A metà del viaggio: il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi racconta la città di oggi e quella che verrà

Gaetano Manfredi, intervista di metà mandato: dai cantieri del Pnrr alle riqualificazioni urbane di periferia, dal bradisismo, al boom turistico. E su Geolier…
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Gaetano Manfredi è a metà mandato. È stato eletto sindaco di Napoli nell'autunno 2021, la città da allora è cambiata in molti aspetti. Manfredi non assomiglia per nulla ai suoi tre predecessori dagli anni Novanta ad oggi, ovvero ai sindaci eletti direttamente dai cittadini: il temprato Antonio Bassolino, la scafata Rosa Russo Iervolino, il battagliero Luigi De Magistris.

Non somiglia e non vuole far nulla per somigliare al passato recente della città. Ha il suo modo di parlare, di rapportarsi, di porsi, di comunicare e di vedere la città che sarà. Con Fanpage.it ha spiegato il boom turistico degli ultimi anni con una frase alla Luciano De Crescenzo: «Diamo un messaggio di felicità, di cui il mondo ha estremamente bisogno. Se Napoli è un luogo dove c'è felicità, non possiamo che essere felici anche noi». Sugli investimenti stranieri, ben vengano sauditi e cinesi ma con partner locali («Napoli o è una città globale o non è Napoli»). E ancora: la critica più indigesta? «Quella – dice – di chi ha dimenticato da dove siamo partiti».

Sindaco Manfredi, oggi, sulla sua scrivania, qual è il dossier più importante sulla città di Napoli?
Ma sicuramente i cantieri del PNRR. Noi abbiamo aperto cantieri fondamentali per cambiare la città: i tre grandi cantieri in periferia, cioè le Vele di Scampia, Taverna del Ferro e Ponticelli. L'Albergo dei Poveri, che è un'altra grande trasformazione urbana. Poi l'intervento sulla Villa Comunale e sul Virgiliano, e tutti gli interventi sulle scuole. Questi sono degli interventi veramente importanti che, insieme ai trasporti, consentiranno di trasformare veramente la città.

Allora, qual è la cosa di cui va più fiero finora e quale la critica che la ferisce di più?
La cosa di cui vado più fiero è sicuramente di aver rifondato, anche se si vede poco, la struttura amministrativa del Comune. Quando sono arrivato, c'erano pochissimi dipendenti molto anziani e molto demotivati dopo tanti anni di difficoltà. Oggi abbiamo assunto più di 1.000 giovani di talento con un concorso molto trasparente. Quando si gira nei nostri uffici, si vede tanto entusiasmo, tanta voglia di fare, tante donne e tanti uomini che hanno amore per la nostra città. Anche i risultati che stiamo vedendo sono frutto del loro impegno e del loro lavoro.

La critica che mi ferisce di più è quella di chi ha dimenticato da dove siamo partiti. Quando sono arrivato, la situazione era drammatica: il comune era in dissesto, non avevamo una lira in cassa, non si pagavano i fornitori da mesi, in alcuni casi da anni. Non avevamo personale e le aziende partecipate erano tutte vicine alla liquidazione. Oggi, in due anni e mezzo, siamo riusciti a rimettere in carreggiata il comune, e questo lo considero quasi un miracolo, grazie al lavoro di tanti. Non dobbiamo mai dimenticare da dove siamo partiti.

Parlo al sindaco, al capo della città metropolitana, ma anche all'ingegnere: quanto ci dobbiamo preoccupare a Napoli della crisi bradisismica in atto?
Dobbiamo distinguere tra rischio vulcanico ed effetto del bradisismo. I Campi Flegrei sono un vulcano attivo, lo sappiamo tutti. L'ultima eruzione catastrofica è avvenuta migliaia di anni fa. Un'eruzione è possibile e, se arrivasse, coinvolgerebbe anche Napoli. Ma ad oggi, tutti gli indicatori e strumenti di monitoraggio – i Campi Flegrei sono il luogo più monitorato al mondo – non ci danno nessuna indicazione in quella direzione.

Il bradisismo sono terremoti continui conseguenza della presenza del magma in profondità. Questi risentimenti sismici si avvertono principalmente nell'area di Pozzuoli. Con l'ultimo decreto è stata fatta una mappa delle aree di maggiore interesse del bradisismo, che lambisce la città di Napoli solo in alcune parti di Agnano, Bagnoli e una piccola parte di Pianura. Credo che dobbiamo essere molto vigili a Napoli, ma non dobbiamo spaventarci perché è un fenomeno con cui si può convivere serenamente.

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Sindaco, governo di destra, sindaco di centrosinistra in un campo largo: dialogare che significa oggi? Darsi il classico pizzico sulla pancia per non dire la parola in più?
È chiaro che io sono un sindaco di centrosinistra, ho sempre votato a sinistra e le mie idee non cambiano perché c'è un governo di destra. È necessario un dialogo istituzionale perché dobbiamo realizzare delle cose nell'interesse dei cittadini. Io sono il sindaco di tutti i napoletani, non solo di quelli che mi hanno eletto. Quando si rappresenta una città, bisogna essere i rappresentanti della comunità, non solo della parte che ti ha eletto. Se non sono cose nell'interesse dei napoletani ovviamente non si discute.

In questo momento abbiamo diversi dossier aperti sui quali stiamo discutendo. Uno su tutti è Bagnoli, una delle grandi incompiute della nostra città, dove io, come sindaco, sono commissario di governo. Su questo tema, vitale per Napoli, stiamo dialogando.

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Quando il turismo non c'era, lamentavamo l'assenza di turismo in una città così bella. Ora che Napoli è strapiena di turisti, molti lamentano problemi sui servizi e sui trasporti. Ci si deve rassegnare a questi estremi o riusciamo a trovare un punto di incontro, un minimo equilibrio?

Penso che il successo turistico della città sia un grande valore. È meglio che ci siano turisti piuttosto che non ci siano, perché significa che Napoli è amata e gradita. Questo porta economia, decine di migliaia di posti di lavoro e risorse che arrivano in città. Negli ultimi due-tre anni ci siamo trovati con un'esplosione turistica che richiede un sistema di servizi capace di affrontarlo. Non eravamo pronti, ma stiamo facendo un grande sforzo per potenziare i servizi di trasporto e di pulizia. Abbiamo momenti in cui in città ci sono 200.000-300.000 turisti, quindi è come se fosse una città nella città.

A Napoli tutto è concentrato nel centro storico, ma dobbiamo immaginare di allargare le mete turistiche. Bagnoli, per esempio, può essere la grande spiaggia della città. Poi l'Albergo dei Poveri, che significa aprire tutta l'area di piazza Carlo III, un'altra zona di grande interesse. Non dobbiamo limitare i turisti; dobbiamo essere contenti se vengono più turisti, ma dobbiamo garantire anche la qualità della vita ai napoletani. Questo richiede investimenti, rispetto delle regole e un progetto di città, e lo stiamo facendo. Il successo ha superato i nostri tempi di risposta ma ci stiamo lavorando.

Sauditi e cinesi sono interessati a Napoli. Vengono a investire o a toglierci pezzi di città?

Napoli è una città globale. Ed è sui tavoli del mondo: significa che Napoli ha un valore. Sauditi e cinesi sono i più grandi investitori del mondo, se guardano a Napoli significa che abbiamo un valore.  E dobbiamo anche essere bravi a questo punto a gestire gli investimenti. È necessario che gli imprenditori locali siano partner di questi investitori nazionali, anche a garanzia del territorio. Sauditi e cinesi del resto ci hanno chiesto partner locali.

E poi, noi, per far crescere la nostra città, abbiamo bisogno di investimenti stranieri. Se immaginiamo Milano o Londra, sono quello che sono oggi perché ci sono stati grandi investimenti. Quindi, noi di questo abbiamo bisogno. Stiamo facendo un lavoro in questa direzione, ovviamente tutelando gli interessi della città, però non avendo paura di confrontarci col mondo. Napoli o è una città globale o non è Napoli.

Quando potremo prendere la metro per andare all'aeroporto?
Il nostro progetto prevede come tempi il 2026. Sono fiducioso che a fine del 2024 arriveremo al Centro Direzionale e al Palazzo di Giustizia, un altro passaggio molto importante. Il tunnel è stato scavato e la stazione dell'aeroporto è quasi pronta. Nel primo semestre del 2026 dovremmo arrivarci. Questo è un grande risultato perché avremo una linea della metropolitana con l'aeroporto, la stazione dell'alta velocità e il porto a distanza di pochi minuti.

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E la linea 6 quando apre?

Per la linea 6, apriamo a luglio 2024. Stanno completando i collaudi, è stato un lavoro molto complesso. Tra le eredità che abbiamo ricevuto, c'era una linea 6 senza treni nuovi, e i vecchi treni non erano stati giudicati idonei. Abbiamo fatto interventi importanti, cambiato le ruote, il sistema di controllo, e siamo riusciti a ottenere il collaudo.

Ho chiesto ad Alessandro Siani di porgerle una domanda. Ecco cosa le ha chiesto: «La rinascita di Bagnoli e il restyling dello stadio Maradona si faranno, sono concrete?»
Alessandro ha ragione: Bagnoli sono trent'anni che non cambia quasi nulla, e lo stadio è sempre quello di Italia '90. Credo che entrambe le cose si faranno, anche se con gradi di certezza diversi. Su Bagnoli, finalmente abbiamo i progetti di tutti gli interventi, dopo anni di discussioni senza progetti. Abbiamo quasi tutte le autorizzazioni e un finanziamento importante. Prima dell'estate apriremo i grandi cantieri per le bonifiche, con l'obiettivo di completare le bonifiche complesse entro il 2030.

Per lo stadio Maradona, il nostro obiettivo è restaurarlo e ristrutturarlo. Credo che con un lavoro tecnico ben fatto, si possa fare. Ovviamente, c'è un ruolo importante della società, che deve investire. Stiamo dialogando con il governo centrale per trovare tutte le forme di agevolazione e incentivazione. Se il governo centrale e Aurelio De Laurentiis confermano la volontà di ristrutturare il Maradona, troveremo la soluzione tecnica per farlo e porteremo anche gli Europei a Napoli.

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Manfredi, lei è un moderato nei toni, nelle risposte, anche nei gesti. Come vive la politica di oggi e i rapporti istituzionali?
Ho sempre fatto le cose con il mio metodo e il mio stile. Credo che nelle istituzioni ci vogliano regole di comportamento e rispetto, indipendentemente dalle posizioni politiche. Non si risolvono i problemi insultandosi. Io credo ancora che i rapporti istituzionali vadano preservati, con regole di rispetto e un dialogo permanente, fermo restando le posizioni individuali. Questo forse può costare in termini di consenso, ma aiuta ad avere una democrazia solida e matura.

In un evento pubblico a Napoli – stava presentando il libro di Francesca Fagnani sulla malavita romana – lei ha rimarcato più volte che la camorra a Napoli esiste. Oggi, è preoccupato?
Napoli vive di estremi. Da un lato, siamo stati la città di Gomorra, che ci ha fatto tanti danni perché ha identificato una città intera con episodi gravissimi. Dall'altro, si dice che la camorra non c'è, ma sappiamo che la nostra città è fatta di due anime: una sana, che rispetta le regole, e una oscura. Dobbiamo dare voce e forza alla parte sana della città e confinare quella oscura per evitare che contamini il resto. Oggi, la camorra è meno violenta ma più economica, cercando di infiltrarsi nelle attività della città. Non sono preoccupato, ma vigile. Non dobbiamo sottovalutare questo fenomeno.

Al sindaco di Napoli arrivano feedback e lettere dai turisti. Cosa dicono i turisti stranieri che vengono a Napoli?
Ricevo tante lettere e mail dai turisti stranieri che vengono in città, e devo dire che c'è un elevatissimo gradimento della città, superiore al 90%. Questo è per me un grande motivo di soddisfazione e di orgoglio. La cosa che più mi colpisce è che la maggior parte dei turisti dice che quando arriva a Napoli, appena scende dall'aereo, sorride. Questo è bellissimo perché significa che diamo un messaggio di felicità, di cui il mondo ha estremamente bisogno. Se Napoli è un luogo dove c'è felicità, non possiamo che essere felici anche noi.

Nel passato remoto o recente, ha una figura politica, sociale o intellettuale di riferimento?
Mi sono sempre considerato un riformista, un socialista. Ci sono due figure che ho sempre ammirato in Italia: Aldo Moro, un uomo del sud, grande intellettuale, che ha sacrificato la sua vita per il compromesso storico, e Jacques Delors, il vero padre di un'Europa che pensava in grande, con un sogno di crescita e sviluppo comune. Credo che oggi avremmo bisogno di un nuovo Delors, di un'Europa che pensa in grande, protagonista globale, con coraggio nelle scelte.

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Lei ha incontrato più volte Geolier, l'ha premiato dopo Sanremo. Ascolta le sue canzoni?
Sono un grande ascoltatore di musica, e ho una figlia grande appassionata di Emanuele Geolier. Quindi sì, ascolto le sue canzoni, così come quelle di tanti talenti napoletani emergenti. Mi piace ascoltare le nuove tendenze, perché rappresentano il presente e il futuro. Per questo motivo ho premiato Geolier: è l'espressione vera di un mondo che lo ascolta, e noi dobbiamo fare in modo che questi messaggi siano positivi. Dobbiamo metterci in connessione col mondo giovanile, e Napoli è un posto con tanto talento giovanile, una grande forza della città.

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