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Bambino morto dopo il trapianto del cuore danneggiato

Fico seppe via Whatsapp del trapianto fallito al Monaldi, ma non del cuore bruciato: “Il dirigente accennò. Poi andò in pensione”

Roberto Fico in Consiglio regionale ricostruisce la vicenda del cuore bruciato all’ospedale Monaldi. E annuncia: “La Regione si costituirà parte civile”
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Bisogna partire dalla fine dell'inizio. La vicenda del trapianto col "cuore di ghiaccio" che ha portato alla morte di Domenico Caliendo, 2 anni e 4 mesi, andato all'ospedale Monaldi per guarire e tornato a casa in una bara, ha più fasi di racconto. Dobbiamo concentrarci su quella che va dal 23 dicembre 2025 al 7 febbraio 2026. È l'Antivigilia di Natale, un momento di quasi-festa, di frenesia per le ultime compere e per le ferie. Al Monaldi c'è il bimbo Domenico, cardiopatico dalla nascita, originario di Nola. Deve ricevere un cuore nuovo che arriva da Bolzano.

Quel cuore da trapiantare arriverà e sarà inutile. Giungerà a Napoli come un cubo di ghiaccio, conservato in maniera sbagliata. Verrà comunque impiantato nel torace di Domenico dal cardiochirurgo pediatrico del Monaldi Guido Oppido. Questo gesto deciderà della vita del bimbo; l'organo non farà un solo battito. Domenico resterà attaccato alle macchine senza mai più svegliarsi. Morirà a febbraio. Quel che è avvenuto in sala operatoria è oggi oggetto di inchiesta, ci sono 7 professionisti del Monaldi, cardiochirurghi e specialisti vari, sotto indagine.

Oggi, però, i riflettori non sono puntati su coloro che tenevano in mano il bisturi, ma su quelli che impugnavano la penna: dirigenti ospedalieri, dirigenti regionali, tutti i soggetti che avevano la responsabilità di mandare avanti un processo evidentemente incagliato per non dire naufragato.

La relazione di Fico sul trapianto di cuore al Monaldi

In Consiglio regionale è Roberto Fico, presidente della giunta con delega alla Sanità a ricostruire la catena nefasta di eventi.  Come un fiume in piena trattenuto per molto tempo, Fico spiega all'Aula giorno dopo giorno cosa è avvenuto. Ed emerge con prepotenza un elemento dal suo racconto: al capo della giunta campana, l'Ente che per legge sovrintende ai processi in materia di sanità regionale, furono fornite informazioni parziali, incomplete, sull'entità della vicenda in corso all'ospedale Monaldi.

Il discorso del governatore all'Aula consiliare è un atto pubblico e come tale, si presume, potrà essere acquisito dalla Procura della Repubblica di Napoli (sulla vicenda Caliendo lavorano il pm Giuseppe Tittaferrante e l'aggiunto Antonio Ricci).

Veniamo al racconto. Il 30 dicembre 2025, una settimana dopo il tragico trapianto, viene convocata al Monaldi una riunione dell'urgenza con la direttrice generale Anna Iervolino e altri dirigenti: il direttore sanitario aziendale, il direttore medico di presidio, il responsabile del programma trapianti e il direttore dell'equipe trapianto cuore pediatrico. Nel corso di quella riunione si parla del ghiaccio che ha "bruciato" il cuore destinato al bimbo. «Negli stessi giorni – dice Fico – la  direttrice generale mi informava tramite WhatsApp che era stata eseguita un'operazione di trapianto pediatrico che non si effettuava al Monaldi da molti anni, l'esito era stato purtroppo negativo, ma aggiungeva che non sembravano emergere profili di responsabilità».

Entra in scena la scheda Simes per gli eventi sentinella

Passano i giorni, arriva l'anno nuovo. La famiglia di Domenico, papà Antonio e mamma Patrizia Mercolino, non sanno ancora cos'è accaduto, non sanno del ghiaccio e del cuore bruciato. Fico continua a raccontare: il 22 gennaio 2026, ad un mese dai fatti, entra in ballo un nuovo elemento. Si chiama «scheda Simes». Di che si tratta? È la segnalazione obbligatoria al Sistema nazionale degli eventi sentinella indicativi di disfunzioni nel processo nel settore sanitario. Ebbene, questa scheda viene compilata dall'Azienda ospedaliera dei Colli.

«Sebbene compilata e trasmessa – racconta il presidente della Regione Campania – la scheda viene validata dal referente regionale, ma il dirigente del Settore assistenza ospedaliera della Direzione Generale Salute afferma di non esserne stato informato».  Il 29 gennaio, poi, Iervolino dice di aver contattato il Direttore generale della Tutela della salute riferendogli del dramma in corso e di ciò che stava emergendo, ovvero del cuore "bruciato". Nulla di tutto ciò è noto oltre le pochissime persone che sanno. Nulla è noto ai genitori, ancora una volta.

Il ruolo del dirigente Antonio Postiglione, oggi pensionato

Siamo al giorno prima che tutto cambi: 6 febbraio 2026. Il Direttore generale della Tutela della salute si chiama Antonio Postiglione. Classe 1956, avvocato, è dal 2016 a capo della sanità campana, secondo solo al presidente della Regione (a nominarlo fu Vincenzo De Luca). A giugno 2026 Postiglione compirà 70 anni; quel giorno di inizio febbraio si reca al terzo piano di Palazzo Santa Lucia, va da Fico e gli comunica che si mette in ferie per il lasso di tempo che lo separa dal pensionamento. Questa vicenda era già stata raccontata da Fanpage lo scorso 1 marzo. Insomma Postiglione si mette in ferie, ringrazia con una serie di messaggi tutti i colleghi d'ufficio e se va.

Ma lo stesso Postiglione, in quei mesi il più alto dirigente in carica nella sanità regionale, come si comporta sulla vicenda del piccolo Domenico? Quel che rivela Fico in Consiglio regionale è sconcertante: «A margine di quel colloquio, dedicato esclusivamente alla sua sostituzione, mi accenna incidentalmente alla vicenda in termini del tutto generici, senza riportare elementi di conoscenza idonei a rappresentare la gravità della situazione e la catena di errori emersi solo successivamente».

Arriviamo al 7 febbraio. Da un articolo del quotidiano "Il Mattino", la famiglia Caliendo, la città e con essa pure il presidente della Regione Campania, apprende della nefasta catena di eventi dietro la vicenda del «trapianto con esito negativo» così come frettolosamente definito all'inizio. Anche per questo il governatore ha annunciato che l'Ente si costituirà parte civile nel procedimento; da oggi è possibile che questi elementi siano acquisiti agli atti dalla Procura e che vengano ascoltate altre persone che erano informate sui fatti.

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