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Vestiti di viscosa cinese venduti online come pregiati capi di cachemire Made in Italy: nove indagati a Milano

I truffatori vendevano online grazie a siti con immagini patinate e prezzi competitivi, spesso con la scusa di un negozio in chiusura. Sono nove i siti web di e-commerce che gli agenti del Goac (Gruppo Operativo Anti Contraffazione) della Polizia Locale di Milano hanno sequestrato e oscurato con l’accusa di frode.
A cura di Francesca Del Boca
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Foto repertorio
Foto repertorio

Commerciavano online maglie in "seta", "cachemire" o altri filati di pregio, spacciati come eccellenze della migliore tradizione del Made in Italy. Ma in realtà erano capi cinesi, fatti di viscosa o di altri materiali artificiali.

Sono nove i siti web di e-commerce che gli agenti del Goac (Gruppo Operativo Anti Contraffazione) della Polizia Locale di Milano hanno sequestrato e oscurato con l'accusa di frode, e altrettante le persone indagate. Commerciavano illegalmente prodotti tessili non conformi per origine e materie prime utilizzate rispetto a quelle dichiarate sfruttando l'"italian sounding", ovvero facendo credere al consumatore che il prodotto fosse realizzato in Italia pubblicizzandolo con denominazioni, immagini o indicazioni evocative del Made in Italy. Gli indagati, inoltre, sfruttavano indebitamente il marchio "TrustPilot" creando false recensioni del noto social network, ovviamente tutte positive.

I truffatori usavano inoltre immagini patinate, fotografie soffuse piene di eleganza, modelle e modelli bellissimi ma soprattutto marchi dal suono familiare a chi segue le grandi firme e, grazie offerte dai prezzi decisamente competitivi, magari con la scusa di un negozio in chiusura, ingannavano i clienti spacciando per pregiate e di tradizione magliette e maglie di bassissima qualità.

Le indagini sono state avviate a novembre scorso dopo la denuncia di una donna che, pensando di acquistare un maglione rifinito a mano, aveva invece ricevuto un capo informe, mal cucito, con etichette grossolanamente tagliate tranne una, forse dimenticata, sulla quale spiccava la parola "viscosa" anziché "cachemire" come dichiarato al momento dell'acquisto. La maglia, comprata insieme ad altri capi per un totale di 400 euro, era stata acquistata su una di queste vetrine online del lusso made in Italy, pubblicizzate su numerosi social network, corredate di recensioni a cinque stelle.

I capi d'abbigliamento, però, non avevano niente di Made in Italy: né la confezione del capo, di origine cinese, né l'azienda produttrice o distributrice. Si trattava infatti di società lussemburghesi, olandesi, tedesche o del Regno Unito. "Sono vere e proprie frodi che danneggiano i consumatori, la filiera produttiva, quella della commercializzazione e chi opera correttamente sul mercato. Per questo dedichiamo attenzione e controlli anche al web", ha dichiarato Gianluca Mirabelli, comandante della Polizia locale di Milano.

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