video suggerito
video suggerito

“Va cacciato e arrestato”: Vittorio Sgarbi condannato per diffamazione contro il pm Woodcock, multa da 2500 euro

Condanna definitiva per Vittorio Sgarbi: la Cassazione ha confermato la multa per diffamazione al pm Woodcock per le frasi del 2017 sull’inchiesta Consip.
A cura di Giulia Ghirardi
473 CONDIVISIONI
Vittorio Sgarbi
Vittorio Sgarbi

Diventa definitiva un’altra condanna per diffamazione a carico di Vittorio Sgarbi. La Corte di Cassazione ha infatti confermato la sanzione di 2500 euro inflitta al critico d’arte per alcune dichiarazioni rivolte al magistrato Henry John Woodcock, all’epoca pubblico ministero della Dda di Napoli e titolare dell’inchiesta Consip. Tra queste, Sgarbi avrebbe dichiarato: "Questo magistrato dovrebbe essere cacciato dalla magistratura e anche arrestato".

Il caso

Le affermazioni contestate sono state rilasciate da Sgarbi durante un’intervista al quotidiano online Affaritaliani.it l’8 marzo 2017. In quell’occasione Sgarbi aveva espresso giudizi duri sull’operato di Woodcock, sostenendo che le sue iniziative investigative fossero destinate a concludersi senza esiti concreti e insinuando, inoltre, l’esistenza di legami e interessi politici tra il magistrato e Michele Emiliano, allora presidente della Regione Puglia. Dichiarazioni che Sgarbi ha accompagnato ad attacchi personali e inviti espliciti all’allontanamento del pm dalla magistratura.

Proprio per quelle parole, Sgarbi era stato condannato in primo grado dal gup del Tribunale di Milano. La decisione era stata successivamente confermata in appello. Con la pronuncia della Cassazione, la sentenza è ora diventata irrevocabile.

Nel ricorso, la difesa di Sgarbi ha sostenuto che l’intervento del proprio assistito rientrasse nel "legittimo esercizio del diritto di critica politica". Secondo l’avvocato, infatti, le dichiarazioni si sarebbero limitate a una valutazione su temi di interesse pubblico, come il ruolo e i poteri della magistratura inquirente, senza l’intenzione di colpire personalmente il magistrato.

La difesa aveva, inoltre, richiamato l’esito di alcune posizioni giudiziarie emerse dall’inchiesta Consip, ricordando che figure di primo piano come l’ex ministro Luca Lotti, Tiziano Renzi e l’imprenditore Alfredo Romeo erano state assolte. Infine, era stato chiesto di considerare "le peculiarità del personaggio pubblico Sgarbi", noto per uno stile provocatorio e iperbolico, ormai riconoscibile come tratto caratteristico del critico.

Tali argomentazioni sono, però, state respinte dai giudici. Nelle motivazioni, la Cassazione ha chiarito che, pur riconoscendo al diritto di critica politica margini più ampi rispetto al diritto di cronaca, tale libertà non è illimitata. Anche la critica, infatti, deve rispettare criteri di correttezza e continenza. Secondo la Corte, non si può operare quando le informazioni vengono deformate, selezionate o presentate in modo parziale, alterando la percezione complessiva dei fatti. Inoltre, i giudici hanno ribadito che il dissenso, anche aspro, non può trasformarsi in un attacco personale, soprattutto quando incide sulla reputazione professionale di un soggetto.

La Cassazione ha quindi condiviso la scelta dei giudici di merito di riconoscere l’aggravante della recidiva. Sgarbi, infatti, vanta un lungo elenco di condanne per diffamazione: dodici episodi accertati tra il 1998 e il 2024. Proprio la recidiva ha anche impedito la maturazione della prescrizione, prevista dopo dieci anni, rendendo così definitiva la condanna e la sanzione economica.

473 CONDIVISIONI
autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views