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Naufragio di Cutro, Palazzo Chigi e Viminale si costituiscono parte civile nel processo agli scafisti

La Presidenza del Consiglio e il ministero dell’Interno si costituiranno parte civile nel processo penale sul naufragio di Cutro avvenuto il 26 febbraio scorso davanti alla costa calabrese.
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A cura di Annalisa Cangemi
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Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, ha annunciato che Palazzo Chigi e il Viminale intendono costituirsi parte civile nel processo per il processo penale legato alla tragedia di Cutro, che si sta celebrando davanti al Tribunale di Crotone nei confronti degli scafisti, accusati di aver provocato il naufragio del caicco carico di migranti.

Il sottosegretario ha dato disposizioni all'Avvocatura generale dello Stato affinché si costituisca come parte civile, in rappresentanza della Presidenza del Consiglio dei ministri e del Ministero dell'Interno, nel procedimento penale conseguente alla strage avvenuta il 26 febbraio 2023, a poca distanza della costa di Cutro. La decisione – spiega Palazzo Chigi – "è stata presa in considerazione della estrema gravità dei fatti, che hanno visto la morte di almeno 94 migranti e un elevato numero di dispersi".

La richiesta del governo sarà formalizzata all'udienza di domani, quando riprenderà il processo nei confronti di un cittadino turco, Sami Fuat, di 50 anni, e di due pakistani: Khalid Arslan, di 25 anni, e Ishaq Hassnan, di 22 anni, mentre un quarto presunto scafista, Ufuk Gun, turco di 28 anni, ha scelto il giudizio con rito abbreviato e sarà giudicato, sempre domani, dal gup del Tribunale di Crotone. Agli imputati, in concorso tra loro, sono contestati i delitti di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, naufragio colposo e morte come conseguenza del delitto di favoreggiamento.

Lo scorso 17 novembre il ministro dell'Interno Piantedosi da Crotone aveva già annunciato che lo Stato avrebbe risarcito i familiari delle vittime della strage di Cutro dello scorso febbraio: "Lo Stato non si volta dall'altra parte e farà tutto quello che gli compete per indennizzare le vittime di questa drammatica, tragica sciagura che successe a febbraio scorso". 

Piantedosi aveva fatto questa dichiarazione anche per spiegare quanto emerso in precedenza nel processo al Tribunale di Crotone nei confronti di tre scafisti del caicco naufragato. Il Fondo di garanzia vittime della strada, che risarcisce anche le vittime di incidenti nautici, rappresentato dall'avvocata Giulia Bongiorno (Lega), citato in giudizio dai legali delle vittime come responsabile civile, si era regolarmente costituito ma si era opposto alla citazione, chiedendo l'estromissione dal processo, sostenendo che il natante naufragato non era stato utilizzato per diporto né adibito a trasporto pubblico e per questo motivo non poteva essere assoggettato al codice delle assicurazioni che regola anche l'intervento del fondo di garanzia per le vittime della strada. Dopo la richiesta avanzata dall'avvocata Bongiorno lo Stato era stato accusato di non voler risarcire i familiari delle vittime del naufragio di Cutro.

"Siamo disponibili – aveva spiegato Piantedosi – a valutare qualsiasi formula a sostegno dei superstiti e dei parenti delle vittime di questa grandissima tragedia. L'indennizzo è un riconoscimento che si deve a persone che hanno vissuto questa grande tragedia sulla propria pelle, vittime delle attività dei trafficanti".

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