Segui Nel caso te lo fossi perso.
Ascolta la notizia più importante del giorno.

Quello di Giorgia Meloni in Parlamento era un intervento decisamente molto atteso. Perché dopo la vittoria del No è successo di tutto. C’è stata una raffica di dimissioni, da Bartolozzi a Delmastro, fino a Santanché; è esploso il caso del ministro Piantedosi e la giornalista Claudia Conte, che a molti ha ricordato quello dell’ex ministro Sangiuliano; sono arrivate le polemiche per la foto di Meloni con Gioacchino Amico, ex uomo del clan Senese e oggi collaboratore di Giustizia, per cui la presidente del Consiglio si è cimentata in un attacco frontale alla stampa (tra cui Fanpage). E poi c’è il contesto internazionale, che sembra andare sempre più a rotoli: non solo il governo si trova ad affrontare una crisi energetica molto grave, ma a rispondere anche sull’utilizzo delle nostre basi militari dopo quanto accaduto a Sigonella, dove dei cacciabombardieri statunitensi che volevano partire da lì per andare a bombardare il Golfo sono stati fermati dalla Difesa italiana.
Insomma, sono state settimane febbricitanti e Meloni avrebbe dovuto dare più di una risposta in Parlamento. Il suo intervento però è stato a tratti surreale, tra risatine e attacchi liceali alle opposizioni – “vi vedo nervosi” – e millantamenti di un Paese che, a dire della presidente del Consiglio, vede i salari crescere, la disoccupazione calare, i criminali tutti in carcere e sempre meno morti in mare. Una narrazione propagandistica, dai toni fantasiosi, che poi cozza con la realtà di un’Italia in difficoltà e marginale nello scacchiere europeo e internazionale.
La crisi nel governo Meloni
Nelle ultime settimane si era parlato di crisi di governo, di dimissioni e di rimpasti, ma Meloni ha spazzato via tutte queste ipotesi. Ha detto che quelle sulle conseguenze del referendum sono state tutte ricostruzioni bizzarre e che lei non ha intenzione di prestarsi a quei giochetti e quelle operazioni politiche che sono andate tanto di moda in passato: ha ricevuto un mandato dagli italiani per cinque anni e per tutto quel periodo intende restare al governo. In Aula Meloni ha detto che non servono nuove linee programmatiche perché ci sono quelle che hanno scritto nel programma di governo e che rimangono valide ancora oggi; ha detto che non serve il rimpasto perché questa squadra (che già ha perso qualche pezzo, ndr) è comunque quella che ha saputo affrontare le congiunture storiche più difficili degli ultimi anni e quindi è quella giusta; e poi ha detto che sarebbe sicuramente più semplice andare al voto e lasciare ad altri affrontare la crisi nera dei prossimi anni, ma non ha intenzione di farlo.
Un intervento surreale
Fatte queste precisazioni Meloni ha detto di voler sfidare i colleghi sulla politica e su un dibattito nel merito, rispetto alla crisi internazionale, a quella energetica, il ruolo marginale dell’Europa, eccetera. Peccato però che poi nel merito abbia detto davvero poco. Ad esempio, sul rapporto con gli Stati Uniti, che si sono infilati in questa guerra insieme a Israele e stanno portando il caos nel mondo intero, Meloni si è limitata a dire che la sua linea è quella che l’Italia ha da 80 anni: quindi alleanza imprescindibile con Washington ma mettendo in chiaro, come può perfettamente avvenire tra alleati, quando non si è d’accordo.
Ma la politica non è un gioco di prese di posizioni fini a sé stesse: in che modo può servire dire alla Casa Bianca che non si è d’accordo con la sua guerra illegale, se poi non si esercita alcuna pressione per fermare questa deriva del diritto internazionale, che viene calpestato sempre di più ogni giorno che passa, lasciando il posto alla legge del più forte? Meloni ha citato il caso di Sigonella come esempio di come l’Italia avrebbe mostrato di saper fare la voce grossa con gli Stati Uniti, difendendo la propria sovranità. Ma a Sigonella sono semplicemente stati fatti rispettare dei trattati e degli accordi bilaterali che minacciavano di essere violati, nulla di più. Un conto è far valere una posizione politica, e rivendicarla con le proprie azioni. Ben altra è semplicemente attenersi e far rispettare quello che c’è scritto su carta da decenni.
Il dibattito nel merito
Idem rispetto a Israele e i bombardamenti in Libano. Meloni si è limitata a dire di aver chiesto al governo israeliano di fermare l’escalation militare. Cioè ha chiesto a un governo – guidato da un uomo su cui pende un mandato d’arresto internazionale per crimini di guerra – che negli ultimi anni ha commesso un genocidio nella Striscia di Gaza e continua a portare avanti occupazioni illegali e operazioni di pulizia etnica nel resto della Palestina, di fermarsi.
E ancora, lo stesso potremmo dire delle dichiarazioni sul suo viaggio nel Golfo: Meloni ha risposto alle accuse dell’opposizione per cui avrebbe fatto una passerella, ma non è scesa nel merito di cosa è stato ottenuto in quei viaggi. Non ci sono state dichiarazioni congiunte, non sono state date conferme di accordi. E anche oggi in Parlamento la presidente del Consiglio è stata molto vaga. In che modo, allora, questo sarebbe un dibattito nel merito?
Dai rave party ai migranti
Meloni poi ha parlato di mille altre cose. Ha ribadito intanto che la giustizia comunque sarà da riformare e ha auspicato di poterlo fare insieme agli altri partiti. Ha parlato del decreto Caivano, di Zes Unica, di sicurezza e polizia, rave party, migranti, centri sociali e sanità. Ha citato altre volte Elly Schlein, forse perché vuole identificare lei nella leader di opposizione e sua sfidante, e tra risatine e frecciate non si è risparmiata con i commenti alle opposizioni.
Di base Meloni sta cercando di andare avanti come se andasse tutto bene e il suo governo non avesse un problema al mondo. Per quanto tempo riuscirà a tenere in mano la situazione, si vedrà.
Se questo contenuto ti è piaciuto, clicca su "segui" per non perderti i prossimi episodi.
Se vuoi accedere ad altri contenuti esclusivi e sostenere il nostro lavoro, abbonati a Fanpage.it!