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Presidenza Fico in Regione Campania

Il “bunker” dei deluchiani: così è stata blindata IFEL Campania prima del voto

Ifel Campania sotto osservazione dopo nomine contestate, avvenute durante la legislatura De Luca, indagini e nuove linee guida anti-sprechi della nuova giunta Fico.
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Per un periodo è stata definita «il gioiellino». Poi qualcuno si è accorto che l'appellativo portava male, visti i pregressi in ben altri contesti. Così Ifel Campania, nata nel 2011,  costituita dalla Regione Campania e dalla Fondazione nazionale Istituto per la Finanza e l'Economia Locale, non è stata mai più definita in altro modo giornalisticamente accattivante. Una cosa è rimasta: l'assunzione in Ifel locale, la nomina ai suoi vertici o financo in rapporti di collaborazione nella sua vasta rete, era ed è, ancor oggi, un obiettivo ambitissimo.

Perché questo non è un ente qualsiasi. È il braccio operativo regionale che gestisce l'assistenza tecnica sui fondi europei (Fesr e Fse), la formazione, e progetti milionari come il "Digitale Facile" del Pnrr. Un ente che macina commesse e incarichi, il cui controllo garantisce un potere di spesa e di influenza enorme.

Nei suoi anni migliori Ifel Campania è arrivata a far «mangiar polvere» a colossi delle consulenze come Deloitte, KPMG, Ernst & Young, Meridiana. Nel 2015 il momento clouPasquale Granata, tecnico di area Pd renziana è a capo di Ifel e le commesse fioccano, sale altissima la reputazione della società pubblica. Poi Granata – è storia recente – ha molte, troppe divergenze con il presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca e decide di andare via. Non ci mette molto a trovare impiego: dal 2021 è direttore generale del Comune di Napoli con Gaetano Manfredi sindaco. Di ciò che è oggi Ifel non vuole parlare, declina gentilmente ogni commento.

Oggi la Fondazione Ifel Campania è sorvegliata speciale dell'Amministrazione regionale guidata da Roberto Fico. Poche ore fa la giunta ha varato le sue linee guida per le aziende partecipate. E stando a quel documento che impone una importante cura dimagrante alle aziende legate a Palazzo Santa Lucia  – no a consulenze a raffica, basta coi consigli d'amministrazione dove non servono, eccetera – su Ifel ci sarebbero molti ragionamenti da fare.

Facciamo un passo indietro. Mentre la Campania si preparava al voto di novembre 2025 che avrebbe segnato la fine dell'era De Luca, nelle stanze dei bottoni si consumava una frenetica corsa contro il tempo. L'obiettivo? Sistemare i vertici di questa "cassaforte tecnica" della Regione.

Le carte in nostro possesso ricostruiscono un'operazione chirurgica condotta su due fronti: la nomina politica del portavoce storico del governatore De Luca, Paolo Russo quale presidente di Ifel Campania e la blindatura della fedelissima dell’allora vicepresidente Fulvio Bonavitacola, ovvero Annapaola Voto, alla direzione generale.

La prima mossa scatta a fine agosto. La Regione deve rinnovare il presidente della Fondazione. Il nome scelto è quello di Paolo Russo, salernitano, giornalista professionista di grande esperienza – "la Repubblica", "Il Mattino" – ma noto a Palazzo Santa Lucia poiché per dieci anni è stato il portavoce di Vincenzo De Luca nonché, negli anni della pandemia, membro dell'Unità di Crisi Covid.

Il documento con cui Ifel nazionale contesta le decisioni locali
Il documento con cui Ifel nazionale contesta le decisioni locali

La nomina, però, rischia di saltare. Il 27 agosto 2025, Ifel nazionale, socio fondatore legato all'Anci, scrive una lettera di fuoco alla Regione. Il direttore Pierciro Galeone chiede di rinviare l'assemblea: non c'è stato tempo per valutare il candidato. Ma soprattutto, Roma solleva un dubbio pesante: Russo ha le «capacità gestionali e manageriali» per guidare un ente così complesso? Il suo curriculum parla chiaro: una vita nel giornalismo e nelle relazioni istituzionali, non nella finanza pubblica.

La replica della Regione, firmata dall'allora capo di Gabinetto Almerina Bove, arriva in meno di 24 ore ed è tranchant: il rinvio è negato. La tesi difensiva è tutta politica: il presidente di quella Fondazione – sostiene la Regione citando lo statuto – non deve mica fare il manager (quello tocca al direttore generale), ma curare le "relazioni istituzionali". E chi meglio di un giornalista e portavoce politico può farlo? Il 29 agosto quando l'Italia è in vacanza, Paolo Russo viene nominato Presidente. Scadenza: agosto 2028.

Sistemata la casella politica, restava quella operativa. Qui entra in gioco Annapaola Voto, direttore generale dal 2023, personalità legata alle posizioni dell'ex vicepresidente della Regione Campania Bonavitacola  che a tutt’oggi è assessore nella giunta regionale Fico in quota deluchiana.

Se per Russo c'è stato lo scontro, per la Voto si è scelto il silenzio. Il 29 settembre 2025, si riunisce il cda presieduto proprio dal neo-presidente Russo. Al punto 4 dell'ordine del giorno c'è il rinnovo del Dg. Lo Statuto (art. 16) prevederebbe una «procedura selettiva di evidenza pubblica» per la nomina, ma il verbale racconta un'altra storia: dopo una "approfondita analisi", il Cda approva all'unanimità il rinnovo diretto del contratto fino al 31 dicembre 2028. Nessun avviso pubblico, nessuna comparazione. La macchina operativa è blindata per altri tre anni.

Mentre si perfezionavano queste nomine, Ifel Campania era nel mirino della Guardia di Finanza. Il 3 agosto 2025, le Fiamme Gialle hanno effettuato un blitz nella sede della Fondazione. Al centro dell'indagine, l'invio massivo ai cittadini campani delle vecchie smart card Covid (quelle con il chip volute da De Luca nel 2020), usate quattro anni dopo come passepartout per i servizi digitali.

La mossa, gestita proprio da Ifel, apparve ai magistrati contabili come un tentativo disperato («di matrice manzoniana», scrivono il vice-procuratore Davide Vitale e il sostituto Mauro Senatore) di dimostrare l'utilità di quelle tessere e risparmiare a De Luca la condanna per danno erariale da 609mila euro.

Ora, alla luce della girandola di nomine e della rinnovata promessa di traparenza nei board, in Ifel  – ma non solo lì – c'è chi si attende a breve prese di posizioni o quanto meno un controllo di tutti i rapporti in essere.

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