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Negli ultimi giorni Israele ha colpito il Libano con gli attacchi più violenti ed estesi dall’inizio della guerra nel Golfo. Quando Donald Trump ha annunciato un cessate il fuoco di due settimane e dei negoziati con l’Iran, anche il Libano ha tirato un sospiro di sollievo. Ma poi, in un blitz di una decina di minuti, l’esercito isreliano ha condotto un attacco aereo che ha devastato diverse zone del Paese, compresa la capitale Beirut. In un solo giorno sono state uccise oltre 200 persone e ferite a migliaia. Secondo l’Unicef sono stati uccisi anche una trentina di bambini. Un bilancio che è destinato ad aumentare.
Gli attacchi al Libano
Per l’Iran questa è una chiara violazione del cessate il fuoco, che invece deve riguardare l’intera regione. Anche i Paesi europei hanno chiesto a Israele di terminare immediatamente gli attacchi. Il portavoce del ministero degli Esteri francese ha detto che per la gravità di quanto successo non si può escludere che l’Unione europea ridiscuta l’accordo di associazione con Israele. Cosa che, va però precisata, non è mai avvenuta in anni di genocidio a Gaza. Oggi comunque le IDF – le Forze di difesa israeliane – hanno ribadito che la guerra in Libano non è finita, che non c’è alcun cessate il fuoco. Il capo di stato maggiore dell’esercito, Eyal Zamir, ha detto che le operazioni di combattimento nel sud del Paese continuano, che Israele è in stato di guerra con Hezbollah, la milizia sciita parte del cosiddetto Asse della Resistenza iraniana.
In un post su X il portavoce delle IDF ha addirittura scritto che prenderanno di mira anche le ambulanze in Libano, sostenendo che Hezbollah le usi per scopi militari, senza ovviamente fornire alcuna prova a sostegno di questa tesi, come già Israele faceva a Gaza, quando bombardava ospedali e uccideva giornalisti affermando che fossero quartieri generali e miliziani di Hamas.
Una tregua debole
La tregua con l’Iran è stata debole fin dal primo minuto. E gli attacchi al Libano rischiano di metterla definitivamente a repentaglio. Teheran ha già annunciato che non ha alcuna intenzione di partecipare ai negoziati in Pakistan, a Islamabad, se Israele non inizierà a rispettare il cessate il fuoco su tutti i fronti, compreso quello libanese. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha detto che i termini del negoziato per il cessate il fuoco sono chiari, cosa ribadita anche da Shehbaz Sharif, il primo ministro pakistano che si è posto come mediatore dell’accordo, e che ha sottolineato come questo comprendesse anche la sospensione dei combattimenti in Libano. Araghchi si è appellato direttamente agli Stati Uniti, chiedendo se hanno intenzione di rispettare il cessate il fuoco, oppure di continuare la guerra attraverso Israele. Le due cose non sono compatibili.
I negoziati tra Iran e Stati Uniti
JD Vance, il vicepresidente statunitense, è diretto in Pakistan, a Islamabad dove rappresenterà la delegazione statunitense nei negoziati con l’Iran. Insieme a lui ci sarà l’inviato speciale Steve Witkoff e Jared Kushner, il genero di Trump. Dall’altro lato del tavolo invece, a guidare le trattative, ci sarà Mohammad Bagher Ghalibaf, il presidente del parlamento iraniano, una figura importante nel regime degli Ayatollah, con alle spalle una carriera nei Pasdaran. E insieme a lui ci sarà Araghchi. Non saranno colloqui semplici ovviamente e le distanze rimangono abissali. C’è la questione dell’arricchimento dell’uranio, per cui è cominciata questa guerra, a cui si è aggiunta quella dello stretto di Hormuz, che l’Iran in queste settimane ha dimostrato di poter chiudere e controllare a suo piacimento. Ma c’è anche la questione delle sanzioni, delle guerre proxy, delle riparazioni dopo cinque settimane di bombardamenti.
Le trattative tra Israele e Libano
E chiaramente, un nodo controverso e che rischia di far saltare qualsiasi trattativa, è quello del Libano. Benjamin Netanyahu ha annunciato che ci saranno dei negoziati diretti, paralleli a quelli di Islamabad, con il Libano. Dovrebbero tenersi a Washington la prossima settimana e ci si sarebbe arrivati dopo una telefonata al premier israeliano dello stesso Trump, che ha tutti gli interessi a tenere in piedi la tregua con Teheran, per arrivare a un cessate il fuoco duraturo e così alla riapertura dello stretto di Hormuz, al calo dei prezzi e alla ripresa dell’economia globale.
Negli Stati Uniti la prossima settimana ci saranno però solo ambasciatori, non funzionari di livello più alto e le date ancora non sono state fissate. Tutto rimane appeso a un filo e nel frattempo non si sono fermati gli attacchi. Anche Hezbollah ha rivendicato un attacco missilistico contro il porto di Ashdod, in Israele. E intanto le autorità libanesi continuano a ripetere che parteciperanno ai negoziati con Israele solo quando sarà effettivamente in vigore un cessate il fuoco.
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