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Monia Bortolotti accusata di infanticidio

Monia Bortolotti accusata di aver soffocato i due figli: in aula i risultati delle perizie sulla morte del bambino

Nella nuova udienza del processo a Monia Bortolotti, accusata di aver ucciso i due figli a Pedrengo (Bergamo), sono stati presentati i risultati contrastanti delle perizie della procura e della difesa sulla morte di Mattia. Secondo gli esperti dei pm, Mattia era sano e sarebbe stato soffocato, mentre per il consulente della difesa il bambino aveva problemi di cuore fin dalla nascita e sarebbe morto per cause diverse.
A cura di Alice De Luca
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Monia Bortolotti
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Nella giornata di ieri, venerdì 27 giugno, si è tenuta una nuova udienza nel processo a carico di Monia Bortolotti, accusata di aver soffocato i due figli, Alice e Mattia Zorzi, a Pedrengo, in provincia di Bergamo. La piccola è morta il 15 novembre 2021 a quattro mesi, mentre il bambino il 25 ottobre 2022 a due mesi. Durante l'udienza di ieri sono state messe a confronto le conclusioni del perito e del consulente della Procura e quelle dell'esperto nominato dalla difesa in merito alle possibili cause della morte di Mattia. Le perizie si sono basate sull'autopsia, sulla cartella clinica di quando il bambino era stato ricoverato all'ospedale di Bergamo e sui dati registrati dal loop recorder, un dispositivo sottocutaneo per registrare l'attività cardiaca che fu impiantato al piccolo prima di essere dimesso.

Le conclusioni delle due parti divergono. Il perito Paolo Silvani e il consulente della pm, Yao Chen, ritengono che il bambino fosse sano prima della morte e che sia deceduto per un'asfissia da compressione: secondo gli investigatori, Bortolotti lo avrebbe stretto a sé per soffocarlo, esasperata dal suo pianto, come successo per Alice. L'esperto nominato dalla difesa, Bruno Casali, ritiene invece che il bambino avesse problemi di cuore fin dalla nascita e che il soffocamento sia stato provocato da una "soffocazione interna per laringospasma", cioè una contrazione improvvisa e involontaria dei muscoli della laringe.

Le conclusioni del perito della Procura

Come ricorda Silvani, Mattia fu portato al pronto soccorso per la prima volta il 14 settembre 2022, quando i genitori riferirono difficoltà nella respirazione. I medici gli trovarono alcune "difficoltà metaboliche" ma il piccolo si riprese e dagli approfondimenti non emerse nient'altro di rilevante. Secondo il perito, quel primo episodio "potrebbe essere stato uguale al secondo, ma abortito. É quello che in termini medici si chiama ‘alte', un episodio simil mortale che poi rientra per l'interruzione della causa scatenante". Secondo l'accusa fu un primo tentativo con cui Bortolotti cercò di soffocare il figlio.

La mattina della morte l'attività cardiaca è stata registrata dal loop recorder. Alle 8.21 ci fu un evento tachicardico di 36 secondi,e la frequenza cardiaca superò i 200 battiti: è in questo momento che presumibilmente ci fu il soffocamento. Poi il cuore scese sotto i 60 battiti e seguirono 16 eventi bradicardici. Dalle 8.30 alle 8.43, l’attività elettrica del cuore proseguì e alle 8.57 si fermò. Bortolotti, che era sola in casa, ha chiamato i soccorsi solo 20 minuti dopo. Secondo Silvani, chi gli era vicino non avrebbe potuto pensare che il bambino si fosse semplicemente addormentato. Il perito, su richiesta della Pm, ha poi spiegato che non serve molta forza per soffocare un neonato perché è come "stringere quattro chili per un minuto".

La posizione del consulente della difesa

L'esperto nominato dalla difesa, invece, ha fatto notare come Mattia avesse problemi di rigurgito, vomito e adattamento al seno materno. Appena nato gli fu fatta una terapia antibiotica contro lo streptococco e prima della morte ebbe anche altri quattro episodi tachicardici oltre a quello registrato la mattina della morte. Per il consulente, il soffocamento avrebbe anche dovuto lasciare lividi o petecchie, di cui però non c'era traccia. Secondo lui a causare la morte del bambino sarebbe stata un soffocamento interno da laringospasma, dovuta a un rigurgito. Lo dimostrerebbe anche l'autopsia, che ha registrato "tracce di materiale di provenienza gastrica a livello laringeo e a livello endobronchiale".

Secondo Silvani e Chen, però, non sarebbero indizi significativi, dal momento che il 40% dei bambini è sottoposto a cure antibiotiche e ha problemi di rigurgito. Per i periti, il materiale gastrico trovato nella laringe era scarso e potrebbe essere risalito dopo la presunta compressione del torace.

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