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La newsletter di Fanpage.it contro il silenzio

Ciao,
non so se hai notato come si sta normalizzando, giorno dopo giorno, mese dopo mese, l’idea dell’inevitabiltà di una guerra. Dell’idea che in qualche modo, prima o poi ci toccherà direttamente. Ecco: forse in queste poche righe vorrei invitarti a chiudere gli occhi e a ripercorrere mentalmente come siamo arrivati fino a qua, quasi come fossimo dei sonnambuli. Come sono state fatte a pezzi giorno dopo giorno le istituzioni sovranazionali, le regole e il diritto internazionale, l’idea che le controversie si possano risolvere sedendosi attorno a un tavolo, che l’interdipendenza e la pace generino ricchezza e sviluppo per tutti, molto più di sanguinosi conflitti.
Un giorno ci sveglieremo, spero, e ci chiederemo come abbiamo fatto a buttare via tutto quel che abbiamo faticosamente costruito in ottant’anni, dal 1945 a oggi, e che sembrava definitivamente acquisito dopo il 1989. Speriamo solo di svegliarci in tempo, prima che sia troppo tardi.
A un certo punto della conferenza stampa di Giorgia Meloni, Susanna Turco giornalista dell'Espresso , cede il suo spazio a Cancellato direttore di FANPAGE.
Chi ha perso la richiesta di parlare che aveva fatto Francesco Cancellato? La Meloni risponde, non siamo stati noi! Davvero? Allora chi è stato?
Serafina
Ciao Serafina,
in realtà il punto di quella domanda – che si è davvero persa per errore: zero dietrologie – era un altro: cosa avete fatto e cosa state facendo per aiutare me e Ciro Pellegrino a scoprire chi ci ha spiato con Paragon. Perché a mio avviso il punto è proprio quello, indipendentemente da chi è stato: che di fronte a una vicenda estremamente grave,, il governo abbia risposto semplicemente provando a discolpare se stesso, fornendo risposte spesso omissive o addirittura non vere, mostrando più fastidio che empatia per le vittime di un simile caso di spionaggio. Fastidio che Giorgia Meloni ha confermato nella sua risposta stizzita alla mia domanda in conferenza stampa. Il problema è tutto qua, in fondo. Che se è normale entrare nel telefono di giornalisti, attivisti, comunicatori politici, editori, imprenditori, manager, e rubargli tutte le conversazioni, senza che ci sia alcuna indagine in corso, con uno spyware mercenario militare, allora davvero vale tutto. E non è per nulla una bella notizia per la nostra democrazia.
Francesco Cancellato, direttore Fanpage.it
Qualora Trump si prendesse con la forza la Groenlandia, cosa potrebbero fare l'Europa o anche gli altri paesi? La guerra sarebbe l'unica soluzione?
Claudio
Ciao Claudio,
doverosa premessa: al momento la Casa Bianca, forse nel tentativo di stemperare i toni e placare le reazioni degli alleati, ha escluso l’uso della forza nei confronti della Groenlandia. Si parla di acquisto (come se l’isola fosse un pezzo di terra qualsiasi e non un territorio autonomo, con un suo popolo, una sua storia, una sua cultura) o di possibili accordi di annessione, ma l’ipotesi di un’invasione militare resta sul tavolo. Certo, comporterebbe una crisi internazionale senza precedenti. L’Alleanza atlantica sarebbe definitivamente compromessa e le ripercussioni sugli equilibri tra gli Stati sarebbero gravissime. Non solo perché a una simile violazione dell’integrità e della sovranità di un territorio che appartiene alla Danimarca, membro Nato, seguirebbe una reazione dei Paesi alleati, ma anche perché rappresenterebbe una frattura enorme per un sistema di garanzie che siamo abituati quasi a dare per scontato. Il concetto stesso di ordine mondiale, già fortemente ammaccato, si sgretolerebbe completamente, segnando un precedente pericolosissimo agli occhi di potenze come Cina e Russia. Anche la stabilità dell’Europa verrebbe minata: con i singoli Paesi pronti a muoversi in ordine sparso, le istituzioni Ue verrebbero gettate nel caos. Ripeto, ad oggi resta un’ipotesi remota ma Trump ci ha abituato alla sua imprevedibilità. Che sia un bluff o meno, l’ennesima provocazione o il delirio di onnipotenza di un uomo che non conosce limiti al suo potere se non sé stesso (“my own morality”, cit.) il messaggio che passa è inequivocabile e ugualmente angosciante: è la perdita di ogni garanzia.
Giulia Casula, redattrice area politica, Fanpage.it
Secondo voi la liberazione di Trentini e’ merito del governo Italiano?
Anna
Ciao Anna,
se guardiamo ai fatti, più che alle rivendicazioni, è difficile sostenere che la liberazione di Alberto Trentini sia tutto merito del governo italiano. Per oltre quattrocento giorni il caso è rimasto in una zona grigia, segnata da poche informazioni, contatti intermittenti e risultati che non arrivavano. In quello stesso arco di tempo altri governi, pur muovendosi dentro lo stesso contesto venezuelano e con le stesse difficoltà politiche, sono riusciti a ottenere la liberazione dei propri cittadini. L’Italia, invece, è rimasta a lungo in attesa, chiedendo riserbo e pazienza, senza che però a quell’attesa corrispondesse un avanzamento visibile. La svolta è maturata quando il dossier ha imboccato una strada diversa, più larga e meno esposta: una mediazione internazionale che ha coinvolto il Brasile di Lula, José Luis Zapatero, il Qatar, e una diplomazia silenziosa come quella della Chiesa, capace di tenere aperti canali che la politica spesso non riesce più a percorrere. Non a caso, sono questi i nomi indicati come decisivi dagli interlocutori venezuelani, più che quello dell’Italia. Questo non significa che Roma sia stata del tutto assente. Il lavoro consolare e alcuni tentativi diplomatici ci sono stati. Ma non sono stati determinanti, e in alcuni momenti il rischio è stato addirittura quello di sovrapporre iniziative politiche a un negoziato che stava trovando un equilibrio altrove. Alberto Trentini oggi è libero, ed è ciò che conta davvero. Ma attribuire al governo italiano la regia di questo esito non restituisce fedelmente ciò che è accaduto. La sua liberazione appare piuttosto come il risultato di una mediazione paziente costruita fuori dai riflettori, sostenuta sopra ogni cosa dalla pressione costante della famiglia, dell’opposizione e di chi ha continuato a tenere aperto il caso quando sembrava destinato a scivolare nel silenzio.
Francesca Moriero, redattrice area politica, Fanpage.it
Direi che è tutto, anche per oggi.
Grazie per averci accompagnato fino a qua.
Francesco