Uccide il fratello a calci e pugni in casa nel Pavese: Massimo Sgroi condannato a 15 anni

Massimo Sgroi è stato condannato in primo grado a 15 anni di carcere per l'omicidio preterintenzionale del fratello Giuseppe, ucciso a calci e pugni in casa a Cilavegna (in provincia di Pavia) nella notte tra il 27 e il 29 agosto 2024. Secondo i giudici della Corte d'Assise pavese, sarebbe stato il 54enne a colpirlo al culmine di una lite. L'accusa, rappresentata dalla pm Valentina Terrile, aveva chiesto la condanna a 25 anni di reclusione per omicidio volontario aggravato. Con loro, quella sera, c'era l'amico Giuseppe Di Stefano, assolto con formula piena lo scorso luglio in rito abbreviato e ascoltato come testimone.
Stando a quanto ricostruito dalle indagini, il rapporto tra i fratelli Sgroi era da tempo burrascoso. Il 54enne Giuseppe, il più grande dei due, lavorava come operatore ecologico e pare che rimproverasse a Massimo, di due anni più giovane, il fatto di non avere un lavoro stabile e di non partecipare alle spese quotidiane. Per alcuni giorni, nell'estate del 2024, avevano offerto ospitalità a Di Stefano, il quale era da poco uscito dal carcere.
La notte tra il 27 e il 28 agosto sarebbe andata in scena l'ennesima lite tra i fratelli Sgroi, questa volta degenerata in un'aggressione, nella loro abitazione in via dei Mille a Cilavegna, in Lomellina. Come emerso con l'autopsia, Giuseppe era stato ucciso a calci e pugni, colpito anche quando era a terra. I carabinieri avevano arrestato per omicidio sia Massimo che Di Stefano.
Massimo Sgroi ha sempre negato il suo coinvolgimento nella morte del fratello. Durante l'interrogatorio con la pm Terrile, aveva dichiarato di trovarsi in un'altra stanza al momento del decesso di Giuseppe. A luglio 2025, però, Di Stefano è stato assolto con formula piena per non aver commesso il fatto ed è stato ascoltato durante il processo come testimone. Oggi, martedì 3 febbraio, la Corte d'Assise di Pavia ha deciso di condannare Massimo Sgroi a 15 anni di reclusione ritenendolo responsabile di omicidio preterintenzionale. In sostanza, i giudici hanno riconosciuto la testi dell'avvocato Mirko Danieli, che difende Sgroi, secondo la quale quella sera "nessuno voleva uccidere nessuno".