Paralimpiadi all’Arena Santa Giulia, un papà: “Mi hanno chiesto di lasciare mio figlio disabile da solo”

Andrea De Vitis – padre di un ragazzo disabile di 17 anni affetto da leucodistrofia e obbligato ad utilizzare una carrozzina – ha raccontato un episodio "triste e inaccettabile" accaduto a lui, alla moglie e al figlio durante un match di Para Ice Hockey all'arena Santa Giulia a Milano nell'ambito delle Paralimpiadi, a cui volevano partecipare come spettatori.
Secondo quanto riportato dal Fatto Quotidiano, a cui l'uomo ha raccontato quanto accaduto, la disavventura si sarebbe verificata domenica 15 marzo in occasione della Finale per il terzo e quarto posto di Para Ice Hockey tra Cina e Repubblica Ceca.
De Vitis riferisce di essere rimasto interdetto fin dal momento dell'acquisto dei biglietti: "Abbiamo scoperto che i disabili pagano il biglietto a prezzo intero, mentre a quello degli accompagnatori è applicata una riduzione del 30%. Solitamente, in qualsiasi altro contesto – parco, museo, mostra – uno dei due, solitamente il disabile, non paga".
Ma la famiglia De Vitis, originaria di Monza, la criticità maggiore l'ha riscontrata in fase di consegna dei biglietti. L'uomo racconta di aver "ricevuto tre biglietti in settori differenti rendendo così impossibile stare tutti vicini e soprattutto al fianco di nostro figlio disabile in carrozzina. La biglietteria online non consente di scegliere i posti: devi accettare quello che ti danno".
"Ci siamo così ritrovati un biglietto al settore C4, al primo piano, per nostro figlio disabile; un altro biglietto, al settore B12, al piano terra, per l'accompagnatore; e un altro biglietto ancora nel settore B15″, ha detto l'uomo.
Perplessa da questa situazione, la famiglia si è presentata all'ingresso dell'arena con i biglietti in mano. Padre, madre e figlio disabile entrano inizialmente "senza problemi" ma poi un addetto li vede e decide di farli accomodare nel settore B12 dicendo di potersi "sedere tranquillamente". Lì però sarebbero stati notati da un'altra addetta che ha mostrato contrarietà e deciso di chiamare il suo responsabile.
Nel giro di poco tempo arriva un addetto alla sicurezza che invita la famiglia a seguirlo nell'area "help desk". Vengono stampati nuovi biglietti e la famiglia assegnata al settore C6, "in piccionaia", dove però il ragazzo disabile sarebbe dovuto stare in un posto da solo, lontano dai genitori: "Non volevamo però lasciare da solo nostro figlio, così ci siamo alzati e siamo ritornati nel settore in cui eravamo prima, il B12, peraltro vuoto".
Mentre tornavano al sedersi, un altro addetto avrebbe invitato la famiglia a fermarsi dicendo che "solo uno dei genitori può essere considerato un accompagnatore, l'altro no". Così, racconta sempre Andrea De Vitis, "a quel punto abbiamo incontrato un ragazzo disabile, da solo, e abbiamo chiesto se io o mia moglie potevano fargli da accompagnatore. La risposta è stata sì, e così siamo potuti rimanere dove eravamo".
Alla fine, la famiglia De Vitis ha potuto assistere al match ma "mio figlio è rimasto profondamente scosso da quanto accaduto. Ha manifestato grande disagio e sofferenza".