che queste aspettative restino deluse; eppure, il fascismo in Italia ha conservato sacche importanti di consenso anche dopo la caduta del regime, attraversando l'intera Prima e Seconda Repubblica. In questi anni abbiamo ascoltato spesso i liberali dire che il fascismo non sarebbe potuto tornare, senza però prendere il considerazione il contesto sociale e culturale che ci circonda.
Il processo di sdoganamento definitivo di quella cultura politica è avvenuto con l'accordo siglato da Silvio Berlusconi per portare Alleanza Nazionale al governo. In quel contesto, la svolta di Fiuggi del 1995 operata da Gianfranco Fini per trasformare il Movimento Sociale Italiano (MSI) rappresentò un passaggio politico importante e che vede la sua lunghissima scia nella nomina di Giorgia Meloni a Presidente del Consiglio. Tuttavia, la subcultura post-fascista è rimasta identica, in piena continuità ideologica. Lo dimostrano le dichiarazioni quotidiane sulla storia del MSI e dell'eversione nera, oggi negate da esponenti della maggioranza, del governo e dalla seconda carica dello Stato.
Il fascismo si manifesta anche attraverso organizzazioni extraparlamentari che hanno tentato la via elettorale, come CasaPound. Ieri un tribunale italiano ne ha riconosciuto la natura di questa organizzazione, condannando 12 persone per tentata riorganizzazione del partito fascista, 7 di queste anche per lesioni. Tutto è partito da un'aggressione avvenuta a Bari nel 2018. La sentenza certifica che quella struttura — i cosiddetti "fascisti del terzo millennio" — si è resa responsabile di violenze, anche attraverso la propria sezione giovanile, godendo di una apparente intoccabilità. Chiunque sia transitato dal Viminale sembra aver evitato sistematicamente di sciogliere l'organizzazione o di sgomberarne la sede.
L'attuale governo invece continua ad indicare nell'eversione di sinistra il reale pericolo, evocando il ritorno delle Brigate Rosse. Basterebbe però osservare quanto accade alla loro destra per individuare la criticità attuale. Militanti legati a CasaPound sono stati recentemente invitati alla Camera dei Deputati per discutere di "remigrazione"; il dialogo con la destra istituzionale, ufficiale o ufficioso, non si è mai interrotto, anche quando la "matrice" (per citare Giorgia Meloni) appariva inequivocabile.
La conseguenza logica dell'attuale quadro giuridico dovrebbe essere lo scioglimento di CasaPound e delle organizzazioni collegate, oltre allo sgombero del palazzo occupato a Roma, dove pochi giorni fa sono stati lanciati acqua, uova e una pietra contro il giornalista di Mediaset Marco Sales. Lo sgombero non andrebbe eseguito per l'illegalità dell'occupazione ventennale, ma perché l'immobile è un covo fascista.
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