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Dopo il periodo di alta tensione tra le due Coree, il Governo nordcoreano dovrà affrontare anche la prime proteste intestine. In un evento del tutto inedito per la Corea del Nord, tre città del paese sono state il teatro delle proteste di centinaia di persone che chiedono cibo ed energia elettrica tanto da portare il regime comunista ad alzare il livello di allerta militare di fronte alla possibilità che il vento di libertà e cambiamento partito dalla Tunisia arrivi nel paese asiatico. La manifestazioni sono inziate il 14 febbraio, due giorni dopo del compleanno del presidente Kim Jong-iI ed hanno avuto come epicentro le città di Jongju, Yonchon e Sonchos lungo la frontiera con la Cina, nella provincia di Pyongan del Nord.

Le proteste hanno visto all'inizio la partecipazione di pochissime persone alle quali, in breve tempo, se ne sono aggiunte spontaneamente numerose altre. Lo dimostrerebbe l'uso di megafoni improvvisati con i quali i manifestanti coraggiosi hanno urlato le loro richieste: "Non possiamo vivere così, dateci la luce, dateci il riso!". Pare che l'esasperazione sia nata dopo che il regime, per festeggiare il compleanno del presidente, ha abbassato ulteriormente la capacità elettrica della regione.

Inoltre nonostante la censura delle telcomunicazioni, le immagini delle rivolte in Egitto continuano a circolare a Pyongyang attraverso canali televisivi cinesi. "Credo che il loro governo conosca la situazione e la stia seguendo da vicino. Da questo punto di vista, ovviamente, farà di tutto mantenere il paese lontano da qualsiasi influenza negativa" ha dichiarato il ministro per l'unificazione della Corea del Sud.

La polizia ha represso immediatamente le proteste e negli scontri sarebbero morti alcuni manifestanti. Inoltre il dipartimento per la Sicurezza di Stato nordcoreano ha cercato di individuare i responsabili delle manifestazioni, non riuscendovi però grazie all'inusuale silenzio dei cittadini. Secondo il giornale online DailyNK, quotidiano online di dissidenti del Nord scappati al Sud, la coltre di silenzio creata dai cittadini è qualcosa di assolutamente nuovo: "quando, altre volte, si sono verificati eventi del genere, la gente non esitava a denunciare i propri vicini alle autorità. Adesso, invece, le persone si coprono a vicenda". A differenza dei paesi arabi però la Corea del Nord ha un accesso molto limitato ad internet e non ha nessuna esperienza nelle proteste organizzate. La speranza è che eventuali proteste di massa non si trasformino in un bagno di sangue come sta accadendo in Libia.