PODCAST

Il fragile accordo in 10 punti tra Iran e Stati Uniti: le prospettive di Trump e Israele

Immagine
Audio wave

Segui Nel caso te lo fossi perso.
Ascolta la notizia più importante del giorno.

Immagine

In una sola giornata Donald Trump è passato dal minacciare l’Iran di mandarlo all’inferno e farlo tornare all’età della pietra, ad annunciare di aver fermato la forza distruttiva che si sarebbe dovuta scatenare quella notte, e di aver raggiunto un accordo per il cessate il fuoco. Ovviamente la comunicazione di Trump è stata molto trionfale. Nel post della Casa Bianca ha scritto che la ragione dietro questo accordo sta nel fatto che gli Stati Uniti avrebbero già raggiunto e superato i loro obiettivi militari e sono quindi sulla buona strada per un accordo definitivo su una pace duratura in Iran e in tutto il Medio Oriente. Washington ha anche fatto sapere di aver ricevuto una proposta in dieci punti da parte di Teheran e che quella è una base su cui negoziare nelle prossime due settimane.

Ti è piaciuto questo episodio di NEL CASO TE LO FOSSI PERSO?

L'annuncio del cessate il fuoco

Anche da parte dell’Iran i toni, come c’era d’aspettarsi, sono decisamente vittoriosi. Soprattutto perché i negoziati partiranno da questa proposta in dieci punti che Teheran ha messo sul tavolo. Tra questi troviamo la revoca delle sanzioni (primarie e secondaria) contro l’Iran, garanzie di non aggressione al Paese, a cui deve anche essere concesso l’arricchimento dell’uranio nel suo programma nucleare, e il controllo dello stretto di Hormuz, che sarà riaperto. Ma anche l’abrogazione delle risoluzioni dell’ONU e dell’Agenzia internazionale dell’energia atomica contro l’Iran, il risarcimento dei danni inflitti al Paese in queste settimane di bombardamenti e il ritiro delle truppe statunitensi dalla regione del Golfo.

La proposta in 10 punti dell'Iran

Sappiamo perfettamente che su alcune cose gli Stati Uniti non cederanno, per motivi sostanziali ma anche di forma: non solo Washington e il suo alleato in Medio Oriente, cioè Israele, non accetteranno mai di correre il rischio che l’Iran sviluppi l’arma nucleare, ma dare il via libera adesso a un programma di arricchimento di uranio vorrebbe anche dire di ammettere di aver perso la guerra. Perché la guerra contro l’Iran, almeno secondo le dichiarazioni ufficiali, era iniziata proprio per impedire al regime degli Ayatollah di dotarsi della bomba atomica. Era iniziata per distruggere i depositi con l’uranio arricchito ed evitare così il perseguimento di un programma nucleare militare. Dare il via libera a Teheran per arricchire nuovamente dell’uranio, chiaramente, non avrebbe alcun senso.

La riapertura dello Stretto di Hormuz

Ma Washington ammette che quella proposta sia una base di partenza perché è comunque un mezzo: uno strumento per arrivare alla riapertura dello stretto di Hormuz. Il traffico lungo quella via commerciale sta mostrando segnali di ripresa in queste ore, anche se i rischi rimangono elevati. Riaprendo lo stretto le autorità iraniane hanno comunque specificato che Hormuz rimane sotto il loro controllo, quindi chiunque voglia transitare lo potrà fare solo in accordo con la Marina. Se qualche nave cercherà di navigare senza il permesso di Teheran, verrà distrutta dai Pasdaran.

È comunque bastato l’annuncio di riapertura perché i prezzi del petrolio iniziassero leggermente a calare. E ovviamente questa è una buona notizia, ma non è definitiva. Due settimane passano in fretta (le varie tregue rotte dopo pochi giorni a Gaza o in Ucraina ce lo dovrebbero avere insegnato) e un accordo più stabile e radicato è complesso. I toni rimangono tesi: oggi Trump ha annunciato dazi immediati al 50% a chiunque venda armi a Teheran e i Pasdaran hanno risposto che il loro dito rimane posizionato sul grilletto, pronto a rispondere nel caso gli Stati Uniti (che continuano a essere definiti “il nemico” nei comunicati iraniani) dovessero fare qualche passo falso. Sul loro canale Telegram hanno anche aggiunto che “il nemico è sempre stato ingannevole” e per questo non hanno “alcuna fiducia nelle sue promesse”.

I negoziati in Pakistan

Nonostante tutto i negoziati diretti cominceranno tra qualche giorno, venerdì prossimo, a Islamabad in Pakistan. A rappresentare la parte iraniana sarà il presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibad, mentre secondo quello che riporta Axios (un media online statunitense) gli Stati Uniti saranno rappresentanti dal vicepresidente JD Vance.

Intanto gli europei, che sono stati sistematicamente esclusi dalle trattative, hanno comunque accolto positivamente le notizie delle ultime ore, tirando un sospiro di sollievo dopo le ore di attesa e gli ultimatum di Trump. I principali leader europei, tra cui anche Giorgia Meloni, Emmanuel Macron, Pedro Sanchez, Friedrich Merz e i vertici dell’Unione europea, questo pomeriggio hanno pubblicato un comunicato in cui hanno ringraziato il Pakistan, ribadito l’appoggio agli sforzi diplomatici per risolvere il conflitto e detto di essere in contatto con gli Stati Uniti e i loro alleati in questa fase di negoziati. Non solo: hanno anche detto che a questo punto i Paesi europei contribuiranno a proteggere la libertà di navigazione nello Stretto, cosa che ovviamente fino ad adesso non hanno potuto fare, perché avrebbe voluto dire mandare lì le proprie navi e rispondere al fuoco iraniano. In altre parole, entrare in guerra.

Gli europei, Trump e Israele

Rimangono ancora tante incognite, su come andranno i negoziati in primis, ma non solo. Nelle prossime settimane capiremo meglio che impatto ha avuto questa guerra su Trump, la cui popolarità negli Stati Uniti è ai minimi termini. Il consenso degli elettori è sempre più basso e anche al Congresso si fanno sempre più insistenti le voci che mettono sul tavolo il 25esimo emendamento per revocare l’incarico a Trump.

E poi, un’altra incognita importante riguarda Israele. Perché in tutto questo la guerra di Benjamin Netanyahu non è finita. Con l’accordo per il cessate il fuoco si sono fermati i bombardamenti sull’Iran, ma non è stato lo stesso per quelli sul Libano. Le stesse Forze di difesa israeliane hanno ribadito che le operazioni di combattimento contro Hezbollah stanno continuando (nonostante sia Teheran che i leader europei abbiano richiesto di estendere il cessate il fuoco anche al Libano) e proprio stamattina hanno fatto sapere di aver lanciato il più grande attacco su Beirut dall’inizio della guerra.

Se questo contenuto ti è piaciuto, clicca su "segui" per non perderti i prossimi episodi.

Se vuoi accedere ad altri contenuti esclusivi e sostenere il nostro lavoro, abbonati a Fanpage.it!

Immagine

Segui Nel caso te lo fossi perso.
Ascolta la notizia più importante del giorno.

Immagine

Il Podcast daily per i Sostenitori di Fanpage.it che, ogni giorno, fa il punto sulla notizia più importante del momento, quella da non perdere, per aprire gli occhi sul mondo. L’appuntamento è dal lunedì al venerdì alle 18.00, con la nostra giornalista, Annalisa Girardi.

[Altro]
api url views
Ascolta la notizia più importante del giorno.
Crea un account su Fanpage.it ed inizia a seguire Nel caso te lo fossi perso
Immagine
Immagine

Nel caso te lo fossi perso