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Bambino morto dopo il trapianto del cuore danneggiato

Per cercare la verità sugli errori che hanno ucciso il piccolo Domenico si indaga anche a Bolzano, non solo a Napoli

Ispettori a Bolzano sul caso Domenico Caliendo: indagini estese alla fase di espianto del cuore. Verifiche su errori, responsabilità e gestione dell’organo.
A cura di Cir. Pel.
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La verità è una ricerca, sia in senso filosofico che in quello strettamente investigativo. E la verità sui presunti errori medici (o commessi in struttura sanitaria) che hanno condannato alla morte il piccolo Domenico Caliendo, 2 anni e mezzo, non può essere cercata soltanto all'ospedale "Monaldi" di Napoli. Chi cerca deve risalire lo stivale, percorrere gli oltre ottocento chilometri che separano Napoli da Bolzano ed entrare nell'ospedale "San Maurizio".  La storia è iniziata qui e, al netto delle responsabilità che sarà un processo coi suoi successivi gradi di giudizio a stabilire, è anche qui, nel profondo Nord, che si deve cercare.

Oggi gli ispettori inviati dal ministero della Salute sono arrivati all'ospedale di Bolzano per acquisire i documenti relativi alla vicenda ormai nota come «del bambino col cuore bruciato», clamorosa vicenda di trapianto cardiaco costellata di errori e conclusasi nel peggiore del modi: con una giovanissima vita spezzata. Per quanto riguarda invece l'inchiesta della Procura di Napoli, il Nas di Trento ieri si era recato all'ospedale bolzanino per una serie di accertamenti. I militari si sono fatti consegnare l'elenco di tutto il personale, di tutti i livelli professionali, coinvolto nell'intera procedura di espianto e trasporto del cuore.

Chi indaga ha bisogno di farlo senza paraocchi, di verificare ogni ipotesi plausibile, ogni traccia ritenuta valida, necessitante di conferma (o di smentita). Dunque l'inchiesta sulla morte del piccolo Domenico si sta concentrando anche sulla fase chirurgica precedente al trasporto in elicottero da Bolzano a Verona e poi in aereo da Verona a Napoli. E perché?  Occorre capire se qualcosa sia andato storto prima ancora della scellerata decisione di inserire un organo espiantato in un frigo di plastica rigida, raffreddato non a ghiaccio d'acqua ma a ghiaccio secco, ovvero con anidride carbonica allo stato solido, capace di scendere sotto i 70 gradi Celsius e renderlo inservibile.

In sala operatoria a Bolzano erano presenti anestetista, infermiere assistente, due cardiochirurghi napoletani indagati (Gabriella Farina e Vincenzo Pagano) un team di Innsbruck che doveva espiantare per fegato e reni, un'infermiera sterile e personale nell'area non sterile. Orari dell’intervento: ingresso in sala 8.27, incisione 9.43, prelievo 11.25, fine intervento 12.24. È il 23 dicembre 2025.

Il 18 febbraio, dopo una prima richiesta di chiarimenti – il bubbone era già esploso dopo settimane di assurdo silenzio a Napoli –  la Provincia autonoma di Bolzano ha inviato al ministero della Salute una relazione con «significative criticità operative» attribuite al team di prelievo partenopeo. Dotazione tecnica incompleta, quantità insufficiente di ghiaccio, gestione incerta dell'eparina, drenaggio insufficiente durante la perfusione dell'organo, mancanza di sacche e contenitori adeguati. In una seconda relazione altoatesina si parla di ghiaccio insufficiente, non del ghiaccio secco che sarebbe stato fornito proprio lì. Sarebbero emersi, lo scrive oggi "Il Fatto Quotidiano", clamorose tensioni tra l'equipe di Innsbruck e quella del Monaldi al momento dell'espianto.

Ora a Napoli ci si concentra sull'incidente probatorio. Un passaggio fondamentale nel merito dell'indagine perché l'autopsia (che dovrà stabilire l’origine delle lesioni cardiache) consentirà di far luce sulle cause della morte del bambino ma anche per liberare la salma e consentire la celebrazione dei funerali che si terranno a Nola, dove vive la famiglia Caliendo. Domani, giovedì 26, la Procura di Napoli conferirà inoltre l'incarico ai tecnici per analizzare i cellulari sequestrati ai 7 indagati. L'avvocato della famiglia Francesco Petruzzi chiede alla Procura anche chiarimenti sulle comunicazioni al Centro Nazionale Trapianti.

Intanto parla l'avvocato Gennaro Razzino, legale del professore Giuseppe Limongelli, primario dell’unità di malattie cardiovascolari rare, dell’ospedale Monaldi (Azienda dei Colli), ruolo che ancora svolge, è stato responsabile della gestione cardiologica del piccolo Domenico fino a circa un mese prima del trapianto. Dice che il suo assistito «Non ha avuto alcun ruolo, né tantomeno ricevuto informativa dai responsabili del team chirurgico e follow up trapianto pediatrico in relazione alla fase immediatamente precedente al trapianto, alla fase chirurgica e post chirurgica, motivi che gli hanno imposto di rassegnare le dimissioni dalle funzioni di responsabile della gestione cardiologica pre chirurgica».

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