Sarebbero tre e non cinque i deputati che hanno ottenuto il bonus da 600 e da 1.000 euro messo a disposizione dal governo a favore delle partite iva e i lavoratori autonomi durante l'emergenza coronavirus. A quanto si apprende da fonti parlamentari, le richieste all'Inps sono state cinque ma due sono poi state rigettate.

L'Istituto di previdenza ha fatto sapere che non renderà pubblici i nomi degli oltre duemila tra parlamentari e amministratori locali che hanno usufruito del bonus. I politici che lo hanno richiesto formalmente non hanno violato alcuna legge, ma da più parti arrivano forti pressioni, sia da destra sia da sinistra, affinché il presidente Inps, Pasquale Tridico, e i vertici dell'Istituto, vengano convocati in commissione parlamentare.

Per Fratelli d'Italia ha chiesto "è giusto denunciare comportamenti gravemente inopportuni come quelli dei deputati che hanno ricevuto il bonus di 600 euro grazie a una norma folle di questo governo, o anche i nomi dei deputati che hanno partecipato a concorsi per essere assunti alla Camera con la commissione presieduta dal presidente della Camera Roberto Fico. Fuori i nomi, subito", ha detto in una dichiarazione ai Tg il capogruppo di Fratelli d'Italia alla Camera, Francesco Lollobrigida.

Forza Italia ha lanciato una petizione su su change.org: "Con apposita norma il Governo autorizzi subito l'Inps a rendere noti i nomi dei deputati che hanno chiesto il Bonus Covid di 600 euro", ha detto il parlamentare Paolo Russo, responsabile nazionale del dipartimento Sud degli azzurri. "L'emergenza Covid 19 – è scritto nel testo della petizione – ha piegato centinaia di migliaia di imprese, di famiglie e di lavoratori mettendo a rischio la stessa tenuta sociale ed a poco son servite le scarse risorse che il governo ha tardivamente reso disponibili".

"Per questo – ha aggiunto Russo – il fatto che cinque parlamentari non abbiano sentito l'alto richiamo all'etica dei comportamenti addirittura richiedendo il contributo economico, senza timore dell'imbarazzo o peggio della gogna, la dice lunga sul livello raggiunto in quanto a modelli culturali e di servizio civico".

"L'opinione pubblica ha il diritto di conoscere il nome di quei parlamentari che hanno richiesto e ottenuto il bonus dei 600 euro destinato a professionisti e partite iva. È una giusta aspettativa di trasparenza e chiarezza", afferma il capogruppo di Liberi e Uguali alla Camera, Federico Fornaro. "È fondamentale, però, che si faccia anche in fretta a dare questa risposta agli italiani perché è inaccettabile usare questa vicenda per attaccare in blocco tutti i parlamentari, i consiglieri regionali, i sindaci e persino quegli amministratori comunali di piccoli comuni che svolgono una funzione di puro volontariato. Non è certo facendo di tutta un'erba un fascio che si risolve il problema di mancanza di etica pubblica e senso di vergogna da parte di una manciata di deputati".

Si era parlato inizialmente di 3 parlamentari della Lega coinvolti, uno del M5s e uno di Italia viva. Ma Ettore Rosato, deputato e coordinatore nazionale del partito di Matteo Renzi, ha detto di aver parlato direttamente con il presidente Inps: "Ho sentito Tridico e mi ha rassicurato che nessun parlamentare di Iv ha incassato il bonus".

Il governo si difende

"Quando il 10 marzo siamo stati costretti a chiudere tutto il Paese in lockdown e a chiedere a milioni di lavoratori autonomi e di professionisti di cessare le loro attività, di abbassare le saracinesche e di non incassare e non fatturare, in Italia non c'era alcun strumento di sostegno al reddito di queste categorie di lavoratori, che – lo ricordo – sono oltre 5 milioni di persone che lavorano e che producono reddito in condizioni normali, ma che non hanno cassa integrazione, non hanno indennità di disoccupazione, non hanno alcuno strumento di welfare che sostenga il loro reddito in condizione di emergenza". Lo ha detto il viceministro dell'Economia Antonio Misiani, a Sky Tg24 Economia. "Noi abbiamo dovuto inventare da zero in pochi giorni uno strumento di sostegno – ha continuato – i 600 euro che sono stati replicati per una seconda mensilità, che sono stati poi trasformati in un bonus di mille euro condizionato selettivamente alla riduzione di fatturato, ma nella situazione di emergenza noi abbiamo scelto di privilegiare la rapidità".

Come funziona il bonus 600 euro

Il bonus di cui si discute in queste ore era destinato a partite Iva, co.co.co., lavoratori stagionali, dello spettacolo, non titolari di pensione, in gravi difficoltà a causa del lockdown nazionale o per la perdita del lavoro dovuto alla pandemia di coronavirus. La misura è stata introdotta per la prima volta in piena emergenza, con il decreto Cura Italia di marzo: era di 600 euro con uno stanziamento di 2,96 miliardi. Poi è stato potenziato a 1000 euro per alcune categorie con il decreto Rilancio di maggio (4,79 miliardi). Stando agli ultimi numeri messi a disposizione dall'Inps, al 3 agosto i beneficiari sono stati 4 milioni. Nelle stime iniziali del governo dovevano essere 4,9 milioni.

I liberi professionisti potevano usufruire di un'indennità di 600 euro per marzo e aprile e di 1.000 euro per maggio. Ai primi due assegni potevano accedere coloro che avevano partita Iva dal 23 febbraio 2020, iscritti alla Gestione Separata e non iscritti ad altre forme previdenziali obbligatorie, che non fossero titolari di un trattamento pensionistico diretto, ad eccezione dell'assegno ordinario di invalidità. Per avere i 1.000 euro di maggio era necessario un requisito in più: dimostrare di aver avuto una perdita di reddito del 33% nel secondo bimestre del 2020 rispetto al 2019. Per poter richiedere l'assegno inoltre i professionisti dovevano dimostrare di avere un reddito al di sotto dei 35 mila euro lordi l'anno.