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non abbiamo fatto in tempo a posare calici e bottiglie per brindare al nuovo anno, che il 2026 ci ha mostrato il suo volto, con due notizie pesantissime. La tragedia di Crans Montana, innanzitutto, con 40 adolescenti morti in un terribile rogo. E l’attacco americano in Venezuela, con la defenestrazione del dittatore Nicolas Maduro. Due notizie molto diverse tra loro, ma che hanno un importante punto in comune: lo sprezzo delle regole, l’idea che in qualche modo possa valere tutto. Vale tutto a Crans, anche ammassare dei minorenni in uno scantinato con evidenti problemi di sicurezza. Vale tutto a Caracas, anche un attacco preventivo volto a destituire il regime di uno Stato sovrano, con buona pace del diritto internazionale.

Troppo spesso, sia che si parli di vita quotidiana o di geopolitica, tendiamo a vivere le regole come un fastidio, come inutile burocrazia, come freni alla libera iniziativa. Nella prima notte dell’anno, lo spregio delle regole ci ha presentato il conto. Speriamo di tutto cuore che non ce lo presenti, presto o tardi, anche ciò che è avvenuto a Caracas.

Com'è possibile che Giorgia Meloni e Antonio Tajani abbiano definito "legittimo" un attacco come quello americano in Venezuela?

Federico

Caro Federico, la reazione del governo italiano, l'unico che ha avallato la ridicola tesi dell'intervento difensivo americano, è perfettamente coerente con quanto Meloni e compagnia governante hanno fatto sinora, quando si è trattato di reagire alle intemerate di Trump. In sintesi, un fermo e patriottico inchino al presidente americano. È successo coi dazi contro le esportazioni italiane, che per il vicepremier Salvini in cravatta rossa sarebbero stati addirittura "un'opportunità per le imprese italiane". È successo quando Trump ci ha imposto di comprargli armi altrimenti avrebbe fatto strame dell'articolo 5 della Nato, cui abbiamo risposto con una legge di bilancio ridicola proprio per aumentare le spese militari.

Succede oggi, nel silenzio con cui abbiamo accolto le minacce di attacco alla Groenlandia da parte del presidente Usa. Groenlandia che, ricordiamolo, è l'unico giacimento di terre rare e uranio che abbiamo in Europa. Se questo è patriottismo, molto sinceramente, ne facciamo volentieri a meno.

Francesco Cancellato, direttore Fanpage.it

Com'è possibile una tragedia come quella di Crans Montana, nella civilissima Svizzera, nel 2026?

Roberta

Gentile lettrice,

è una tragedia che richiede del tempo per avere le assolute certezze sulla dinamica e su eventuali responsabili. Preciso subito che la procuratrice svizzera che si occupa delle indagini ha aperto un’inchiesta con l’ipotesi di reato di incendio colposo, omicidio colposo e lesioni colpose. Sono al vaglio però tutte le piste investigative. L'inchiesta si concentrerà in particolare su lavori svolti nel locale, sulle misure di sicurezza, i materiali impiegati, le misure di sicurezza e antincendio, il numero di persone presenti, il numero di persone autorizzate e le vie di evacuazione e d'accesso. I proprietari del locale sono indagati per omicidio colposo, lesioni e incendio colposi. Resta il fatto che i morti sono tanti e i feriti pure.  Quello che sappiamo finora è che la notte di Capodanno il locale ‘Le Constellation' a Crans-Montana in Svizzera era frequentato da giovanissimi che volevano festeggiare. Si trovavano in un seminterrato affollato quando qualcuno ha ordinato e portato tra la folla delle bottiglie di vino con sul tappo le candele scintillanti. Nella confusione dei festeggiamenti purtroppo queste candele (quindi presenza di fuoco) sono venute a contatto con i pennelli acustici presenti sul soffitto: molto probabilmente questi pannelli sono fatti di poliuretano, ovvero un materiale altamente infiammabile. In poco tempo dunque sono divampate le fiamme. Si sarebbe verificato poi un "flashover", ovvero un fenomeno che vede il fuoco propagarsi all'improvviso e con violenza in ambienti chiusi provocando esplosioni. In più i giovani avrebbero aperto le finestre pensando di far uscire il fumo, ma l’ossigeno ha solo alimentato ciò che era già una trappola mortale. Tutto il resto è stato questione di attimi: l’unica via di fuga per i ragazzi sarebbe stata una scala.

Giorgia Venturini, redattrice area Cronaca Fanpage.it

L'arresto di Hannoun solleva dubbi sui legami con la sinistra: perché Pd, M5S e Avs rimangono in silenzio o giustificano l'operato di un uomo legato a Hamas?

Giovanni 

Caro Giovanni,

Non mi sembra che Pd, M5s e Avs abbiano difeso Mohammed Hannoun, arrestato il 27 dicembre e al centro di un’inchiesta sul presunto invio di fondi all’ala militare di Hamas. E non credo che fosse necessario farlo, dato che c’è differenza tra un’indagine (ancora in corso, senza condanne) e il generale sostegno alla causa palestinese. Da destra sono partiti subito attacchi mirati al mondo pro-Pal e, per estensione, alle parti politiche che l’hanno appoggiato. Si sono sprecate, per esempio, le critiche a chi appariva in foto al fianco di Hannoun, a un evento di piazza o istituzionale. Ignorando, peraltro, che all’epoca fosse solamente il presidente dell’Associazione benefica di solidarietà con il popolo palestinese, e che in virtù di questa carica partecipasse a moltissimi eventi su Gaza. Dopo l’arresto del 63enne, peraltro, sono arrivate diverse dichiarazioni della sinistra sul tema. Tra i leader di partito, l’unica a non essersi espressa è stata la segretaria del Pd Elly Schlein. Per il Pd ha parlato Arturo Scotto, uno dei parlamentari che ha preso parte alla Global Sumud Flotilla lo scorso anno. Ecco alcuni esempi:

“(La destra) accusa noi, che siamo sempre contro qualsiasi forma di violenza e terrorismo, di aver favorito il finanziamento di Hamas. Pensano di ripulirsi la coscienza in questo modo?”. Giuseppe Conte, 30 dicembre

“È giusto che la magistratura faccia piena chiarezza, ma noi non abbiamo nulla di cui vergognarci e non dobbiamo chiedere scusa a nessuno. Abbiamo sempre condannato senza ambiguità l'attacco terroristico del 7 ottobre, che è nemico della causa palestinese e di ogni prospettiva di pace”. Angelo Bonelli, 28 dicembre.

“Non ho mai sostenuto Hannoun, non è amico mio. Sulle idee di questo signore ho sempre espresso un punto di vista chiaro: chi mostra indulgenza sul 7 ottobre è lontanissimo dalla mia cultura politica. Da parte mia e di Avs, la condanna è sempre stata durissima e netta”. Nicola Fratoianni, 28 dicembre (a Repubblica).

"A differenza della destra, per noi quando parla la magistratura e decide di avviare indagini non si discute: vadano fino in fondo. Perché se c'è qualcuno che ha usato i soldi degli italiani non per sostenere la solidarietà nei confronti di un popolo genocidiato, ma per sostenere la causa di un'organizzazione terroristica, chi lo ha fatto ha tradito la questione palestinese”. Arturo Scotto (deputato Pd), 28 dicembre.

Luca Pons, redattore area Politica Fanpage.it

In questi giorni è trapelata la tristissima notizia che 116 migranti sono morti in mare e se ne è forse salvato uno. Questo orribile evento non ha avuto alcuna risonanza e commenti neppure sulla stampa. Ci siamo dimenticati l'umanità? Si tratta di essere umani.

Maria Cristina


Cara Maria Cristina,

la notizia della morte dei 116 migranti nel Mediterraneo, con un solo possibile sopravvissuto, è purtroppo fondata. Ed è altrettanto fondata la sua osservazione sul silenzio che l’ha accompagnata. Non si è trattato di una semplice sottovalutazione giornalistica, ma dell’esito prevedibile di un contesto politico e mediatico in cui le morti in mare sono ormai considerate un fatto residuale, privo di urgenza e di conseguenze. Quella tragedia si colloca in una sequenza precisa di eventi. Negli stessi giorni, a fine dicembre, 108 persone sono rimaste per quattro giorni a bordo di una nave commerciale nel Mediterraneo centrale senza che alcuno Stato europeo indicasse un porto sicuro, nonostante l’obbligo giuridico di farlo. Pochi giorni prima, il 24 dicembre, un’imbarcazione partita dalla Libia era scomparsa dopo che Alarm Phone aveva lanciato l’allarme alle autorità competenti. Anche in quel caso i contatti ci sono stati, ma non si è tradotti in un’operazione di ricerca tempestiva ed efficace. Il risultato è stato il naufragio di cui parliamo oggi. Questo schema si ripete da anni ed è ormai strutturale: segnalazioni ignorate o gestite con ritardi, rimpalli di competenze tra Stati, assenza di coordinamento, e infine la normalizzazione dell’esito peggiore. In questo quadro, il silenzio che segue non è una dimenticanza, ma una conseguenza politica. Raccontare queste morti fino in fondo significherebbe infatti riconoscere che non sono inevitabili, ma strettamente legate alle scelte compiute dall’Unione europea e dai suoi Stati membri in materia di controllo delle frontiere, esternalizzazione dei respingimenti e progressivo smantellamento di un sistema pubblico di ricerca e soccorso. La questione, quindi, non è solo morale, ma istituzionale. Il diritto del mare, che impone il soccorso e lo sbarco in un porto sicuro, continua a esistere sulla carta, ma viene applicato in modo selettivo, subordinato a valutazioni politiche e alla volontà di non assumersi responsabilità. In questo contesto, le navi commerciali o le ONG diventano supplenti occasionali degli Stati, mentre l’assenza pubblica viene trasformata in prassi. Chiedersi se ci siamo dimenticati l’umanità è legittimo, ma forse la domanda ancor più scomoda è un’altra: fino a che punto questa disumanizzazione è stata deliberatamente costruita per rendere accettabile ciò che altrimenti sarebbe politicamente insostenibile. Finché le morti restano numeri, finché non producono scandalo né conseguenze, il sistema può continuare a funzionare così com’è. È per questo che parlare delle 116 morti di dicembre non è un esercizio retorico, ma un atto politico necessario. Perché quelle vite non sono state perse in mare per caso, ma dentro un quadro di responsabilità precise che l’Europa continua a non voler assumere.

Francesca Moriero, redattrice area Politica Fanpage.it

Direi che è tutto, anche per oggi.
Grazie per averci accompagnato fino a qua.

Francesco

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