Scontro tra Venezia e il Governo. In Veneto è guerra sulla bandiera simbolo della Regione, il Leone di San Marco: lo scorso 22 agosto il Consiglio regionale ha approvato la legge che impone l'obbligo di esporre il vessillo in tutti gli edifici pubblici, accanto al Tricolore e alla bandiera dell'Ue. La legge è stata presentata dalla lista di Luca Zaia, il presidente della Regione. Tutte le scuole, gli edifici, le prefetture, gli ospedali, i tribunali, le caserme e le questure che non esporranno la bandiera dovranno pagare sanzioni che vanno da cento a mille euro.

Ma il Consiglio dei ministri ieri ha impugnato la legge davanti alla Consulta, perché sarebbe in contrasto con la legislazione statale, e invaderebbe le prerogative dello Stato. Come si legge nella nota del Cdm, le norme "contrastano con la legislazione statale relativa all'uso dei simboli ufficiali". Tutto questo avviene a un mese da referendum consultivo sull'autonomia veneta, previsto per il prossimo 22 ottobre.

L'ufficio legislativo regionale aveva dato parere negativo al provvedimento, ma la norma è passata lo stesso, con ben 31 voti favorevoli, 6 contrari, tutti del Pd e un astenuto. Ma il braccio di ferro con lo Stato era atteso: "Questa impugnativa si commenta da sé: da Roma si accusa il Veneto di cercare sempre la rissa, ma quelle a cui in realtà assistiamo sono scelte di un Governo il quale, con tutti problemi nazionali e internazionali che è chiamato ad affrontare, non trova niente di meglio da fare che impedire a una Regione di esporre la propria bandiera, persino quella del Veneto che ha oltre mille anni di storia". 

Ma per il sottosegretario alla presidenza del consiglio con delega agli Affari regionali Gianclaudio Bressa (Pd) la decisione di Zaia è una provocazione, per preparare il terreno allo scontro dl 22 ottobre: "Il presidente Luca Zaia l'ha fatta approvare apposta per vederla impugnare dal Governo" – spiega – "Così potrà dire che lui è il campione di autonomia mentre Roma è lo scandalo del centralismo". Perché in fondo lo scontro si può trasformare proprio in un autogol per il Governo, un calcolo che Zaia potrebbe aver fatto