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Ma davvero l’ICE con Obama ha espulso e ucciso più stranieri di Trump?

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Partiamo come sempre dalle domande: oggi dalla domanda di Sara

“Ma davvero l’ICE con Obama ha espulso e ucciso più stranieri di Trump?”

Partiamo con una storia, Sara. La storia di Jahveel Ocampo, una studentessa quindicenne, nata in messico, migrata con in genitori negli Stati Uniti quando era bambina, e residente senza documenti nel sud della California. Piccolo dettaglio ulteriore: Jahveel è una ragazza madre e, nonostante la giovanissima età, ha un bambino di due anni.

Un giorno, Jahveel viene fermata dagli agenti della Border Patrol, la polizia che presidia i confini statunitensi. Ammanetta lei e il figlio, cittadino statunitense, e li porta in un centro di detenzione. La molestano, la palpeggiano, la picchiano e poi le mettono davanti al naso un ordine di espulsione. Jahveel rifiuta. Allora gli agenti la minacciano in spagnolo: "Adesso chiudiamo la porta, ti stupriamo e ti scopiamo. Se collabori con noi, possiamo deportarti in Messico. Altrimenti, ti porteremo in prigione e deporteremo tutta la tua famiglia". Le dicono che il figlio finirà in affido. Terrorizzata e sola, Jahveel firma.

Ecco: se pensate che tutto questo sia accaduto durante l’amministrazione Trump, negli ultimi giorni, sbagliate di grosso. Questa vicenda è datata 2009, nel primo anno dell’amministrazione Obama. Ed è solo una delle migliaia di testimonianze raccolte dalla ACLU, l’unione per le libertà civili in America, oltre 30mila pagine di abusi datati tra il 2008 e il 2014, durante la presidenza Obama.

Ne raccontiamo qualcun’altra, per darvi l’idea.

Diversi bambini affermano che gli agenti li hanno aggrediti con calci, pugni, torce elettriche e taser. In un caso, un agente ha investito un diciassettenne con un'auto della polizia, per poi scendere e colpirlo alla testa e al corpo. Spesso, i bambini hanno riferito che altri agenti hanno assistito agli abusi o hanno visto le ferite, ma hanno rifiutato loro le cure mediche. In un caso, gli agenti hanno accusato una minorenne incinta di aver mentito sul dolore, che si è rivelato essere dovuto alle contrazioni del travaglio che precedevano la morte del feto. Durante un arresto nel deserto di Phoenix, in Arizona, un agente ha afferrato i glutei di una bambina e si è fermato solo quando la bambina ha iniziato a urlare e un altro agente si è avvicinato. In un altro episodio, una ragazza di 16 anni ha riferito che un agente della Border Patrol le ha allargato le gambe con forza e le ha toccato i genitali così forte da farla urlare di dolore.

Questi sono fatti, c’è poco da dire. E stridono con le dichiarazioni che Barack Obama e sua moglie Michelle hanno rilasciato in questi giorni, durante le violenze dell’ICE a Minneapolis e dopo l’omicidio di Alex Pretti. “Una tragedia straziante”  hanno detto.  “Un campanello d’allarme per ogni americano, indipendentemente dal partito di appartenenza”, hanno aggiunto, perché “molti dei nostri valori fondamentali, come nazione, sono sempre più sotto attacco”. “Spetta a ciascuno di noi, in quanto cittadini, denunciare l’ingiustizia, proteggere le nostre libertà fondamentali e chiedere conto al nostro governo”, hanno chiosato.

Ecco, forse un po’ too much, visti i precedenti. E pure i numeri sono impietosi.

Secondo il Transactional Records Access Clearinghouse di Syracuse, nel corso degli otto anni di mandato l'amministrazione Obama ha registrato oltre 3,1 milioni di deportazioni da parte dell'ICE. Per dire, nel corso del suo primo mandato, in quattro anni, l'amministrazione Trump ha registrato meno di 932.000 deportazioni. Di mezzo c’è stato il covid, certo, e Obama è stato in carica otto anni. In ogni caso, se la giocano.

Il problema, semmai, è un altro. Che con Obama le politiche di controllo delle frontiere sono state terribili e brutali. Ma con Trump, con questo secondo mandato di Donald Trump, rischiano di essere ancora peggio.

Prima cosa: perché con Trump la brutalità della Border Patrol e dell’ICE è peggiorata ulteriormente.

Ad esempio, è sotto Trump, e non sotto Obama, nel 2018, che si decide di separare i figli dai genitori immigrati espulsi e trattenerli in centri di detenzione speciali, anche se avevano meno di cinque anni.

Quella secondo cui questa pratica è stata decisa durante la presidenza Obama è una bugia, messa in giro da Trump e dai suoi, che è stata più volte smentita. Fu infatti l'allora procuratore generale Jeff Sessions a istituire la politica di "tolleranza zero" al confine meridionale nell'aprile 2018 , che portò alla separazione dei bambini dai genitori. Peraltro fu una pratica che, a seguito di una sentenza, Trump stesso bloccò con un ordine esecutivo.

Non solo, però: è sotto Trump che questi bambini vengono fatti adottare senza informare i loro genitori.

Non solo: è negli anni di Trump che si parla di migliaia di abusi sessuali, sterilizzazioni forzate, di isterectomie senza consenso informato e altri trattamenti degradanti, come obbligare detenuti musulmani a scegliere tra carne di maiale e cibo andato a male.

Ed è con Trump, in questo suo secondo mandato, e nel dettaglio con il decreto di bilancio del 2025, soprannominato Big Beautiful Bill, che l’ICE, è diventata l'agenzia federale più finanziata della storia statunitense.

Piccola nota di contesto, che sposta poco: la seconda presidenza Obama è quella che ha visto la più pesante crisi migratoria lungo il confine sud degli Usa degli ultimi anni. Nel maggio del 2014 arrivavano circa 4000 persone al giorno, numeri che la Border Patrol di allora non riusciva a controllare.

Ed è in quel contesto che è emersa la figura di Tom Homan, quello che oggi Donald Trump ha nominato lo zar di frontiera e che ha appena mandato a Minneapolis per rimediare ai disastri combinati da Greg Bovino. Tom Homan era capo dell’ICE anche con Obama, dicono i sostenitori di Trump, anche in Italia. Ed è stato pure decorato da Obama per il suo numero record di deportazioni. Il sottotesto: chi critica Trump e stava zitto con Obama è un ipocrita.

Premessa doverosa: è vero. Chi critica Trump oggi deve essere consapevole che le politiche brutali di contenimento dell’immigrazione negli Usa non partono con l’estrema destra al potere. Del resto, anche in Italia, gli accordi con la Libia li ha fatti Marco Minniti col governo Gentiloni, non Matteo Salvini o Giorgia Meloni.

Detto questo, e fatto salvo tutto quel che abbiamo già detto sulla brutalità della Border Patrol e dell’ICE durante l’era Obama, bisogna anche dare conto del fatto che sul ruolo e le onoreficenze date a Tom Homan sono state dette cose sbagliate.

La prima: Homan non era a capo dell’ICE sotto Obama, ha ricoperto ruoli dirigenziali di alto livello, in particolare quello di direttore associato esecutivo delle Operazioni di Controllo e Rimozione. Ma non faceva lui le strategie, per dire.

La seconda: il Presidential Rank Award, il premio che ha ricevuto nel 2016, sotto il secondo mandato di Obama, gli è stato dato non per i record di deportazioni, ma per "il successo nell'aumentare gli arresti e i posti letto in carcere per la recente ondata di bambini e famiglie in fuga dalla violenza in America Centrale".

La terza: quel premio non era una medaglia al collo, ma una pergamena e un distintivo. Quindi ci sono buone probabilità che la foto che vedete in giro, quella in cui Obama infila una medaglia al collo di Tom Homan sia falsa, o comunque modificata.

Insomma: su tutta questa vicenda un po’ di cose sono chiare. Che Obama non abbia usato il guanto di velluto nel contrastare l’immigrazione. Che Trump sia riuscito nell’impresa di essere ancora più brutale. E che l’ondata di violenza di questi giorni non l’abbiamo mai vista prima. Ma anche, che dobbiamo stare attenti a quel che ci viene mostrato e raccontato. Perché nell’era della post verità e dell’intelligenza artificiale, vale davvero tutto e il contrario di tutto.

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