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Ucciso a Rogoredo da un poliziotto

Omicidio Rogoredo, trasferito il capo del Commissariato dove lavorava Cinturrino: indagini anche al Corvetto

Osvaldo Rocchi non è più il dirigente del Commissariato Mecenate di Milano. Là prestava servizio Carmelo Cinturrino, fermato per l’omicidio volontario di Abderrahim Mansouri. Ora la Procura anche sulle operazioni del 41enne in zona Corvetto.
A cura di Enrico Spaccini
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Carmelo Cinturrino
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A partire da oggi, mercoledì 4 marzo, Osvaldo Rocchi non è più il dirigente del Commissariato Mecenate di Milano. Si tratta dello stesso Commissariato dove prestava servizio Carmelo Cinturrino, l'assistente capo di polizia in carcere dal 23 febbraio per l'omicidio volontario di Abderrahim Mansouri. Il dirigente è stato messo a disposizione della Questura e la procedura per la nomina del suo successore è già stata avviata. Nel frattempo, l'indagine della Procura di Milano sui presunti illeciti che vedrebbero coinvolto Cinturrino si sta allargando. Gli investigatori della Squadra Mobile, coordinati dal pm Giovanni Tarzia, si stanno concentrando ora non più solo nella zona del boschetto di Rogoredo, dove lo scorso 26 gennaio è avvenuto l'omicidio del pusher 28enne, ma anche nella piazza di spaccio del quartiere Corvetto.

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Le indagini anche sulle operazioni di Cinturrino al Corvetto

Le indagini sul passato di Cinturrino erano state avviate con lo scopo di chiarire il movente che lo ha portato a uccidere Mansouri. Il 41enne aveva detto in un primo momento di averlo riconosciuto, ma di aver sparato perché lo aveva visto avvicinarsi con un'arma in mano. Lo stesso assistente capo di polizia, per il quale sono state avviate le procedure di destituzione, di fronte alle evidenze emerse nel corso delle indagini aveva poi ammesso di aver alterato la scena del delitto, posizionando una pistola finta accanto al 28enne ormai morente.

I quattro colleghi del 41enne, che nel primo interrogatorio avevano confermato la sua versione salvo poi ritrattare pochi giorni dopo, lo avevano descritto come una persona "pericolosa, rude, che incute timore". Loro, indagati per favoreggiamento e falso, sono già stati trasferiti in sedi diverse, ma i racconti Cinturrino erano stati confermati anche da altri testimoni. Spacciatori e tossicodipendenti hanno spiegato che l'assistente capo si faceva chiamare "Luca", soprattutto in zona Corvetto, e che fosse solito chiedere il "pizzo" per lasciarli in pace. Cosa che avrebbe fatto anche con Mansouri, come dichiarato dal cugino della vittima a Fanpage.it.

Per questo motivo, gli inquirenti hanno deciso di allargare il campo di indagine, andando a raccogliere testimonianze anche a Corvetto, fino a Calvairate. L'obiettivo è quello di verificare le testimonianze raccolte finora e cercare materiale video sui presunti affari illeciti di Cinturrino. Diverse persone che hanno avuto a che fare con il poliziotto, non solo spacciatori e tossicodipendenti, sono già state convocate e altre ricostruzioni saranno raccolte con la formula dell'incidente probatorio. Intanto, il 41enne è indagato per falso in un'indagine parallela che riguarda un arresto "anomalo" compiuto nel 2024.

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Il ricorso di Cinturrino al Riesame

Detenuto a San Vittore, Cinturrino ha ribadito di aver sparato a Mansouri per "paura" e ha negato di aver mai chiesto il "pizzo" agli spacciatori. Durante un colloquio con i suoi nuovi avvocati, i legali Marco Bianucci e Davide Giugno, ha spiegato che i racconti sulle sue operazioni antidroga sarebbero solo "fango per screditarmi".

Il test tossicologico al quale era stato sottoposto ha dato esito negativo e gli avvocati hanno fatto ricorso al Tribunale del Riesame per chiedere una misura cautelare più leggera del carcere. L'udienza è stata fissata per il prossimo lunedì 9 marzo. "Invitiamo tutti alla prudenza e alla cautela", hanno scritto in una nota gli avvocati Bianucci e Giugno, "stiamo acquisendo elementi difensivi utili a dimostrare l'infondatezza di certe ipotesi di illecito".

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