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Perché le opposizioni hanno smesso di parlare del caso Paragon?

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Partiamo come sempre dalle domande: oggi dalla domanda di Angelo:

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“Si sa qualcosa di più su chi vi ha spiato con Paragon? E perché le opposizioni non dicono più nulla?”

Caro Angelo: se avessi un euro ogni volta che, in questo anno, mi è stata fatta questa domanda sarei milionario. La verità è che no, non ne sappiamo ancora nulla, o quasi. Tuttavia, la seconda parte della tua domanda, quella relativa al silenzio delle opposizioni, merita una risposta più articolata.

Perché sì, in questi mesi, abbiamo spesso messo in luce i silenzi, le omissioni e le bugie del governo, sul caso Paragon. Ma le opposizioni, alla fine, che hanno fatto? Forse è il momento di raccontare meglio anche questo pezzo della storia.

All’inizio, parlo di febbraio e marzo dello scorso anno, quando il caso esplode, le opposizioni sono carichissime. Cinque Stelle, Partito Democratico, Alleanza Verdi e Sinistra, Italia Viva tempestano di interrogazioni il governo, manifestano solidarietà nei confronti dei giornalisti e degli attivisti spiati, organizzano incontri, conferenze stampa, momenti di solidarietà in Italia e in Europa.

Paradossalmente, però, più il caso comincia a ingrossarsi e le risposte tardano ad arrivare, più la presa sulla vicenda si allenta.

Le prime avvisaglie le avvertiamo quando si decide che a occuparsi del caso Paragon dev’essere il Copasir, la commissione per la sicurezza della repubblica – di fatto: la commissione che controlla i servizi segreti – di cui fanno parte cinque parlamentari della maggioranza e cinque dell’opposizione. E la cui presidenza, per legge, è affidata a un parlamentare della minoranza, in questo caso l’ex ministro della difesa Lorenzo Guerini, del Partito Democratico.

Del Copasir fanno parte tutti i partiti dell’opposizione, quindi, tranne Alleanza Verdi e Sinistra.

E dal Copasir, ai primi di giugno, esce un rapporto sulla vicenda che sposa in toto la linea del governo sulla vicenda.

Riassumo.
Uno: non risultano autorizzazioni allo spionaggio di Francesco Cancellato, cioè di chi vi parla.
Due: in teoria esiste la probabilità – una sua due miliardi – che Cancellato nemmeno sia stato spiato.
Tre: lo spionaggio con Paragon ai danni di Luca Casarini e Beppe Caccia di Mediterranea era stato autorizzato dal governo Meloni, ma le intercettazioni preventive erano comunque iniziate col governo Conte II e proseguite col governo Draghi.
Quattro: Citizen Lab, che ha scoperto insieme a Meta questo tentativo di spionaggio, è pagata da Soros
Cinque: Meta ha sbagliato ad avvisare i soggetti vittime di spionaggio. Doveva avvisare il governo, prima. E il Parlamento dovrebbe approvare una legge che li obbliga a farlo.
Sei: Ciro Pellegrino non viene mai nominato, nonostante la scoperta del suo caso sia antecedente all’uscita del rapporto.
Sette: è il governo ad aver rescisso il contratto con Paragon, non il contrario.

Di fatto, è pari pari la tesi del governo e dei servizi segreti italiani. Una tesi opinabile, in molti suoi punti, e che Paragon ad esempio ha rigettato e smentito, dicendo di aver stracciato il contratto con l’Italia perché il governo ha rifiutato il suo aiuto per scoprire chi avesse spiato i giornalisti.

Questa tesi e questo rapporto, vengono votate all’unanimità da tutti i membri del Copasir, quelli di maggioranza e quelli di opposizione.

Voi direte: che male c’è? L’opposizione deve per forza votare sempre e comunque contro la maggioranza?

No, assolutamente.

Il problema è che gli stessi partiti di opposizione in parlamento sembrano disconoscere quel rapporto.

Matteo Renzi di Italia Viva continua a parlare di uno scandalo peggiore del Watergate, nonostante il suo deputato Enrico Borghi abbia firmato il rapporto Copasir. Lo stesso fa Giuseppe Conte, nonostante il suo senatore Roberto Scarpinato abbia firmato il rapporto Copasir.  E lo stesso fanno molti parlamentari del Partito Democratico, a partire dall’eurodeputato Sandro Ruotolo, responsabile comunicazione e media del Pd, e dal deputato Stefano Graziano, un altro dei più attivi su questa vicenda, nonostante Lorenzo Guerini del Pd sia il primo firmatario del rapporto Copasir.

Strano, no?

Ancora più strano è quel che accade dopo, però.
Perché a giugno si scopre che tra gli spiati c’è anche Roberto D’Agostino, fondatore e direttore di Dagospia, il giornale più letto e più temuto nei palazzi romani, che negli ultimi tempi non ha lesinato critiche e scoop contro Giorgia Meloni.

Le opposizioni? Silenzio di tomba.

E poi a ottobre esce la notizia che sono stati spiati con Paragon anche due importanti imprenditori e manager del mondo della finanza come Francesco Gaetano Caltagirone, editore di importanti giornali italiani come Il Messaggero e Il Mattino e Andrea Orcel, amministratore delegato di UniCredit, la seconda banca italiana. Caltagirone, oltre a essere editore e costruttore, è anche il principale protagonista della scalata bancaria del Monte dei Paschi di Siena a Mediobanca e Generali. Di fatto, la madre di tutte le scalate bancarie italiane degli ultimi trent’anni.

Le opposizioni? Silenzio di tomba.

E poi a novembre, addirittura, esce su Fanpage e sul libro che ho scritto sul caso Paragon la notizia che tra gli spiati con Paragon c’è anche Francesco Nicodemo, ex spin doctor di Renzi quando era Presidente del Consiglio, poi comunicatore politico per numerosi candidati del Partito Democratico e del centrosinistra. Di fatto, spiando lui, si spiano i partiti di opposizione.

E le opposizioni? Silenzio di tomba, ancora più profondo di tutti gli altri.

Assurdo, no?

Più i nomi si fanno gravi e grossi, più nessuno ne parla.
E più nessuno ne parla, più il caso si sgonfia.

In questi mesi mi sono chiesto più volte il perché di questo atteggiamento delle opposizioni e sinceramente fatico a trovare una spiegazione razionale. Quella più convincente è che sui servizi segreti va bene fare un po’ di ammuina, ma nessuno ha reale interesse ad andare a fondo dei problemi e a scoprire le risposte. Non chiedetemi perché.

La cosa più grave di tutte però è un’altra.

Perché questa reticenza nello scoprire chi ha spiato illegalmente giornalisti, imprenditori e comunicatori politici con uno spyware mercenario militare può essere il più classico eccesso di zelo in nome della ragione di Stato, ci aspetteremmo tuttavia che le opposizioni facciano comunque il possibile affinché tutto questo non si ripeta più. Inasprendo le regole, restringendo ancora di più gli ambiti d’uso degli spyware mercenari, magari istituendo degli strumenti di controllo ancora più efficaci per evitare di rimanere senza risposte, al prossimo giro.

E invece, l’altro ieri grazie ai giornalisti del Fatto Quotidiano Valeria Pacelli e Giacomo Salvini, abbiamo scoperto che il governo intende proporre una riforma delle captazioni come quella che è stata fatta ai nostri danni con Paragon, rendendone più veloce e semplice l’iter autorizzativo. Tutto, ovviamente, nel nome della nostra sicurezza nazionale.

In pratica: non solo non si vuole scoprire chi ci ha spiato. Non solo non si vuole evitare che accada di nuovo. Ma si pongono le condizioni affinché si possa fare più velocemente e con meno lacci e lacciuoli.

Intendiamoci: non è ancora detto che la legge passi. Ma le opposizioni? Anche in questo caso, come da copione, silenzio di tomba.

E francamente, di tutto questo silenzio, un po’ ci siamo rotti le scatole.

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– Il Direttore risponde, è il Podcast in cui ogni venerdì Francesco Cancellato, direttore di Fanpage.it, sceglierà una domanda tra tutte quelle che ci invierete. E in cinque minuti - o poco più - proverà a rispondere ai dubbi e alle questioni aperte. Con numeri e fatti. Senza urla, chiacchiere e narrazioni. Andando dritto al cuore della notizia. Lascia la tua domanda cliccando sul bottone qui di lato! 

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