Nel Rione Berlingieri gli spacciatori spiavano e pedinavano i poliziotti, 11 arresti a Secondigliano

I poliziotti pedinavano gli spacciatori, che a loro volta pedinavano i poliziotti: è la situazione paradossale scoperta dagli investigatori indagando sulla piazza di spaccio di cocaina del rione Berlingieri smantellata con 11 misure cautelari eseguite all'alba di oggi, 17 marzo; la circostanza è emersa perché i pusher, che avevano organizzato un servizio di "controvigilanza" per mettersi al riparo dai blitz, non avevano messo in conto un particolare: oltre che seguiti, erano anche intercettati.
L'ordinanza di custodia cautelare, emessa dal gip del Tribunale di Napoli su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, è stata eseguita dagli agenti del commissariato di Secondigliano (diretto dal vicequestore Tommaso Pintauro); gli 11 destinatari (8 in carcere e 3 agli arresti domiciliari) sono ritenuti responsabili, a vario titolo, di traffico di sostanze stupefacenti, di estorsione e di fare parte del gruppo che sarebbe guidato da Luigi Carella, alias ‘a gallina (tra i destinatari della misura) e che sarebbe una propaggine del clan Licciardi attiva nel rione Berlingieri di Secondigliano.
La cocaina nascosta nei giardini pubblici
Gli arresti di oggi arrivano al termine di una lunga attività di indagine, durata da marzo 2022 a maggio 2023, svolta dalla Squadra Investigativa ed Operativa del commissariato di Secondigliano, che ha ricostruito organigramma e operatività della piazza di spaccio. A partire dal giro di affari: si stima che i ricavi si aggirino intorno ai 280mila euro all'anno, che servivano sia a foraggiare le classe del clan, sia per gli investimenti del gruppo criminale in affari illeciti, sia per il mantenimento degli affiliati detenuti e delle loro famiglie.
La droga, hanno accertato i poliziotti, veniva nascosta anche nei giardini pubblici di via Monte Faito, che nei fatti erano diventati il deposito degli spacciatori: i residenti non potevano fruirne e, se qualche bambino si fosse fermato a giocare lì, avrebbe potuto facilmente trovare stupefacenti, sia in pacchi che in singole dosi, con grosso pericolo per la sua incolumità. Per quanto concerne le modalità di vendita, è emerso che la piazza di spaccio "lavorava" su due livelli: i clienti potevano rifornirsi sul posto ma anche ordinare la consegna tramite telefono.
I poliziotti pedinati dagli spacciatori
Dalle indagini è infine emerso che l'organizzazione, attiva da decenni, era di tipo "familiare" e che aveva l'obbligo di rifornirsi dal clan Licciardi; in uno degli episodi ricostruiti dai poliziotti uno degli spacciatori è stato prelevato da casa sua e picchiato perché non aveva pagato in tempo gli stupefacenti che il clan gli aveva consegnato. Come gestore della piazza di spaccio è stato individuato Antonio Bruno, alias "Tonino 111" (anche lui tra i destinatari di misura cautelare), che avrebbe guadagnato clienti applicando prezzi concorrenziali. Tra le "strategie" di "Tonino 111", anche la "controvigilanza": i membri dell'organizzazione, infatti, cercavano di tenere sotto controllo i poliziotti che stavano indagando su di loro, sia pedinandoli, sia monitorando i loro spostamenti, automobili private comprese; un sistema che però non è servito: gli indagati non sapevano di essere intercettati.