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Polemica per un cartello al Niguarda che discriminerebbe gli stranieri nell’accesso alle cure: cosa sta succedendo

Negli ultimi giorni sono scoppiate diverse polemiche su un cartello esposto al pronto soccorso dell’ospedale Niguarda che discriminerebbe gli stranieri nell’accesso alle cure. Il Pd ha presentato un’interrogazione in Regione per questa “discriminazione incostituzionale”. Fanpage.it ne ha chiesto conto all’ospedale. Ecco cosa succede.
A cura di Giulia Ghirardi
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"Si comunica che ai fini della corretta identificazione della persona, i pazienti in fase d'accettazione amministrativa dovranno esibire un documento identificativo in corso di validità […] il rifiuto di esibire un documento di riconoscimento comporta l'intervento delle forze dell'ordine". Sono queste le parole che si leggono su un cartello esposto (da tempo) al pronto soccorso dell’ospedale Niguarda di Milano che obbligherebbe chiunque a esibire un documento d’identità allo sportello di accettazione del pronto soccorso dell'ospedale. In caso contrario, come avverte, "è previsto l’intervento delle forze dell’ordine".

L'avviso ha fatto molto discutere negli ultimi giorni, tanto che, alla fine, è finito al centro di un'interrogazione in Regione Lombardia rivolta all’assessore regionale al Welfare, Guido Bertolaso, depositata da Paola Bocci, consigliera regionale del Pd, insieme al capogruppo Pierfrancesco Majorino. Il motivo alla base dell'azione dei democratici sarebbe la presunta e "pesante discriminazione del tutto fuori dalla legge e dalla Costituzione" fatta da quanto scritto sul cartello. Di tutta risposta l'ospedale ha fatto sapere a Fanpage.it che "si tratterebbe soltanto di un fraintendimento perché il contenuto del cartello non è legato a una discriminazione". Ecco cosa sappiamo.

La posizione del Pd sul cartello al Niguarda: "Discriminazione incostituzionale"

Nell’atto depositato dal Pd in Regione si chiede all’assessore al Welfare se "il cartello esposto nel pronto soccorso dell’ospedale Niguarda sia una scelta della struttura ospedaliera o se sia un’indicazione regionale e, di conseguenza, sia esposto in tutti i Pronto soccorso lombardi". In più, si chiede se "come Regione Lombardia si intenda intervenire per la rimozione di cartelli contenenti avvisi illegittimi nei confronti di immigrati irregolari".

Questo perché "l'articolo 32 della Costituzione considera la salute come un diritto fondamentale dell’individuo, oltre che un interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti", hanno ricordato Bocci e Majorino nell'interrogazione. Infatti, "secondo la Corte Costituzionale, in base a una sentenza del 2001, la salute è un diritto che la Repubblica italiana ‘riconosce’ all’individuo in quanto tale e non ‘concede’, in relazione a condizioni determinate, e tale diritto deve essere riconosciuto anche allo straniero, qualunque sia la sua posizione rispetto alla normativa sull’ingresso e sul soggiorno".

Proprio su queste basi, l'interrogazione prosegue specificando che "la cosa peggiore che può succedere a una di queste persone è che il richiamo all’intervento delle forze dell’ordine possa indurre il timore di essere colpite da un’espulsione e, di conseguenza, potrebbero scegliere di non sottoporsi alle cure mediche in caso di necessità, rischiando poi ben altre conseguenze sulla salute", hanno concluso i democratici. "Quel cartello va rimosso perché il diritto alla salute non può essere un percorso a ostacoli per nessuno".

Diritto che, tra l'altro, viene sancito anche all'interno del Testo Unico sull’immigrazione del 1998 che stabilisce che anche agli stranieri non in regola siano assicurate le cure ambulatoriali e ospedaliere urgenti o essenziali, anche continuative, per malattia e infortunio, e che l’accesso alle strutture sanitarie non può comportare alcun tipo di segnalazione all’autorità, salvo i casi in cui sia obbligatorio il referto, a parità di condizioni con il cittadino italiano.

La posizione dell'ospedale Niguarda: "Fraintendimento, nessuna discriminazione"

"Il cartello in questione è esposto da anni nell'accettazione amministrativa del pronto soccorso che non è la zona del triage", ha iniziato a spiegare a Fanpage.it l'ospedale. "Non è esposto nel luogo dove si rivolgono le urgenze, ma uno sportello laterale che serve a registrare la propria presenza e l'eventuale pagamento del ticket. Dunque, chiunque arrivi in pronto soccorso viene curato, le cure sono garantite a tutti".

"Proprio chi arriva per un'urgenza non passa dal triage, ma riceve subito le cure necessarie. Per questo può succedere che venga identificato attraverso l'accettazione amministrativa in un secondo momento", ha riferito il Niguarda. "Allo stesso tempo è necessario sapere chi sei per essere certi di poter rilasciare i referti alla persone giusta e non ad altri, anche per ragioni di privacy, e così poter addebitare eventuali costi o esenzioni".

A questo punto l'ospedale propone un esempio concreto per spiegare meglio la situazione. "Se sei un cittadino extra UE che non è coperto da un'assicurazione sanitaria, caso tipico il paziente americano in vacanza in Italia che ha una sua assicurazione, senza l'accettazione amministrativa non potrebbe chiedere il rimborso delle spese mediche e non potrebbe far rivalere la sua assicurazione per la copertura dell'assistenza sanitaria. Quindi il il cartello non fa niente di diverso da quello che già succede da 20 anni in tutti gli ospedali".

"Anche nel caso di cittadini non comunitari le cure non vengono negate", ha concluso l'ospedale. "Anche ai migranti che non hanno documenti c'è un percorso che si chiama STP (Straniero temporaneamente presente) che è un codice temporaneo che viene rilasciato in sostituzione alla tessera sanitaria per permettere loro di avere un'anagrafica e di avere una gratuità delle prestazioni. Però l'STP e l'accesso gratuito alle cure non hanno niente a che fare col cartello. Quello serve per evitare eventuali violazioni di privacy e legare la cartella clinica all'utente che accede al soccorso, e a esigere eventuali pagamenti di ticket qualora siano dovuti. È una doppia tutela per l'utente e l'ospedale".

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