"Don Roberto come ogni mattina stava distribuendo la colazioni. Una persona, che aveva una grave malattia psichica, ha reagito a un ‘no' con violenza. È una tragedia, una cosa molto triste". Roberto Bernasconi, direttore della Caritas diocesana di Como, risponde al telefono con la voce spezzata. Sono passate poche ore dalla morte di Don Roberto Malgesini, il "prete degli ultimi" ucciso a coltellate in piazza San Rocco da un senzatetto con problemi psichici. Una tragedia che ha scosso tutta la città, che ha perso un uomo che da anni faceva dell'assistenza a senza dimora, migranti e bisognosi la sua missione.

Chi era don Roberto Malgesini e cosa rappresentava per la sua comunità?

Don Roberto era una persona mite e saggia, stava spendendo la sua vita al servizio degli ultimi. Era la persona che, quando qualcuno aveva un problema, era sempre presente. Faceva tutto quello che poteva, lo sentiva come una missione. È triste sia finita così, ed è accaduto anche per il clima di odio che si respira a Como.

Ritiene che le tensioni sociali sulla situazione di senzatetto e migranti abbiano avuto un ruolo?

Sì, è frutto dell'odio. Il senso di diffidenza e contrapposizione si è diffuso ovunque e ha esasperato gli animi. Da tutte le parti c'è chi ha fomentato troppo il clima. La strada giusta sarebbe quella dell'accoglienza dell'altro, è il dialogo che porta alle soluzioni.

A quanto emerge dalle prime indagini, il presunto omicida verrebbe da una storia di disagio e marginalità

Alcune situazioni, come la malattia psichica, sono dimenticate dalla società. Queste persone sono dimenticate dalle autorità, non vengono accolte nelle strutture. Per loro non c'è nessuno e quindi tutto torna in carico a chi, com don Roberto, la Caritas e le altre associazioni, si offre volontariamente per portare aiuto.

È di pochi giorni fa il caso di un'assessore comunale che ha strappato le coperte a un senzatetto. Il problema sta esplodendo in modo drammatico?

Quello che è accaduto oggi è legato in parte al problema della mancanza di posti per i senzatetto. Ma il dramma vero è l'intolleranza, il clima avvelenato che non permette di trovare soluzioni praticabili.

Una volta Como era la città capace di accogliere centinaia di migranti, con famiglie e bambini.

Tutto è partito dagli anni dei migranti, dall'estate del 2016. Eravamo riusciti a realizzare un campo di accoglienza con la Croce Rossa. Uno dei primi atti di Salvini al governo è stato chiudere quel campo. Questo è il risultato.