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Picchiata e indotta ad abortire con un’iniezione, ritira la denuncia contro il compagno: “Ormai sto bene”

Una 34enne ha dichiarato davanti al giudice del Tribunale di Bergamo di voler ritirare la denuncia che aveva sporto contro il compagno. L’uomo, un 28enne, l’avrebbe picchiata, maltrattata e indotta ad abortire tramite un farmaco.
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A cura di Enrico Spaccini
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Immagine di repertorio
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Una 34enne aveva denunciato il compagno di 28 anni per maltrattamenti, lesioni e violenza sessuale. Nell'agosto del 2020, inoltre, il giovane le aveva iniettato un farmaco che le ha provocato un aborto nonostante lei non fosse convinta e voleva andare in ospedale. Dopo essere stata male fisicamente e psicologicamente, arrivando alla depressione e all'abuso di alcol, la 34enne ha detto al giudice del Tribunale di Bergamo di voler ritirare la querela dicendo di essersi ormai rifatta una vita.

Il marito violento e l'inizio della relazione con l'amico

I due si erano conosciuti nell'estate del 2019. La donna, di origine indiana e oggi 34enne, era sposata con un uomo che ha descritto come "spesso violento". Un giorno, il ragazzo suo connazionale ha iniziato a frequentare la sua casa, in quanto amico del marito, fino a stabilirsi stabilmente da loro nonostante la donna fosse contraria.

Con il tempo, i due si sono avvicinati fino a quando l'11 gennaio 2020 se ne sono andati insieme da quella casa. Il 28enne faceva uso di eroina. Come raccontato dalla 34enne, e riportato da BergamoNews, "quando non si drogava era un uomo gentile, andavamo d’accordo, ma quando riprendeva era molto violento". Poi chiedeva scusa e lei lo perdonava.

L'aborto indotto da un'iniezione

La 34enne, alla fine, si era trasferita a Barbata, nella Bergamasca, nella casa degli zii del 28enne. Era rimasta incinta ed entrambi erano d'accordo che non avrebbero tenuto il bambino. Hanno provato ad andare all'ospedale di Chiari, ma a causa del Covid era pieno di gente, così la sera sono tornati a casa.

La zia dell'imputato le avrebbe, quindi, consigliato di rivolgersi a un medico, anche lui indiano, che le avrebbe dato un farmaco per procurare un aborto. Con la fialetta tra le mani, la 34enne era titubante: aveva paura, voleva andare in ospedale. Il 28enne, però, le fece l'iniezione. Lei iniziò a star male dopo un quarto d'ora, lui uscì: "Era fuori a drogarsi".

Il ritiro della querela

La donna ha dichiarato di aver avuto perdite ematiche per più di un mese. Dopodiché ha iniziato ad avere problemi di depressione e ad abusare di alcol. Qualche tempo dopo, un cugino l'ha accompagnata in ospedale dove ha raccontato cosa le era accaduto. Arrivati i carabinieri, ha sporto denuncia ed è stata trasferita in un appartamento protetto.

La 34enne ha detto di non aver più visto il 28enne da allora, assicurando che ormai sta bene. Per questo motivo, ha dichiarato davanti al giudice di avere intenzione di ritirare la querela nei suoi confronti.

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