“Abbiamo provato a scongelare il cuore con l’acqua”: parlano i 3 infermieri presenti al trapianto di Domenico

Agli atti delle indagini sulla morte del piccolo Domenico Caliendo, il bimbo di 2 anni e mezzo morto dopo il trapianto di cuore fallito all'ospedale Mondali di Napoli, ci sono anche le testimonianze dei tre infermieri che erano presenti nella sala operatoria del nosocomio napoletano quando il cuore è arrivato da Bolzano. Le condizioni del trasporto del cuore, che a Napoli sarebbe arrivato danneggiato poiché conservato in ghiaccio secco, che lo ha "bruciato", sono al centro dell'attività investigativa. Come riporta Repubblica, i tre infermieri avrebbero parlato con gli inquirenti proprio dello stato del cuore, giunto un sala operatoria congelato: "Provammo a scongelare il cuore con acqua fredda, poi tiepida, infine calda" avrebbero dichiarato i tre sanitari.
Le dichiarazioni degli infermieri raccontano, dunque, dei tentativi disperati per cercare di utilizzare quel cuore, trasformato in un pezzo di ghiaccio all'arrivo in sala operatoria. Poi, la decisione del cardiochirurgo Guido Oppido – che rientra tra i 7 medici dell'ospedale Monaldi indagati – di innestare comunque quel cuore, nonostante fosse danneggiato, dal momento che al piccolo Domenico era già stato espiantato il suo organo e quella era l'unica alternativa.

Nelle ultime ore, per la prima volta, ha parlato con la stampa anche Antonio Caliendo, il papà di Domenico. In una intervista rilasciata al Corriere della Sera, il 39enne ha raccontato del suo stato d'animo attuale, rivelando inoltre del suo presentimento avuto la sera precedente al trapianto. Caliendo ha infatti raccontato di aver avuto un ripensamento la sera in cui ha accompagnato Domenico al Monaldi, ma di essere stato poi dissuaso dal riportarlo a casa da un amico che si trovava con loro in quel momento. Nell'intervista, il papà di Domenico lamenta anche l'assenza di comunicazioni da parte dell'ospedale.