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In Italia l’energia prodotta da fonti rinnovabili è il 41%. In Europa il 47%. In Spagna il 60%. Bisogna partire da questo dato, per capire perché siamo così vulnerabili di fronte a un evento come la guerra in Iran e la chiusura dello Stretto di Hormuz. Perché nonostante l’assenza di grandi giacimenti di idrocarburi nel nostro sottosuolo, abbiamo fondato la nostra politica energetica su gas e petrolio, legandoci mani e piedi, decennio dopo decennio, a regimi molto discutibili come la Libia di Gheddafi o la Russia di Putin, così come ora all’America di Trump. Comunque usciremo da questa crisi, una riflessione su quanto ci condanniamo da soli per assenza di lungimiranza prima o poi dovremo farcela.

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Ma ora, veniamo come tutte le settimane alle vostre domande.

Sono abbastanza sconcertata dalla unanime risposta, anche se ovvia e condivisibile, alla negazione dell'accesso al santo sepolcro del cardinale. Come mai la stessa risposta energica e condivisa a livello internazionale non è espressa per il genocidio di gaza, i raid vergognosi in Cisgiordania, la guerra in Libano e naturalmente in Iran?

Paola

Ciao Paola. Se ti riferisci alle reazioni istituzionali, sicuramente quelle espresse verso il governo israeliano dopo che è stato impedito l’accesso al Santo sepolcro al cardinale Pizzaballa ed al custode di Terra Sancta Monsignor Ielpo, è un caso abbastanza unico, rispetto al genocidio in atto a Gaza da più di due anni. Le reazioni della società civile invece ci sono, e sono sempre costanti. Su Fanpage.it proviamo a raccontarle con continuità e precisione. Abbiamo raccontato ad esempio delle reazioni all’approvazione della legge sulla pena di morte per i palestinesi da parte del governo Netanyahu. Una legge fortemente voluta dal Ministro della sicurezza, Itamar Ben Gvir, capo del partito Potere Ebraico, ed uno dei leader dell’estrema destra al governo in Israele. Reazioni che hanno riguardato anche la società civile israeliana. Abbiamo raccolto la voce di B’Tselem, tra le principali organizzazioni per il rispetto dei diritti umani in Israele, che ha condannato duramente la legge, definendola, proprio su Fanpage.it, “il completamento del disegno complessivo di apartheid contro la popolazione palestinese”. A Gerusalemme nei giorni scorsi ci sono stati violenti scontri tra la polizia e i manifestanti contro la pena di morte, che hanno visto diversi arresti e l’uso massiccio di lacrimogeni e idranti da parte delle forze dell’ordine. Proprio la settimana scorsa, sulla nostra home page, abbiamo ospitato l’intervista alla relatrice per i diritti umani nei territori palestinesi delle Nazioni Unite, Francesca Albanese, che ha presentato il suo nuovo rapporto che denuncia le torture verso i prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane. Nella nostra intervista, la Albanese ha chiesto alla Corte Penale Internazionale di spiccare dei mandati di arresto per i ministri Ben Gvir, Smotrich e Katz. Le reazioni della società civile ci sono, sono costanti e proviamo sempre a darne ampio spazio. Molto meno, come osservi anche tu, sono le reazioni istituzionali da parte dei governi occidentali.

Antonio Musella, videoreporter di Fanpage.it

Perché questa vicenda sul ministro Piantedosi c’entra con la tenuta del governo?

Claudio

Ciao Claudio,

innanzitutto questa è una storia che porta a farsi più di qualche domanda sulle modalità in cui viene gestito il potere da parte di chi trova ai vertici delle istituzioni. Sin da subito il caso è stato accostato a quello che ha portato alle dimissioni dell’ex ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano. In realtà sono due vicende ben diverse. Sangiuliano era accusato di aver passato a Maria Rosaria Boccia informazioni coperte dal segreto d’ufficio e di aver usato soldi pubblici per questioni private. Poi lui si è dimesso, le accuse sono state archiviate mentre l’imprenditrice partenopea è stata rinviata a giudizio per stalking e lesioni. Insomma un’altra faccenda. Almeno da quel che è emerso finora. Piantedosi ha detto di non essere a conoscenza degli incarichi affidati alla presunta amante, Claudia Conte, e ha deciso di tutelarsi per vie legali contro chi sostiene che ci siano stati dei favoritismi. Gli aspetti che più fanno discutere sono la nomina a consulente della Commissione d'inchiesta sulle periferie, ricevuta dalla donna lo scorso febbraio, e la docenza presso l’Alta scuola di formazione della polizia. Incarichi di rilievo che hanno spinto le opposizioni a chiedere chiarimenti sulla vicenda. Dal canto suo, la giornalista si è difesa ricordando le sue competenze decennali. È evidente che se la questione dovesse trasformarsi, passando da puramente privata a politica, il ministro sarebbe chiamato ad affrontarne le conseguenze. In quel caso, l’ipotesi dimissioni risulterebbe meno lontana e la tenuta del governo sarebbe a rischio. Soprattutto dopo che Meloni ha detto a chiare lettere di non essere più disposta a coprire nessuno. Al momento rimaniamo sul piano degli scenari e probabilmente potremmo sapere di più dalle interrogazioni parlamentari depositate dalle opposizioni. Ma a prescindere dagli sviluppi che prenderà, questa storia, comunque la si legga, ci pone ancora una volta davanti all’enorme difficoltà di una certa classe dirigente maschile nell’amministrare i propri poteri e responsabilità.

Giulia Casula, redattrice area Politica Fanpage.it

Ma quali sono le vere intenzioni di Trump? Fino a quando ha intenzione di andare avanti con questa guerra?

Anita 

Ciao Anita,

ti rispondo usando le parole di Luigi Toninelli, ricercatore ISPI dell'Osservatorio Medioriente e Nord Africa, che a Fanpage.it qualche giorno fa ha commentato gli ultimi risvolti della guerra di USA e Israele contro l'Iran: mentre continuano i bombardamenti da una parte e dall’altra, i negoziati sembrano al momento in una fase di stallo. In realtà, cosa vuole adesso l’inquilino della Casa Bianca è difficile dirlo. “Quello che sappiamo – ci ha spiegato Tonielli – è che per gli Stati Uniti lì si sta mettendo male, pensavano di poter risolvere questa guerra in pochi giorni o settimane, invece hanno trovato dall'altra parte un attore che resiste e anzi rilancia la posta in gioco e allarga il conflitto”. Secondo l’esperto, ora è arrivato il momento per Trump di fare un passo indietro: “È difficile dire quanto ancora potrà andare avanti. Non credo che l'ex tycoon possa proseguire questa guerra in maniera perenne senza alcun tipo di limite e continuando a far aumentare i prezzi del petrolio senza alcun margine di essere bloccato. Penso invece che nelle prossime settimane o ci sarà un'operazione di terra o dovrà in qualche modo tornare indietro. Ma è difficile che riesca ad accettare un accordo con l'Iran che non preveda il raggiungimento delle clausole che ha posto”.

Ida Artiaco, vice capa area Cronaca Fanpage.it

Direi che è tutto, anche per oggi.
Grazie per averci accompagnato fino a qua.

Francesco

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