“La battaglia contro il Coronavirus si vince a casa dei pazienti, non negli ospedali. Bisogna intervenire prima, per non arrivare proprio al ricovero. I governatori come De Luca hanno pensato ad acquisire i respiratori e ad installare i padiglioni modulari per garantire i posti letto delle terapie intensive, peraltro, con carenza di medici ed infermieri. A soffrire è soprattutto medicina territoriale. Le Usca sono poche e non devono fare solo i tamponi, ma visitare e curare i pazienti che sono a casa, atteso che i medici di famiglia non si recano a domicilio. Se il Governo avesse mandato dei “kit per la cura Covid” a casa con i saturimetri ed altri farmaci, già previsti dai protocolli, subordinando la somministrazione al consulto medico, oggi forse non saremmo in emergenza negli ospedali”. Non ha dubbi l'avvocato napoletano Erich Grimaldi, fondatore del gruppo Facebook “#Terapia domiciliare Covid19 in ogni regione”, che conta ad oggi circa 30mila iscritti. “Col nostro gruppo – spiega Grimaldi – cerchiamo di evitare le ospedalizzazioni. La nostra community conta migliaia di medici dei territori e specialisti, di tutt'Italia, che danno supporto e consigli alle persone che su Facebook ci chiedono aiuto”.

Perché si rivolgono a voi?

L’avvocato Erich Grimaldi
in foto: L’avvocato Erich Grimaldi

“I pazienti cercano assistenza e informazioni che non trovano altrove. Si tratta di persone alle quali il medico di famiglia, oberato di lavoro, non risponde a telefono o che non sanno come curarsi e rischiano l’auto medicazione. Le informazioni che ricevono sono scarse e frammentarie, come si evince dal contenuto dei post: ‘Chiama il 118, prendi la Tachipirina'. I medici delle Usca, purtroppo in numero non adeguato, non fanno tante visite a casa quante ne servirebbero. Non è un caso che nel fine settimana ci sia un aumento di richieste di aiuto, allorquando i medici di famiglia vengono sostituiti dalla continuità assistenziale ovvero la guardia medica. Quando il cittadino trova queste difficoltà va sul nostro gruppo, finanche per capire come si utilizza la bombola d'ossigeno, per esempio, o come si fa una siringa”.

Quali sono le principali richieste?

Sono segnalazioni abbastanza comuni. La febbre, la tosse, difficoltà di respirare. Il medico non ci risponde, stiamo male, cosa dobbiamo prendere? Ci arrivano in media 50-60 richieste al giorno da ogni parte d'Italia. Il gruppo è nato a marzo, ma abbiamo avuto una grossa crescita di iscritti nell'ultimo mese, circa 14mila, soprattutto da regioni come Campania, Calabria e Lazio che sono state più colpite dalla seconda ondata.

Voi cosa fate a quel punto?

Nel gruppo si fa una sorta di pre-triage, si chiede età, saturazione, terapia in corso, sintomi e la zona di riferimento. A questo punto, dopo aver selezionato le richieste più urgenti, io taggo 4-5 medici della community in un post di aiuto, anche se altri esperti possono intervenire spontaneamente. In questo modo, se un paziente è in Piemonte gli può rispondere anche un medico dalla Sicilia che in quel momento si trova connesso o viceversa. Se il problema è particolarmente complesso, possono confrontarsi anche 10 medici, con diverse specializzazioni, in pochi minuti. Nella nostra community ci sono medici di tutt'Italia che hanno sperimentato sul campo le cure anti-Covid19 dall'inizio della pandemia.

Cosa fanno i medici del gruppo?

Danno consigli al paziente, sempre in privato, mai in pubblico. Nel nostro regolamento è vietato indicare dosaggi o terapie in pubblico. Altrimenti qualcuno potrebbe essere tentato di fare automedicazione, cosa che è pericolosa e assolutamente vietata.

Come fate a garantire che chi risponde sia un medico e non un millantatore?

I medici si qualificano e si riconoscono tra loro. Se qualcuno dice una cosa non corretta, intervengono i colleghi e nascono anche dei confronti. C'è un controllo reciproco. Stiamo parlando di diverse migliaia di medici e di ogni specializzazione. Purtroppo, con questa emergenza, le persone si sentono abbandonate. Noi ci stiamo sostituendo alle Usca, abbiamo creato per questo il comitato di scopo.

A cosa serve il comitato?

Il comitato vuole confrontarsi con le istituzioni per ottenere delle cure domiciliari adeguate in fase precoce e tempestiva oltre a confrontarsi con i governatori delle Regioni per ottenere un potenziamento delle Usca che devono andare a casa delle persone a fare le visite e prestare assistenza, con l'eco-cardiogramma portatile, i prelievi e non solo a fare i tamponi. I tamponi non sono la cura per il Covid, ma servono, se fatti bene, solo a sapere se si è positivi.