Rientro da incubo dalle vacanze di Pasqua per colpa del caro-voli: “Io e mia figlia costrette a 19 ore di bus”

Il ritorno è stato persino peggiore dell'andata. Se il viaggio verso casa per Pasqua di Sara (nome di fantasia) e sua figlia di 10 anni era stato un'odissea, quello di rientro dalla Calabria in Lombardia si è trasformato in una vera e propria prova di resistenza fisica e mentale che nel 2026, in un Paese come l'Italia, non dovrebbe esistere, ma che – di fatto – non stupisce. Per questo, Sara ha deciso di raccontare a Fanpage.it quello che è stata costretta a vivere per passare qualche giorno con la famiglia, e che, come lei, vivono centinaia di italiani e di italiane.
Il viaggio di rientro di Sara con la figlia
Sara e sua figlia sono partite ieri, martedì 7 aprile, intorno alle 17:00 dalla Calabria in direzione Varese, in Lombardia. Il pullman era "strapieno", ha esordito la mamma a Fanpage.it, specificando che, nonostante la partenza puntuale, il mezzo ha impiegato quasi due ore solo per riuscire a imboccare l'autostrada, tra "fermate e giri interminabili".
Stando al racconto della donna, le condizioni a bordo, già da subito, sarebbero state "al limite della sopportazione". Il bagno, già piccolo e disagevole, sarebbe stato inutilizzabile: "Qualcuno aveva vomitato nel lavandino, l'odore era insopportabile e non c'era nemmeno l'acqua per pulire", ha raccontato Sara, sottolineando di aver provato a segnalare il problema, ma inutilmente: "Nessuno è intervenuto".
Così, il viaggio è proseguito tra "disagio e rassegnazione", fino a una fermata intermedia. Lì, la situazione è peggiorata ulteriormente. "File lunghissime per il bagno, caos, persone ovunque", ha spiegato Sara. "Ho lasciato mia figlia sul pullman per andare in bagno perché quello su era inutilizzabile, rassicurandola che sarei tornata subito, le porte, però, si sono chiuse e lei si è spaventata e si è messa a piangere".
Il viaggio è quindi ripartito, ma poco dopo le due si sono trovate nuovamente bloccate nel traffico, questa volta per colpa di un incidente. "Siamo stati fermi per due ore", ha aggiunto Sara. "Fortunatamente era sera quindi abbiamo visto un film per ingannare il tempo". Ma è solo una piccola parentesi del viaggio.
Dormire è stato impossibile: "I sedili sono troppo vicini, non si reclinano. Nessuno riposa davvero". E come se non bastasse, la temperatura a bordo era "insostenibile, faceva caldissimo". In più, al piano superiore dove si trovavano Sara e la figlia l'aria "era irrespirabile", ha continuato a raccontare Sara. "Abbiamo avvisato, ma non potevano fare nulla". Così, il viaggio si è trasformato in una lunga notte tra sudore, odori nauseanti e rumori continui: gente che russava, puzza di piedi, aria stagnante.
Alla fine, sono arrivate a destinazione alle 11:55 del giorno dopo, quasi 19 ore dopo la partenza. "Sono devastata, disintegrata", ha ammesso Sara. E non è finita. A San Donato, dove dovevano effettuare il cambio per raggiungere Varese, è scattata un'altra attesa: "Bisogna aspettare tutti i pullman in arrivo dal Sud per la coincidenza". Il risultato? "Una partenza con oltre tre ore di ritardo".
Il punto, però, non è solo il viaggio in sé, ma anche quello che rappresenta. "Non ce la faccio più, davvero", ha rincarato Sara. "Perché non posso tornare a casa serenamente? Perché non abbiamo diritto a tornare dalle nostre famiglie?". Una domanda che suono come un'accusa. Eppure, nonostante tutto, Sara non ha dubbi: "Lo rifarei altre mille volte. Il tempo non ci aspetta e non voglio che mia figlia cresca senza l'affetto dei nonni".
Il prezzo, però, riamane altissimo. Non solo economicamente – con cifre che possono superare i mille euro per alternative più rapide – ma soprattutto umanamente. "Siamo costretti a scegliere tra questa tortura e prezzi insostenibili per tornare a casa", ha concluso la mamma a Fanpage.it. "Siamo anime abbandonate dallo Stato che non ci consente di rientrare dalle nostre famiglie serenamente. È una vergogna".