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Ucciso per la piazza di spaccio a Secondigliano, annullato ergastolo al genero del capoclan

Annullato con rinvio l’ergastolo a Raffaele Teatro, genero del boss Raffaele Amato: era accusato di avere partecipato all’omicidio di Francesco Feldi, ucciso nel 2011 a Napoli.
A cura di Nico Falco
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Immagine di repertorio
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È stato cancellato l'ergastolo inflitto a Raffaele Teatro, genero del capoclan Raffaele Amato, accusato di avere partecipato all'omicidio di Francesco Feldi, avvenuto il 19 febbraio 2011 a Secondigliano, periferia Nord di Napoli; la decisione ieri, 18 dicembre, quando la prima sezione della Corte di Cassazione ha annullato con rinvio la sentenza emessa dalla prima sezione della Corte di Assise di Appello di Napoli.

Feldi, secondo le indagini, era stato prima legato al clan Licciardi della Masseria Cardone e successivamente era passato tra le fila dei Sacco-Bocchetti; era stato ucciso in un agguato nel rione Berlingieri, quartiere Secondigliano. Per gli inquirenti quell'omicidio era maturato in dinamiche riconducibili al traffico di stupefacenti: "‘o Tufano", già vittima di un agguato pochi anni prima, nel 2008, sarebbe stato assassinato per il controllo della droga nel vicino quartiere di San Pietro a Patierno e a decretare la sua morte sarebbero stati Carmine Amato, a quell'epoca a capo degli Amato-Pagano, e Raffaele Teatro, che oltre ad avere organizzato e ideato il piano avrebbe anche conferito il mandato agli esecutori materiali del delitto.

Le accuse mosse nei confronti di Teatro (difeso dagli avvocati gli avvocati Luigi Senese e Saverio Senese) erano basate sulle dichiarazioni rese da diversi collaboratori di giustizia, tra cui Giovanni Illiano e Michele Caiazza, condannati, rispettivamente, come esecutore materiale e per avere fornito le armi usate per l'agguato; altre dichiarazioni accusatorie nei confronti dell'indagato erano arrivate da Paolo Caiazza, Carmine Cerrato (detto "tekendò"), Carmine Annunziata e Gaetano Annunziata, anche questi ultimi condannati per quell'omicidio.

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