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La newsletter di Fanpage.it contro il silenzio

Ciao,
non so se ci hai fatto caso, ma da quando Usa e Israele hanno iniziato a bombardare l’Iran è scesa una cappa di silenzio sugli Epstein files. Non ci permettiamo di fare dietrologie, sia chiaro, anche perché pure prima se ne parlava molto meno di quanto questo scandalo meritasse. E il punto è un altro: che è un caso che invece merita un’attenzione enorme.
Per questo mi permetto di segnalarti che da domenica 8 marzo abbiamo iniziato a pubblicare una neswletter settimanale che si chiama E Files e che ogni domenica analizzerà, a partire dai documenti pubblicati dal Dipartimento di Giustizia americano, uno specifico aspetto o personaggio legato a Jeffrey Epstein e alla sua compagnia di amici.
Se sei assiduo di Rumore, sai che non ti ho (quasi) mai rotto le scatole con l’abbonamento a Fanpage. Se oggi mi permetto di farlo è perché tengo molto a questo progetto, che senza il sostegno dei lettori semplicemente non riusciremmo a fare. Perché con il caso Epstein non ci fai clic e non ci vendi pubblicità. Se hai voglia di sostenere progetti editoriali come questo, che facciano davvero Rumore dove c’è silenzio, e vuoi porre le condizioni affinché ce ne siano sempre di più, insomma, dacci una mano.
Per quattordici giorni, quindi due episodi della newsletter, è tutto gratis. Poi decidi tu se continuare. Trovi tutto qua.
Grazie, in anticipo.
Non ho capito bene cosa dice la perizia delle procure sul caso Paragon. Me la potete spiegare?
Giovanna
Tutto abbastanza semplice, Giovanna. La perizia dice che sono stato spiato con Paragon, al pari di Beppe Caccia e Luca Casarini di Mediterranea. La differenza sta solo nel fatto che del loro spionaggio c’è traccia nei server dei servizi segreti interni, l’AISI, perché è autorizzato. Mentre nel mio caso non c’è traccia, perché nessuno l’ha autorizzato. E quindi, ancora non si sa chi è stato.
Però c’è un dettaglio ulteriore, in quella perizia, che ti invito a considerare. Che lo spionaggio ai danni miei, di Casarini e di Caccia sono iniziati la stessa notte, quella del 14 dicembre 2024: stesso strumento, stessa notte, stessa ora. Mandanti diversi? O davvero questa coincidenza è figlia di un malfunzionamento di Paragon, come hanno fatto trapelare i servizi segreti? Noi ci affidiamo alle prossime indagine per fare luce su questo ulteriore dettaglio.
Quel che è certo è che il caso non è chiuso. E che – come ripetiamo dall’inizio – è importante che governo e attenzione prestino la giusta attenzione. Se oggi non si riesce a capire, dopo un anno, chi ha spiato un giornalista, cosa succederà quando qualcuno spierà illegalmente Meloni o Schlein?
Francesco Cancellato, direttore di Fanpage.it
Un cittadino può denunciare un deputato che non si presenta mai in parlamento e usa i soldi pubblici esclusivamente per fare propaganda alla sua area attraverso i giornali di proprietà?
Livio
Caro Livio, la risposta è no, ma immagino che tu già lo sapessi. E per non fare gli gnorri diciamo apertamente a chi ti riferisci: Antonio Angelucci. Il deputato leghista, in passato eletto con Forza Italia e Popolo della libertà, è tra i recordman assoluti per assenteismo. Il portale Openparlamento calcola che, in questa legislatura, abbia partecipato a esattamente 16 votazioni alla Camera, su un totale di 16.417. Meno dello 0,1%. Quasi tutte, peraltro, nei primi mesi di mandato. Poi non lo si è praticamente più visto.
Sono numeri ancora peggiori delle ultime due legislature, quando aveva raggiunto il 3,22% (dal 2018 al 2022) e un più modesto 0,4% (dal 2013 al 2018). Sotto il governo Meloni non risulta nessuna mozione a suo nome, nessuna proposta di legge in cui sia primo firmatario.
Quello di Angelucci è un nome quasi inesistente nei registri dell’attività parlamentare, ma molto pesante al di fuori. Già potente imprenditore della sanità privata con il gruppo San Raffaele, negli ultimi anni ha allargato il suo controllo sulla stampa. Oggi è editore del Giornale, Libero e il Tempo, tutti saldamente (e ovviamente) filogovernativi.
Nonostante le assenze non siano certo una novità, Angelucci è deputato dal 2008 ed è sempre stato rieletto. I cittadini non possono denunciare un parlamentare perché non va in Aula, o perché possiede un giornale (o tre); semmai possono decidere di non votarlo più se non sono soddisfatti del suo operato, e possiamo solo presumere che quelli di Angelucci siano soddisfatti. In più, le leggi elettorali negli ultimi anni hanno dato un controllo delle liste sempre più rigido ai partiti – cosa che, a destra come a sinistra, ha allentato almeno in parte il legame tra i parlamentari e il territorio in cui vengono eletti.
Luca Pons, redattore area Politica Fanpage.it
La mia domanda è: in caso di crollo del regime teocratico, l'attuale costellazione che compone le opposizioni civili e di piazza in Iran, sarà in grado di assicurare una libera e democratica transizione verso un Iran in cui sarebbero rispettati i diritti umani e libere elezioni, o assisteremo alla solita restaurazione guidata da alti papaveri della nomenclatura militare? Purtroppo allo stato attuale nutro parecchi dubbi. Grazie.
Carmelo
Ciao Carmelo, grazie per aver sollevato un tema così cruciale. La tua non è solo una domanda, è il timore di chiunque guardi all'Iran con speranza ma anche con il necessario pragmatismo. Per risponderti, comunque, abbiamo consultato Tiziano Marino, analista associato al CeSPI (Centro Studi di Politica Internazionale), il quale – da esperto dell'Iran – ci ha confermato che i tuoi dubbi sono più che fondati.
Secondo Marino, infatti, lo scenario di una transizione democratica immediata e lineare è, purtroppo, il meno probabile in assoluto. Non è pessimismo, ma analisi dura e cruda della realtà. "Anche ipotizzando un crollo del regime, evento comunque difficile da prevedere nel breve termine, il passaggio da uno stato di massima allerta bellica a una democrazia liberale appare estremamente complesso", ci ha detto Marino.
Le ragioni principali, secondo l'analista, risiedono nel ruolo degli apparati di sicurezza: i Pasdaran, ad esempio, esercitano un controllo capillare non solo sulla difesa, ma su interi settori dell'economia. A ciò si aggiunge una carenza nella preparazione istituzionale, burocratica e culturale necessaria per un cambio di paradigma così radicale.
Lo scenario più verosimile resta quello che tu stesso delinei, caro Carmelo: una metamorfosi del regime da teocratico a puramente militare. "Si tratta – come spiega Tiziano Marino – di un processo già in atto da anni, che la guerra ha solo accelerato. In questa prospettiva, l'Iran potrebbe evolvere verso un modello in stile pakistano", dotandosi cioè di una leadership militare forte che, negli auspici di attori come Stati Uniti e Israele, potrebbe risultare più pragmatica e allineata ai loro interessi strategici. Insomma, Carmelo, siamo di fronte a un film già visto innumerevoli volte: la guerra scatenata da Tel Aviv e Washington non serve a "esportare" nessuna democrazia, solo ad assecondare interessi economici e geopolitici di Stati Uniti e Israele. E pazienza se a farne le spese sono in primis migliaia di civili in tutto il Medio Oriente, e a seguire milioni di persone in Europa destinate – in caso di prolungamento del conflitto – a piombare in una nuova crisi economica.
Davide Falcioni, redattore area Cronaca Fanpage.it
Direi che è tutto, anche per oggi.
Grazie per averci accompagnato fino a qua.
Francesco