"Non gioisco per la sua morte, ma non posso perdonarlo", così Maria Falcone, sorella del magistrato del pool antimafia ucciso nelle stragi degli anni '90 ordinate proprio dal boss dei Corleonesi,  ha commentato  la morte di Totò Riina avvenuta questa notte nel reparto di terapia intensiva-rianimazione dell'ospedale Maggiore di Parma dove era stato trasferito da alcuni giorni dal reparto detenuti dove era ricoverato in precedenza. "Come mi insegna la mia religione avrei potuto concedergli il perdono se si fosse pentito, ma da lui nessun segno di redenzione è mai arrivato" ha spiegato Maria Falcone .

"Per quello che è stato il suo percorso mi pare evidente che non abbia mai mostrato segni di pentimento", ha proseguito la sorella di Giovani Falcone. "Basta ricordare le recenti intercettazioni in cui gioiva della morte di Giovanni Falcone, ha concluso Maria Falcone riferendosi alle conversazioni registrate in carcere tra Riina e un compagno di detenzione in cui il capomafia rideva ricordando di aver fatto fare al magistrato "la fine del tonno".

Un pensiero condiviso da Rita Dalla Chiesa, figlia del Generale dei carabinieri Alberto Dalla Chiesa, anche lui  ucciso dalla mafia nel 1982 pochi mesi dopo essere stato nominato prefetto di Palermo. "Sto parlando sull’onda dell’emozione perché c’è emozione, ma devo dire che questa non è una morte consolatoria", ha dichiarato infatti la conduttrice, aggiungendo: "La sua morte è arrivata a 87 anni mentre gli uomini dello Stato che ha ucciso erano tutti uomini che nella loro vita non hanno potuto proseguire nei loro affetti, nei loro interessi, nello stare vicini a mogli, figli e nipoti". "La prima cosa che mi è venuta in mente è che quest’uomo ha costruito un potere che non gli servirà più. Il mio dolore è banale da descrivere, ma è lo stesso che hanno provato i Falcone, i Borsellino, è lo stesso che ha provato Rosaria (moglie dell'agente di scorta Vito Schifani ndr) quando in chiesa diceva ‘non cambiano', e aveva ragione, ogni volta che io vedo quelle lacrime piango".

"È una questione che riguarda lui, la sua famiglia e Dio. Non ho niente da dire", ha fatto sapere invece il colonnello Sergio De Caprio, il "Capitano Ultimo" che arrestò, 24 anni fa, Totò Riina, a chi gli chiedeva  un commento sulla morte del boss dei boss. "Meno se ne parla meglio è" ha ribadito  anche Giuseppe Costanza, autista del giudice Giovanni Falcone e unico sopravvissuto alla strage di Capaci ordinata proprio da Riina, che chiede di attenuare il clamore sulla morte del boss. "Cerchiamo di ridimensionare  la figura di questo signore. Mettiamolo all'angolo. Non merita altro per quello che è stato e per quello che ha fatto. E se ne vada in silenzio con tutti i suoi segreti", ha concluso De Caprio.