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Emergenza immigrazione
1 Giugno 2021
08:38

Aita Mari ad Augusta con 50 migranti (di cui 4 minori): dopo i tamponi inizieranno la quarantena

La nave Aita Mari è arrivata ieri sera ad Augusta, dopo l’assegnazione del porto sicuro da parte del Viminale. Le operazioni di sbarco in mattinata: dopo un primo screening sanitario e i tamponi adulti e minori accompagnati verranno trasferiti sulla nave quarantena per trascorrere il previsto periodo di sorveglianza sanitaria.
A cura di Annalisa Cangemi
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La nave Aita Mari dell'ong spagnola Salvamento Maritimo Humanitario è arrivata nella tarda serata di ieri nel porto di Augusta, in provincia di Siracusa. Il Viminale le ha assegnato un porto sicuro, dopo quattro giorni: i 50 migranti che si trovano a bordo dell'imbarcazione umanitaria infatti erano stati recuperati in mare, in acque internazionali, nel pomeriggio di giovedì 27 maggio. Tutti i profughi sarebbero di nazionalità marocchina. A bordo ci sono anche quattro minori.

Questa mattina inizieranno le operazioni di sbarco, secondo quanto indicato dalla prefettura di Siracusa: dopo un primo screening sanitario e i tamponi adulti e minori accompagnati verranno trasferiti sulla nave quarantena per trascorrere il previsto periodo di sorveglianza sanitaria; i minori non accompagnati, invece, in un centro di accoglienza.

Da ieri è operativa nel Mediterraneo centrale anche la nuova nave civile da soccorso Geo Barents, di Medici Senza Frontiere, salpata lo scorso 12 maggio dalla Norvegia. Il team di MSF ha fatto sapere che la nave, battente bandiera norvegese, ha segnalato ieri pomeriggio 2 pattuglie della Guardia costiera libica, a 24 miglia nautiche al largo di Zuwara, che trasportavano un gruppo di persone senza giubbotti di salvataggio. "Una probabile intercettazione illegale", ha detto l'ong.

Ancora respingimenti in Libia

Non si fermano intanto i respingimenti nel Mediterraneo centrale. Lo ha denunciato l'Unhcr Libia, spiegando che 274 persone ieri pomeriggio sono state riportate a Tripoli in due diverse operazioni della cosiddetta Guardia costiera libica. Tra loro 19 donne e 3 bambini. "L'Unhcr e l'Irc hanno fornito assistenza a tutti i sopravvissuti – spiega in un tweet -. Da gennaio più di 10.000 persone sono state rimpatriate e mandate in detenzione". Nelle carceri libiche, secondo quanto documentato da diverse inchieste giornalistiche, non vengono rispettati i diritti umani e i migranti sono sottoposti a ogni tipo di tortura.

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