Billy, da Procida a Mondragone: la ricostruzione del ritrovamento del cane dopo l’ondata di accuse sui social

Il ritrovamento di un cane privo di vita su una spiaggia di Mondragone, nel Casertano, avvenuto alcune settimane fa, e la successiva diffusione della notizia su siti e social hanno prodotto un'immediata ondata di reazioni. Nel giro di poche ore, sotto articoli e post che riprendevano l’episodio, si sono accumulati oltre mille commenti: molti hanno puntato il dito contro i proprietari dell’animale, indicati come responsabili ed etichettandoli in tutti i modi, senza che fosse stata ancora chiarita la dinamica dei fatti. La vicenda, già segnata da un evidente impatto emotivo, è così diventata anche un modo per sparare giudizi sommari.
In questo scenario, a riportare l'attenzione su un quadro più ampio della vicenda è intervenuto questa mattina Andrea Salvemini, fisioterapista procidano, con una testimonianza personale che aggiunge dettagli sulla storia del cane e della famiglia. «Il cane si chiamava Billy – scrive – e, a dispetto di tutto quello che ho letto e che leggo, ha vissuto una vita felice accanto ai suoi padroni, che lo hanno amato profondamente». Secondo quanto riferito, Salvemini avrebbe conosciuto Billy nel 2019, durante un periodo di terapie effettuate al proprietario. Il cane, racconta, restava sempre vicino al suo "papà" e lo osservava con attenzione, con un'aria che poteva apparire quasi minacciosa, ma che l’autore della testimonianza interpreta come un atteggiamento protettivo: non era aggressività ma il timore che qualcuno potesse far male alla persona a cui era legato.
Nel tempo, prosegue il racconto, Billy sarebbe invecchiato insieme alla sua famiglia. Salvemini riferisce di averlo rivisto anche di recente, quando la proprietaria, aveva avuto bisogno di assistenza fisioterapica a seguito di una frattura del femore. In quella fase, Billy aveva ormai 15, quasi 16 anni, ed era affetto da Alzheimer. «A volte si allontanava, poi riuscivano a riportarlo a casa», dice Salvemini, descrivendo un quadro di disorientamento compatibile con l’età avanzata e con la patologia. La famiglia vive a Procida, «un'isola, un grosso giardino dove ci conosciamo tutti», sottolinea il fisioterapista. Alla scomparsa del cane, sempre secondo la ricostruzione fornita, le ricerche sarebbero iniziate tempestivamente, nonostante le difficoltà della proprietaria. Con il passare dei giorni, e considerando l’età dell’animale, la preoccupazione si sarebbe trasformata in un timore crescente: l’assenza prolungata lasciava spazio all’ipotesi del peggio.
Nessuno, tuttavia, avrebbe immaginato che Billy potesse arrivare fino a Mondragone. Salvemini riferisce che la famiglia, nel tentativo di dare un senso alla scomparsa, avrebbe anche valutato la possibilità che il cane, confuso dalla malattia, potesse essere salito su una nave e aver raggiunto la terraferma.
Resta incerta la dinamica che ha portato alla morte dell’animale. Nella testimonianza si parla di ipotesi non verificabili in quel momento: non sarebbe chiaro se Billy possa essere stato investito e poi gettato in mare, oppure se sia caduto da una zona rocciosa dell’isola di Procida. Quando i proprietari sono stati contattati, Billy era dotato di microchip, si sono recati sul posto portando guinzaglio e coperte, con la speranza di poterlo riportare indietro. Nella ricostruzione di Salvemini, quell'ultima possibilità, coltivata fino all’arrivo, si sarebbe scontrata con la realtà del ritrovamento. La famiglia ha poi scelto di riportare a casa le ceneri dell’animale, con l’intenzione di seppellirle «sotto il suo albero».