“Mia mamma bruciata viva”, ma sui social la criticano perché non piange abbastanza

Alessia Castaldo è la figlia di Antonella Iaccarino, bruciata viva il 5 settembre del 2023 da un vicino di casa per futili motivi e morta due mesi dopo all'ospedale Cardarelli per le gravi ustioni riportate. Il suo assassino Francesco Riccio, vicino di casa con cui la famiglia Castaldo ha sempre detto di avere avuto un rapporto cordiale, ha prima aggredito Antonella verbalmente e stordita con due schiaffi, poi le ha versato addosso benzina e infine le ha dato fuoco con un accendino. Arrestato e immediatamente portato in carcere, è stato poi condannato all'ergastolo in primo grado nel maggio scorso.
Il racconto di Alessia e i messaggi di odio sui social
Da quando Antonella è morta, sua figlia Alessia ha sempre cercato di dare voce a sua mamma, esponendosi in prima persona sui social, sui giornali e nelle trasmissioni televisive. Per questo, come purtroppo spesso accade, sui social è diventata bersaglio di victim blaming, il fenomeno psicosociale, sempre più diffuso, che confonde le vittime coi carnefici, che attribuisce la responsabilità di un reato o abuso, in tutto o in parte, a chi lo subisce anziché all'aggressore o semplicemente che schernisce la vittima. E così succede che i leoni da tastiera che ascoltano Alessia si dimenticano della storia di Antonella Iaccarino, spostando l'attenzione su Alessia e sul suo modo di raccontare e di esprimere e gestire le emozioni, di elaborare il dolore: "Mi accusano di non piangere abbastanza – spiega Alessia – di non mostrare abbastanza dolore, addirittura di sorridere mentre racconto dell'omicidio di mia madre, ma io cerco solo di mostrarmi forte agli occhi di mio padre e dei miei fratelli, che altrimenti piangerebbero insieme a me, ho tanti momenti di sconforto e di pianto lontano dalle telecamere". Non bastava il dolore per la perdita di una mamma dunque, avvenuta in maniera così atroce e assurda, non bastavano i sacrifici e la lotta per ottenere giustizia, ci mancava l'odio sui social.
La sentenza di appello
Il 12 marzo ci sarà la sentenza di appello e la famiglia di Antonella Iaccarino teme che ci possano essere sconti di pena e che l'ergastolo non venga confermato: "Da quanto è emerso dalle indagini, l'assassino di mia mamma aveva premeditato e pianificato tutto da una settimana, lucidamente. Noi speriamo in una pena esemplare per tutte le donne che domani potrebbero fare la stessa fine di mia mamma, affinché chiunque possa anche solo pensare a compiere un gesto così atroce, ci pensi due volte, con la consapevolezza di passare il resto della sua vita dietro le sbarre".