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La newsletter di Fanpage.it contro il silenzio

Ciao,
scriverti su Rumore è sempre il modo migliore per iniziare la settimana, ma è ancora più bello quando ci sono novità da presentare. E oggi ne presentiamo una bella grossa. Si chiama Confidential ed è tante cose: è un documentario d’inchiesta su casi ancora aperti e da riaprire, realizzato per noi da Deepinto. È un live show su YouTube, in diretta, in cui discutere di quel caso con giornalisti ed esperti. Ed è anche il ritorno di Francesco Piccinini, che di questo giornale è stato direttore per otto anni, su Fanpage.
Se volete scoprire Confidential, l’appuntamento è per stasera, alle 22, sul canale YouTube di Fanpage. Si parte col botto, perché proveremo a rispondere a una domanda piuttosto pesante: chi c’è davvero dietro l’omicidio di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e degli uomini della loro scorta? La mafia ha fatto davvero tutto da sola? Se ti va, scrivici qui su Rumore, dopo che hai visto la puntata.
E già che ci siamo: ti è piaciuta Streghe, la nostra newsletter-osservatorio sul patriarcato? Se la risposta è sì, ma anche se devi ancora recuperarla, iscriviti qui e diffondila più che puoi. Che certe battaglie sono davvero troppo difficili per pensare di combatterle da soli.
1) Che ne pensate dei giovani che non si presentano all'orale di maturità? c'è chi li difende, comprende la "disumanizzazione" di cui parlano, e chi dice che non si rendono conto che il mondo reale è un altro, e che dovrebbero darsi una svegliata. Io mi trovo nel mezzo.
Francesca
Ciao Francesca, ci troviamo nel mezzo perché è giusto restare lì. È un esercizio che consiglio di fare, almeno ogni tanto. Leggere, informarsi, cercare di capire e provare a cambiare prospettiva, invece di giudicare e schierarsi ogni volta, come fossimo allo stadio e si trattasse sempre di vincere o perdere.
Nel caso di cui parliamo, rispettare la scelta e sforzarsi di comprenderla (che non significa giustificarla o indicarla come modello) è un passo quasi obbligato. Perché può portarci a riflettere non solo sulla società in cui viviamo, ma anche sui modelli di educazione e comportamento delle giovani generazioni che ormai adottiamo senza alcuna problematizzazione. Siamo nel tempo dell’utilitarismo, quello in cui tutto deve servire a qualcosa, tutto deve essere misurabile, tutto deve avere una precisa collocazione. Ma i percorsi di vita individuali spesso sfuggono ai tentativi di essere incasellati. E capita che i ragazzi scoprano che il modello studia-lavora-produci-consuma semplicemente non sia soddisfacente, non sia ciò cui desiderano aderire per il resto della loro vita. È vero, spesso tali aspirazioni hanno il sapore del velleitarismo e si rischia di caricare di valore assoluto scelte e decisioni che restano individuali. Così come si rischia di smontare modelli e sistemi che possono avere ragioni specifiche, per non dire “tecniche” (i meccanismi di valutazione, gli esami e via discorrendo).
Forse, però, stiamo semplicemente girando intorno al vero problema, quello di una società incapace di accogliere aspirazioni, bisogni, necessità. Dell’assenza di visioni “altre”, di idee, di sogni, un tempo avremmo detto “utopie”, che possano riempire di senso le nostre vite, oltre la quotidianità che spesso ci opprime.
Ormai parecchi anni fa lessi un libro che consiglio a tutti, si chiama L’epoca delle passioni tristi ed è scritto da due psichiatri, Miguel Benasayag e Gerard Schmitt, essenzialmente come frutto di interviste a ragazzi e ragazze molto giovani. Dentro c’è tutto, non solo la fotografia del mondo di venti anni fa, ma anche un’epifania del nostro tempo: quello in cui l’essersi arresi a un modello di società escludente e minaccioso ha finito col determinare il trionfo dell’apatia, dell’indifferenza e dell’impotenza. È la nevrosi dei nostri anni: l’ansia, la pressione sociale, il senso costante di inadeguatezza che si traducono nell’ossessione per le apparenze, per i risultati. Per traguardi che forse nemmeno desideriamo, ma che in qualche modo ci sentiamo di dover raggiungere.
Ecco, se c’è un merito di questo dibattito, spesso incattivito e monopolizzato da chi ha solo risposte giuste e mai dubbi, è quello di averci costretto a fermarci a pensare e riflettere. Anche restando nel mezzo.
Adriano Biondi, condirettore Fanpage.it
2) Non capisco per quale motivo non vogliono mandar via questo governo sanguinario che c'è in Iran, perché non aiutano l'ottanta o novanta per cento della popolazione che non lo vuole più?
Patrizia
Cara Patrizia, non è semplice rispondere alla tua domanda, ma proviamo.
Come sai dal settembre 2022 è nato in Iran il movimento femminista rivoluzionario "Donna, Vita, Libertà". Centinaia di proteste sono state organizzate in tutto il Paese a seguito della morte di Mahsa Amini, una giovane donna curda di 22 anni arrestata dalla polizia morale per aver indossato in modo scorretto il velo islamico (hijab). La sua uccisione ha acceso la miccia di una contestazione nazionale, che ha rapidamente assunto dimensioni storiche e che da allora si è posta alcuni obiettivi importanti come la fine dell’obbligo del velo, l'uguaglianza tra uomini e donne e l'abolizione della polizia morale. Il movimento però è cresciuto fino a mettere in discussione l’intero sistema della Repubblica Islamica e oggi sempre più persone chiedono la fine del potere del clero sciita e una transizione verso un sistema laico e inclusivo. La risposta del regime a questo processo rivoluzionario è stata una dura repressione: centinaia di persone sono state uccise, migliaia arrestate e molte anche condannate a morte. È soprattutto per questo che quel percorso verso un modello democratico non si è ancora concluso, ma è ancora in divenire.
C'è anche chi pensa che a far cadere il regime di Teheran dovrebbe essere una potenza straniera, magari a suon di bombardamenti. L'Occidente ha già tentato questa strada, quella della cosiddetta "esportazione della democrazia": negli ultimi decenni ha scatenato conflitti che sono serviti in realtà ad accaparrarsi risorse energetiche e altri vantaggi economici sotto una falsa retorica della "guerra umanitaria". È accaduto, tanto per fare qualche esempio, con l'Afghanistan, l'Iraq e la Libia e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Ci auguriamo che non accada mai anche con l'Iran.
Davide Falcioni, redattore area Cronaca Fanpage.it
3) Ci sono aggiornamenti sulla vicenda Albanese? come è possibile avvenga un fatto così grave?
Sara
Ciao Sara, c’è una buona notizia e una cattiva. Partiamo da quella buona. Ora cercando su Google le parole "Francesca Albanese" non compare più come primo risultato la pagina denigratoria sponsorizzata dal governo di Israele. Non è sparita, è solo più in basso. Parliamo quindi di un riposizionamento all’interno del motore di ricerca. Ma la pagina c’è ancora. E qua passo alla tua secondo domanda: come è possibile?
Il governo di Israele sta adottando strumenti della comunicazione commerciale per manipolare la narrazione della guerra. Basta pagare per avviare una campagna di promozione. Questa volta però non si tratta di convincere gli utenti a comprare una marca di lavatrici invece che un’altra ma di diffondere fake news e propaganda di guerra. In realtà suscitare indignazione morale e screditare i nemici per cercare sostegno è una tattica vecchia quasi quanto la guerra stessa. Oggi però a disposizione ci sono le piattaforme e i social.
Da un lato quindi mancano forse gli strumenti per arginare queste tattiche e bloccarle. O meglio, qualcosa esiste già ma non è ancora così efficace. Secondo il Digital Service Act, le aziende devono rapidamente rimuovere questo genere di contenuti, altrimenti rischiano di pagare multe pari al 6% del fatturato annuo globale.
Dall’altro lato non si può escludere che in queste dinamiche entrino anche delle decisioni prese dalle piattaforme. Secondo un dipendente Google, che ha parlato in anonimato con Wired US, l'azienda teme che imporre norme restrittive su questi contenuti possa compromettere i futuri rapporti commerciali con Israele.
Non abbiamo prove ufficiali, di certo però ci troviamo di fronte a una campagna mediatica massiccia che va avanti da mesi.
Elisabetta Rosso, redattrice Area Innovazione Fanpage.it
Direi che è tutto, anche per oggi.
Grazie per averci accompagnato fino a qua.
Francesco