Nel cellulare del presunto assassino, il nome della vittima era salvato come “Sweetheart”, niente di più dolce di un affettuoso “tesoro”. Diceva di amarla, lo ha ripetuto anche ai carabinieri che il giorno dopo la scoperta del cadavere lo hanno chiamato in caserma sperando di raccogliere informazioni utili. E invece George Kyeremeh, un operaio ghanese di 34 anni, gli ha raccontato una lunga serie di bugie smentite dalle telecamere e dalle intercettazioni. Il movente sarebbe una insana forma di gelosia diventata ossessione ad aprile, quando la vittima ha voluto terminare la relazione durata poco più di un anno.

I carabinieri sono convinti che Kyeremeh abbia ucciso Tunde Blessing, la nigeriana di 25 anni che da qualche mese si prostituiva lungo una strada sterrata che costeggia via Morandi a Mazzo di Rho, frazione di un comune dell’hinterland milanese. La Blessing non aveva una vita “normale”, anche se faceva di tutto per inseguirla. Non aveva una pagina social ben curata, né l’aspetto rassicurante in cui è facile immedesimarti. E infatti non ha trovato commentatori disposti a raccontare la sua storia, mai sfiorata dalla parola “femminicidio”. Come fosse una vittima trascurabile.

Uccisa dove si prostituiva

Il suo turno in strada iniziava alle 9, in qualche modo anche lei era un’operaia. Raggiungeva la stradina di Mazzo di Rho, recuperava dalla vegetazione un sacco nero dal quale estraeva una sedia bianca e aspettava i clienti. Le ultime immagini che abbiamo di lei la ritraggono lì, seduta su quella sedia mentre parla con un uomo di colore per circa 20 minuti. Le telecamere dell’azienda di fronte si attivavano solo col passaggio delle auto e filmavano per 20 secondi, motivo per cui gli investigatori non hanno potuto assistere a tutta la conversazione che, secondo la loro ricostruzione, si è conclusa con l’omicidio della ragazza.

Il corpo è stato trovato nel pomeriggio del 12 maggio dopo la segnalazione di una passante. Era disteso in uno slargo, non distante da un materassino di gommapiuma di un metro per un metro, con spazzatura ovunque e confezioni esaurite di profilattici. Tunde indossava paio di jeans elasticizzati, una maglietta rossa di cotone e una giacca di tuta da ginnastica con le maniche lunghe. In due colori, blu scuro e azzurro. Al piede destro una scarpa da ginnastica, il sinistro era scoperto. Accanto, la borsa nera in pelle contenente preservativi e la tessera sanitaria, la chiave che ha permesso agli investigatori di risalire subito alla sua identità. L’arma del delitto sembrava potesse essere la treccia della parrucca che la ragazza usava durante il lavoro ma il successivo esame autoptico ha svelato che a soffocarla è stato un elastico girato due volte attorno al collo.

Era scomparsa dal 3 maggio

Lo stato di avanzata decomposizione ha costretto gli investigatori a spostare indietro di molti giorni il momento della morte, infine stabilito nel 3 maggio. Quando hanno inserito il nome trovato sulla tessera sanitaria nel database è comparsa la scheda di ricerca per una persona scomparsa. Il 7 maggio una sua amica aveva denunciato la sparizione alla questura di Novara, dicendo di non avere sue notizie dal precedente 3 maggio, quando intorno alle 13 la Blessing l’aveva contattata con una videochiamata per mostrarle una borsa appena comprata a Rho. È stata proprio l’amica a fare il nome di Kyeremeh, indicandolo come l’ultimo ragazzo che stava frequentando.

Le bugie dell'ex fidanzato

Il 14 maggio i carabinieri incontrano Kyeremeh.
“Conosco Tunde dal 2018. lo sono in Italia dal 2017. lo con Blessing sono stato insieme, o meglio abbiamo avuto una relazione sentimentale per circa un anno e tre mesi, durata fino a metà aprile scorso. All’epoca, quando l’ho conosciuta, io abitavo a Rho in via Grandi. lo e lei ci siamo conosciuti su un treno. Ricordo che quel giorno avevo preso il treno alla stazione Garibaldi di Milano per andare a Rho. Il treno era diretto a Varese e lei quando sono salito era già sul treno. Lì abbiamo iniziato a parlare e poi ci siamo scambiati i numeri di telefono. lo all’epoca vivevo in via Grandi a Rho al centro di accoglienza che poi ha chiuso. In precedenza ero stato al centro di identificazione ed espulsione di via Corelli a Milano. Quando ho conosciuto Blessing lei abitava a Trecate. Dopo essermi trasferito da Rho sono stato ancora un po’ in via Corelli e poi sono andato a vivere con lei a Trecate. Siamo andati a vivere insieme il 28 gennaio 2020”.

Kyeremeh mette a verbale che la Blessing lo ha cacciato di casa il 16 aprile scorso perché il padre si sarebbe opposto al matrimonio con un ghanese. “Comunque quando sono andato via dalla casa di via Milano era incinta al quarto mese di nostro figlio ma non so se è ancora incinta o meno perché io non la vedo più dal 16 aprile. Ho provato varie volte a chiamarla ma non mi ha mai risposto”. In realtà risulta che dal 12 aprile alla mattina dell’omicidio, l’uomo abbia chiamato Blessing 30 volte, ricevendo risposta solo in 3 occasioni. L’ultimo contatto, via WhatsApp, avviene alle 22.05 del 2 maggio e lei non risponde. Quindi resta un tentativo. “L’ultima volta che l’ho vista era il 16 aprile”, ripete Kyeremeh, che però appare nei video delle telecamere assieme alla Blessing il giorno dell’omicidio, il 3 maggio.

"Sono geloso come mio padre"

Il suo racconto ai carabinieri prosegue con i dettagli della loro relazione e qui si delinea il suo profilo. “Io non voglio che la mia ragazza abbia il numero di telefono di altri uomini. Sono una persona gelosa! Come mio papà. E come ho detto, se Blessing aveva bisogno di qualcosa doveva chiedere solo a me. Se io non mi trovavo nelle condizioni di poterla aiutare, doveva aspettare fino a quando poi non l’avrei potuta aiutare. Ad esempio, quando aveva bisogno di soldi, se magari il mio stipendio (di 1.200 euro, ndr) non era ancora arrivato, le dicevo di aspettare. Poi, appena ricevuto i soldi, le davo il bancomat per andare a comprare quello di cui lei aveva bisogno. Lei conosceva il pin del mio bancomat. Ci amavamo, anche se spesso litigavamo perché anche lei era molto gelosa”.

Il giorno dell’omicidio Kyeremeh va a lavoro come al solito in una ditta di Milano ma a fine turno, attorno alle 13, il suo cellulare viene agganciato nella stazione milanese di Porta Garibaldi, dalla quale poi si sposta verso Rho. Le telecamere di una ditta poste proprio di fronte alla postazione di Tunde lo filmano mentre parla con lei per circa 20 minuti. Poi l’immagine si sospende e quando riparte il filmato sono spariti, si vedono solo la sedia e un sacchetto della donna abbandonati in una posizione insolita. Nascosto alle telecamere il cadavere, abbandonato anche lui.