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Bambino morto dopo il trapianto del cuore danneggiato

Dopo la morte di Domenico la strategia dell’ospedale Monaldi per uscire dalla bufera sui trapianti pediatrici

Caso del trapianto al Monaldi, dopo la sospensione del programma pediatrico introdotte nuove procedure.
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Roberto Fico e Anna Iervolino
Roberto Fico e Anna Iervolino
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C'è un detto napoletano molto noto: «A Santa Chiara: dopp' arrubbata ce mettettero ‘e pporte ‘e fierro»; ovvero la chiesa di Santa Chiara fu protetta dai cancelli solo dopo che fu depredata. Viene usato per indicare soluzioni arrivate fuori tempo massimo. È un po' quello che sta accadendo all'ospedale Monaldi di Napoli, un tempo eccellenza per la cura delle malattie cardiache e oggi esposto ai quattro venti di bufera dopo la tragedia della morte di Domenico Caliendo, il bimbo di 2 anni deceduto a seguito di un trapianto cardiaco con un organo conservato male, vicenda su cui c'è una inchiesta e 7 professionisti indagati.

La direttrice generale dell'Azienda ospedaliera dei Colli (unisce il Centro traumatologico, il Monaldi e l'infettivologico Cotugno) Anna Iervolino, sta mettendo toppe lì dove sono state evidenziate buche, firmando delibere a raffica. Atti che, letti in sequenza, rappresentano un formidabile ed amaro "senno di poi". La prima è quella del manuale d'istruzioni per la macchina già in casa (Delibera 259) . Con questo atto, la Iervolino approva una "checklist operativa" per il prelievo del cuore utilizzando il sistema tracciabile e a temperatura controllata Paragonix SherpaPak.

Di che si tratta? È il famigerato contenitore di organi espiantati per il trasporto, il dispositivo che il Monaldi aveva (e che una parte dello staff usava) ma che nel caso di Domenico Caliendo non fu usato, preferendogli un semplice involucro di plastica raffreddato con il ghiaccio. L'Azienda ospedaliera ammette che questo sistema super-tecnologico era in dotazione «già a decorrere dall’anno 2023», ma al tempo stesso è riportato che la necessità di creare una procedura vincolante e obbligatoria per usarlo è nata solo «a seguito dell'evento avverso connesso a trapianto cardiaco del 23 dicembre 2025». In pratica, tre mesi dopo aver assistito alla distruzione di un organo espiantato, poiché conservato col ghiaccio secco.

La Deliberazione n. 260 del 1 aprile 2026 invece «prende atto» della dura delibera di giunta firmata dal presidente della Regione Campania Roberto Fico: il programma trapianti pediatrici non riprenderà «fino a quando non saranno integralmente assicurate tutte le condizioni organizzative, professionali e di sicurezza necessarie». Per tentare di ripartire da zero e rifarsi un'immagine, l'Azienda ufficializza la nomina del cardiochirurgo  Claudio Marra come nuovo Responsabile dell'intero Programma Trapianti. In questi giorni viene dato molto risalto comunicativo dal Monaldi a tutti gli interventi di chirurgia del cuore, così come è stata diffusa una lettera aperta di medici, direttori di Unità Operativa Complessa e responsabili di Unità Operativa Semplice Dipartimentale che rivendicano, legittimamente, il loro impegno al servizio della salute dei pazienti.

Sono di questi giorni il varo – un atto dovuto – del Piano Annuale di Risk Management (PARM) 2025-2026 – «volto a consolidare una cultura della sicurezza fondata sulla responsabilizzazione» e a prevenire «incidenti non voluti» e una sospensione dal servizio (30 marzo 2026) «con privazione dello stipendio e azzeramento degli incarichi direttivi» di un dipendente di cui non viene reso noto il nome ma evidentemente coinvolto nella vicenda di Domenico. In queste ore si sta concludendo la seconda ispezione voluta dalla Regione Campania e su cui relazionerà, quando sarà il momento, il governatore Fico. Al momento c'è un oneroso accordo con l'ospedale del Vaticano "Bambino Gesù" e ci sono dei cardiochirurghi romani al Monaldi. Ma questo accordo finirà entro l'estate. E prima di allora, saranno necessarie soluzioni.

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