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La newsletter di Fanpage.it contro il silenzio

Ciao,
lo ammetto: gli appelli alla partecipazione al voto sono pallosissimi e sono una delle cose che sopporto di meno, figurarsi scriverne uno. E, lo confesso, sono sempre stato molto poco propenso a condannare chi, in mancanza di un’offerta politica soddisfacente, si astiene consapevolmente. Però ci sono dei momenti in cui, forse, vale la pena giocarsi il jolly. Perché siamo stretti nella tenaglia di un mondo in cui la democrazia è minacciata e messa in aperta discussione anche dove non pensavamo potesse esserlo. Ed è proprio in momenti come questi che diventa fondamentale riaffermare la necessità di andare alle urne e dire la propria. Ancor di più quando c’è in ballo una modifica costituzionale.
Noi stiamo facendo di tutto, e faremo di tutto, in questi ultimi giorni, per darvi tutti gli strumenti utili per decidere che fare: video, articoli, guide al voto, interviste, talk show sul nostro canale YouTube come Scanner Live. Nella speranza che il 22 e 23 marzo sia davvero, come ogni elezione dovrebbe essere, una festa della democrazia. Comunque vada a finire.
Secondo voi è un bene che Meloni si sia esposta come ha fatto con un video per il referendum? Sta tentando il tutto per tutto e non so questo le convenga…
Aldo
Ciao Aldo, beh è difficile da prevedere. Quello che posso dirti è che Meloni ha agito secondo una strategia precisa. Come ci avevano spiegato i sondaggisti di Piave Digital Agency, la premier ha atteso fino alla fine delle Olimpiadi e dopo Sanremo per scendere in campo e spiegare il contenuto della riforma. Fino a quel momento vari attacchi ai giudici, casi di cronaca strumentalmente usati per colpire la magistratura, ma riferimenti espliciti alla riforma ridotti al minimo. Un’operazione dettata dall’esigenza di non trasformare il referendum in un voto su di lei (a maggior ragione in un contesto in cui gli ultimi sondaggi prima dello stop davano il No in vantaggio). Basti pensare che all’evento di chiusura della campagna organizzato da FdI qualche giorno fa non c’era traccia di simboli di partito.
Nel video pubblicato la settimana scorsa Meloni si è dilungata in una spiegazione di tredici minuti per tentare di convincere gli indecisi – presumibilmente l’elettorato progressista di centro – a votare Sì. Peccato ci abbiano pensato i suoi alleati a politicizzare ulteriormente lo scontro. Sì, perché esattamente lo stesso giorno in cui la leader di FdI ha deciso di esporsi a sostegno della riforma, la polemica sulla capo di gabinetto di Nordio è esplosa. Le parole di Giusi Bartolozzi, che ospite di una trasmissione televisiva ha invitato a votare Sì per “liberarsi dei magistrati” ha pure aggiunto che se vincesse il No scapperebbe dall’Italia, hanno fatto passare Meloni completamente in secondo piano. Insomma, forse per la prima volta negli ultimi tre anni, ci troviamo davanti a una partita elettorale di livello nazionale davvero contendibile e dall’esito incerto.
Giulia Casula, redattrice area Politica Fanpage.it
Ci sono dati disponibili sui numeri che il fronte del Sì usa a suo favore, sui magistrati che cambiano carriera?
Mario
Caro Mario, sì, ci sono dei numeri ufficiali sul numero di magistrati che sceglie di cambiare carriera, anche se sono aggiornati ’solo’ fino al 2024. Come ripetuto più volte negli ultimi mesi – più dai sostenitori del No che da quelli del Sì, a dire la verità – si tratta di una percentuale molto bassa sul totale.
È utile fare un quadro della situazione. Negli ultimi vent’anni, diverse leggi hanno ristretto man mano la possibilità di passare dalla funzione requirente (quella dei pubblici ministeri, che svolgono le indagini) a quella giudicante (quella dei giudici), e viceversa.
In particolare, nel 2021 la riforma Cartabia ha imposto una separazione quasi definitiva. Si può scegliere di cambiare carriera una sola volta, solo nei primi dieci anni di attività. E chi sceglie di farlo deve cambiare distretto giudiziario e spostarti in un’altra Regione, con il via libera del Csm.
Il Consiglio superiore della magistratura ha pubblicato, a dicembre 2025, dei numeri ufficiali sulla questione. Un rapporto dettagliato riguarda tutti i magistrati assunti dal 1965 al 2018. E mostra come, da quando si sono introdotti i primi paletti nel 2006, il numero di trasferimenti ha iniziato a scendere.
Un altro documento è più recente e tocca il periodo 2006-2024. È meno comodo da consultare, perché è una tabella Excel. La sintesi, per quanto riguarda i tre anni in cui è stata in vigore la riforma Cartabia con le regole più stringenti, è questa: nel 2022 hanno cambiato carriera 25 magistrati; nel 2023 sono stati 34; nel 2024, invece, 42. Su un totale, ricordiamolo, di circa 9mila magistrati in Italia. Quindi meno dello 0,5% all’anno.
Luca Pons, redattore area Politica Fanpage.it
È vero che l’Iran stava preparando una bomba atomica?
Umberto
Caro Umberto, la tua domanda centra uno dei punti nevralgici di questa crisi in Medio Oriente. Cerco di risponderti con la massima chiarezza giornalistica e basandomi sui fatti al momento noti: non esiste oggi alcuna prova che l’Iran possieda la bomba atomica.
A confermarlo ufficialmente è stato proprio Rafael Grossi, Direttore dell'AIEA ((l'Agenzia dell'Onu per l'Energia Atomica), nella conferenza stampa tenuta a Vienna lo scorso 2 marzo. Durante il suo intervento, Grossi ha tracciato una linea netta tra il possesso di materiale arricchito e l'arma finita. Uno dei passaggi più significativi del suo discorso è stata la risposta diretta a una domanda sulla reale esistenza di un ordigno in Iran: "Hanno un’arma nucleare? No. Non abbiamo prove che ci sia un processo di armamento in corso in questo momento".
È vero, come sottolinea Grossi, che l'Iran ha accumulato uranio arricchito al 60%, una soglia che lui stesso definisce "estremamente preoccupante". Tuttavia, il Direttore dell'AIEA ha precisato con fermezza che "avere il materiale nucleare non è la stessa cosa che avere l'arma", poiché costruire una testata funzionante richiede passaggi tecnici e ingegneristici complessi di cui gli ispettori internazionali non hanno traccia.
Il vero problema sollevato da Grossi riguarda semmai la "trasparenza": l’Agenzia ha ammesso di aver perso la "continuità della conoscenza" su alcuni siti chiave a causa delle restrizioni di Teheran. Ma, nonostante questa nebbia informativa, la posizione dell'AIEA resta ferma: ad oggi, la "bomba" iraniana è un rischio tecnico, non una realtà verificata.
Anche alla luce di queste informazioni fornite dalla massima autorità dell'ONU nel campo della sicurezza atomica si può dire che quello del possesso dell'arma nucleare da parte dell'Iran non è stato che un pretesto adottato da USA e Israele per lanciare l'attacco lo scorso 28 febbraio: qualcosa di non molto diverso dalle inesistenti armi di distruzione di massa sulla base delle quali venne dichiarata guerra all'Iraq nel 2003, anche in quel caso dagli Stati Uniti.
Davide Falcioni, redattore area Cronaca Fanpage.it
Dopo l'ammissione di Russia e Bielorussia, come squadre nazionali, alle Paraolimpiadi (decisione Cio) ora la Biennale invita la Russia (decisione italiana). Cosa ne pensate e cosa possiamo fare per contrastare questa decisione? Grazie
Giuliana
Sulla Biennale la questione è decisamente complessa e credo sia interesse di tutti che il dibattito possa essere serio e scevro dalla solita propaganda (cosa che, ahinoi, puntualmente non sta accadendo). Personalmente ritengo che gli spazi culturali debbano essere liberi, aperti, privi di ogni forma di censura, sempre in rapporto dinamico con le persone, dunque soggetti a critiche, contestazioni, polemiche. L’idea che l’arte, ad esempio, debba conformarsi al senso comune o al potere è retriva, destinata a scontrarsi con la forza intrinseca del gesto e del pensiero creativo. Peraltro, ci sono diversi esempi nella storia che mostrano come aver garantito la libera espressione culturale e artistica sia servito proprio a minare le fondamenta di regimi dispotici, a cambiare profondamente la società.
Dopodiché, ogni analisi va calata nel proprio contesto storico. E non si può omettere dalla discussione il fatto che qui non si stia parlando di artisti dissidenti, di liberi pensatori, di esponenti del mondo della cultura russa non omologati. Come hanno mostrato diversi tecnici del settore ed esperti della materia, siamo in presenza di una sorta di “padiglione di Stato”, con gli animatori che sembrano avere forti legami col Cremlino e con la struttura di potere russa. Il sospetto, insomma, è di essere in presenza di una propaggine del sistema di propaganda russo: ogni analisi, ogni considerazione, non può non tenerne conto.
Il punto vero, dunque, non è censurare, ma riflettere se è necessario dare un’ulteriore vetrina alla propaganda.
Adriano Biondi, condirettore Fanpage.it