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Nuove denunce di abusi nel carcere di Opera, chieste verifiche urgenti: “Possibili torture”

Dopo l’inchiesta di Fanpage.it sulle presunte violenze nel carcere di Opera alla Vigilia di Natale, è stata depositata una nuova denuncia ed è stata inviata una lettera ai Garanti dei detenuti per chiedere verifiche urgenti. Intanto, la redazione ha ricevuto nuove segnalazioni di “episodi di violenza”.
A cura di Giulia Ghirardi
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L'associazione Quei Bravi Ragazzi Family ha depositato la terza denuncia con la richiesta di immediati accertamenti in merito al "sistema malato e al collasso" che esisterebbe all'interno del carcere milanese di Opera, che continuerebbe a produrre "violenze, abusi". Tra quelli denunciati da Fanpage.it nelle ultime settimane, ci sono la presunta aggressione che si sarebbe verificata a Opera la scorsa Vigilia di Natale e quella dello scorso 3 aprile che avrebbe portato al pestaggio di un detenuto.

Parallelamente, dopo  un'interrogazione parlamentare e un'ispezione nel carcere, i parlamentari milanesi del Partito Democratico, l'Onorevole Silvia Roggiani e il senatore Franco Mirabelli, hanno inviato una lettera aperta ai Garanti per i diritti dei detenuti (nazionale, lombardo e milanese) per chiedere verifiche urgenti sulla situazione a Opera e sollecitare un intervento istituzionale a tutela delle persone recluse. Perché, a partire dalla denuncia di violenze che avrebbero colpito diversi detenuti la Vigilia di Natale, sono stati "segnalati ulteriori episodi di violazione dei diritti dei detenuti senza che ci sia stato alcun intervento e verifica della situazione".

Interpellato da Fanpage.it sull'accaduto, il Garante dei detenuti di Milano, Luigi Pagano, ha commentato dicendo che i problemi a Opera sarebbero "sempre gli stessi, sovraffollamento e personale mancante", ma che l'Istituto "ha cominciato a mostrare la sua fragilità". In merito alle precarietà strutturali segnalate dalle associazioni, "ci vogliono fondi, ma la Direttrice mi ha assicurato che cercherà di risolverle", ha aggiunto il Garante che, però, riguardo alle presunte aggressioni non ha voluto commentare, limitandosi a ricordare che la "questione è ancora al vaglio dell'autorità giudiziaria" e rimandando un suo commento soltanto "una volta che e se verrà verificata".

Tuttavia, se è vero che su tali fatti si dovrà attendere l'esito delle indagini della Procura, è altrettanto vero che in uno Stato di diritto aggressioni, pestaggi e abusi non dovrebbero essere ammissibili neanche nell'ipotesi. Per questo l'Associazione Quei Bravi Ragazzi Family insiste, parlando di qualcosa che "non può più essere ignorato". Della stessa linea, anche la Commissione speciale in tutela dei diritti delle persone negli istituti penitenziari, che a Fanpage.it aveva definito le presunte aggressioni dello scorso 24 dicembre "un racconto dell'orrore" che, se fosse accertato, sarebbe "gravissimo" perché "gli spazi detentivi non possono essere luoghi di tortura".

Le presunte aggressioni a Opera

Tornando indietro di qualche mese, la prima segnalazione ricevuta da Fanpage.it risale allo scorso settembre quando una lettera collettiva firmata da 135 detenuti delle sezioni A/B/C del carcere di Opera denunciava condizioni di vita "inumane e degradanti". Nel documento – indirizzato all'Associazione Quei Bravi Ragazzi Family, poi divenuto oggetto di un'interrogazione della deputata del Pd Silvia Roggiani – venivano segnalati una serie di problemi strutturali, incompatibili con gli standard minimi di dignità.

Poi, a dicembre 2025, una trentina di detenuti ha denunciato presunte violenze e torture. In particolare, stando alla denuncia di un detenuto visionata da Fanpage.it, lo scorso 24 dicembre si sarebbe svolto "un intervento massiccio da parte di agenti della polizia penitenziaria" all'interno del carcere di Opera, nel corso del quale "decine di detenuti" sarebbero stati "colpiti con calci, pugni e oggetti contundenti" e avrebbero poi riportato "lesioni documentate di notevole serietà", come "traumi cranici, ecchimosi diffuse, sospette fratture nasali e agli arti superiori, lacerazioni".

A gennaio, ancora, una nuova lettera indirizzata all'Associazione ha nuovamente segnalato uno stato di abbandono e condizioni detentive definite "ormai insopportabili, al limite della dignità umana". Infine, nei giorni scorsi è arrivata un'ultima lettera – questa volta indirizzata direttamente alla redazione di Fanpage.it – nella quale una trentina di detenuti in isolamento ha parlato di nuovi presunti pestaggi ai danni di un detenuto.

"Di fronte a segnalazioni così gravi e ripetute non è più possibile restare in silenzio", ha affermato la presidente dell’associazione, Nadia Di Rocco, chiedendo che vengano disposti accertamenti approfonditi per fare piena luce sulle accuse di abusi e violenze. "Le istituzioni non possono restare sorde davanti a questo grido di sofferenza", ha concluso. "Non ci si può voltare dall'altra parte mentre all'interno di un istituto penitenziario vengono denunciate condizioni degradanti, violenze e possibili torture".

La denuncia dell'Associazione Yairaiha Ets a Fanpage.it

In seguito all'inchiesta di Fanpage.it e alle diverse denunce sulle presunte violenze che si sarebbero verificate a Opera nei mesi scorsi, oggi, martedì 7 aprile, la nostra redazione ne ha ricevuto un'altra da parte dell'Associazione Yairaiha Ets. "Trasmettiamo ulteriori elementi e segnalazioni in relazione ai vostri articoli sui presunti episodi di violenza e alle condizioni detentive emerse a Opera", ha esordito l'Associazione, sottolineando quanto tali segnalazioni "risultano coerenti" con quelle da loro raccolte.

Tra quelle più gravi, l'Associazione avrebbe ricevuto "numerose segnalazioni" che descriverebbero "un cambiamento significativo nella gestione dell'Istituto". Nello specifico, si parlerebbe di "un irrigidimento generale che incide in modo diretto e concreto sulla vita quotidiana delle persone detenute" come la "chiusura delle sezioni e nella sospensione o forte limitazione delle attività trattamentali, con una riduzione significativa degli spazi di socialità e movimento".

In più, le segnalazioni denuncerebbero "perquisizioni quotidiane" che metterebbero a "soqquadro le celle", "minacce di sospensione dei colloqui" e "una riduzione delle telefonate mensili" in un clima di "forte tensione e disorientamento". Infine, le segnalazioni giunte all'Associazione Yairaiha Ets riguarderebbero le condizioni materiali di detenzione, descritte in termini particolarmente critici, tra cui "l'assenza di riscaldamento, la mancanza di acqua calda nelle docce, infiltrazioni e livelli elevati di umidità tali da rendere i materassi bagnati". Sul piano sanitario, infine, "sono stati segnalati casi di mancata risposta a richieste di visite mediche, anche in presenza di sintomi rilevanti e di solleciti reiterati da parte dei difensori".

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