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Ma la sinistra e i manifestanti per la Palestina sono davvero complici di Hannoun e Hamas?

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Partiamo come sempre dalle domande: oggi dalla domanda di Valeria:

“Ma è vero che la sinistra e i manifestanti per la Palestina hanno raccolto soldi per i terroristi di Hamas, attraverso Mohammad Hannoun?”

Allora: la storia è abbastanza complicata, e pure un bel po’ controversa. E visto che, in questi giorni, di semplificazioni e di strumentalizzazioni ne abbiamo sentite e lette parecchie, forse è il caso di prenderci qualche minuto e raccontarla bene.

Innanzitutto dobbiamo fare un bel salto indietro e spiegare un po’ di cose su Mohammad Hannoun, un architetto palestinese, residente a Genova, e arrestato lo scorso 27 dicembre insieme ad altre otto persone, tutte accusate di avere raccolto sette milioni di euro attraverso associazioni benefiche che chiedevano denaro per sostenere la popolazione civile a Gaza e averl poi inviati ad Hamas, o ad associazioni ad essa collegate.

È un uomo palestinese di cittadinanza giordana, nato nel 1962 e che vive a Genova dal 1983. Nel capoluogo ligure si laurea in architettura, ma non eserciterà mai la professione. Ad Hannoun interessa soprattutto l’attivismo politico: a inizio anni novanta prova a costruire una moschea in una vecchia officina meccanica, cercando finanziatori in Arabia Saudita, ma il progetto fallisce. E nel 1994 fonda l'Associazione Benefica di Solidarietà con il Popolo Palestinese, che si presenta come un’organizzazione che aiuta orfani e famiglie vittime della guerra tra Israele e Palesina.

Che quell’associazione sia in realtà una copertura per operazioni di finanziamento dell’ala militare di Hamas i servizi segreti e gli inquirenti italiani lo sospettano più o meno da subito.

L’inchiesta vera e propria su Hannoun si sviluppa tra il 2003 e il 2010 ed è proprio Nicola Piacente, allora pubblico ministero e oggi capo della procura di Genova, a condurla. Addirittura, nel 2005, Piacente firma una richiesta di arresto per Hannoun, ma il giudice per le indagini preliminari la respinge e, cinque anni dopo, il caso viene archiviato.

Ad archiviare, però, non è Israele. Che nel 2002 bandisce l’associazione di Hannoun, accusandola apertamente di finanziare Hamas. Non paga, comincia a segnalarla ovunque, per farle terra bruciata attorno. Tra il 2021 e il 2023, ad esempio, numerose banche come UniCredit e Poste Italiane, ma anche servizi di pagamento come Visa, Mastercard e PayPal, decidono di chiudere i conti dell’associazione e di bloccare tutte le donazioni. Non solo: pure il tesoro americano decide di bloccare i beni di Hannoun e della sua associazione. Perché, dicono, hanno ersato 4 milioni di dollari ad Hamas dal 2018.

Anche in questo caso, ovviamente, le informazioni arrivano da Israele.

Insomma: da anni, forse potremmo dire addirittura decenni, si dice che Hannoun raccolga soldi per finanziare Hamas. Ma le uniche evidenze, almeno fino al 27 dicembre scorso, arrivano proprio da Israele, di cui Hamas è – ricambiata – nemico giurato.

A questo punto, però, tocca fare un altro passo indietro. Perché forse è il caso di chiedersi come si finanzia Hamas. Di fatto Hamas nasce finanziata dall’Iran. Poi, quando nel 2007 prende il potere a Gaza, comincia a essere pesantemente finanziata dal Qatar, che fa entrare nella Striscia milioni di dollari in contante ogni mese per pagare gli stipendi dei dipendenti pubblici e il funzionamento dei servizi nella Striscia.

Alt un attimo: com’è possibile che entrino soldi in contanti nella Striscia se c’è un muro con checkpoint e filo spinato che separa Gaza da Israele? Semplice: perché Israele permette a quei milioni di dollari di entrare. Un po’ perché c’era la convinzione che Hamas usasse quei soldi per far funzionare le cose nella Striscia e non per preparare attacchi contro Israele. Un po’ perché per Netanyahu Hamas è il nemico perfetto: perché vuole distruggere Israele, e quindi radicalizza la popolazione israeliana contro i palestinesi. E perché avere due interlocutori diversi che si odiano – Hamas a Gaza e l’Autorità Nazionale Palestinese in Cisgiordania – è un ottimo modo per far morire sul nascere ogni possibilità di un’entità statale palestinese unica.

Divide et impera, come dicevano i romani.

Quindi, per tirare le fila: Israele ha da sempre contribuito al finanziamento di Hamas più di quanto l’abbiano mai fatto le associazioni come quella di Hannoun. Ma questo ovviamente non si può dire se non sottovoce.

Torniamo ad Hannoun, quindi.

Che nel frattempo è diventato presidente dell’Associazione dei Palestinesi in Italia e che in ragione di questo ruolo, dopo il 7 ottobre 2023, partecipa attivamente a tutte le manifestazioni e le iniziative a sostegno della causa palestinese.

Per farla breve, chiunque sostenga la causa palestinese, praticamente, finisce letteralmente per sbattere contro Mohammad Hannoun. E questo accade a numerosi esponenti politici e a numerosi parlamenti che lo incontrano nel corso degli anni – anche all’interno di sedi istituzionali – per discutere della situazione umanitaria a Gaza.Ignari, o comunque incuranti del fatto, che in assenza di condanne o anche solo di inchieste a suo carico, fosse un personaggio al centro di numerose polemiche come finanziatore occulto di Hamas.

Nel frattempo, man mano che la violenza israeliana a Gaza aumenta, Hannoun alza il tiro delle sue dichiarazioni contro Israele, che gli costano due fogli di via dalla questura di Milano, uno nel novembre 2024 e uno nell’ottobre 2025, per istigazione all’odio e alla violenza.

E Hannoun in effetti stava andando via. È stato arrestato proprio il giorno in cui avrebbe dovuto prendere un aereo per trasferirsi in Turchia, dove Hamas non è considerata un’organizzazione terrorista.

Altro dettaglio non da poco: non viene arrestato in flagranza di reato, ma, soprattutto, per prevenire il pericolo di fuga.

Comunque, secondo gli inquirenti, in questi decenni, avrebbe trasferito ad Hamas circa 7 milioni di euro – poca roba, per ora, rispetto a quel che Hamas ha raccolto dal Qatar, con la compiacenza di Israele – provenienti da donazioni alla sua associazioni e ad altre realtà costruite ad hoc per aggirare le sanzioni del tesoro americano.

E la storia è più o meno tutta qua.

Da qui in poi i fatti lasciano spazio alle domande e alle opinioni di ciascuno di voi.

Ad esempio:

Hamas è un partito democraticamente eletto che governa striscia di Gaza e si occupa anche di portare aiuto alla popolazione civile sul territorio o è un’organizzazione militare e terroristica? Oppure è entrambe le cose?

E ancora:

Se devo inviare dei soldi per sostenere la popolazione di Gaza durante quello che molti considerano un genocidio, come faccio a farli arrivare alla popolazione senza passare da Hamas, che governa la striscia?

E ancora:

Come faccio a capire a chi dare i soldi per Gaza, visto che Israele ha vietato anche a Save The Children e a Medici Senza Frontiere di operare nella Striscia? E anche se do i soldi a queste due ultime organizzazioni, sto sostenendo il terrorismo e Hamas?

E ancora:

Se non ci sono condanne o indagini pendenti a suo carico, ma solo chiacchiere, perché da politico non dovrei incontrare il presidente dell’Associazione dei Palestinesi in Italia?

E ancora, soprattutto:

Perché tutti danno per certa la colpevolezza di Hannoun, visto che non è stata emessa nessuna sentenza di condanna, anzi, non è nemmeno stato celebrato un processo, e anzi le indagini sono ancora in corso?

Forse perché a qualcuno fa comodo poter dire che chi sostiene la causa palestinese, o chiede la fine del conflitto, o anche solo la fine della violenza sui civili è amico dei terroristi e di Hamas?

Lascio a voi la risposta.

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