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Milano città per milionari, la storia di Amanda: “Con uno stipendio normale si vive al limite della povertà”

La testimonianza di Amanda Ricupero, assistente sociale a Milano: “Non posso permettermi di comprare una casa. Neolaureati, impiegati e dipendenti pubblici qui sono con le spalle al muro”
A cura di Francesca Del Boca
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Amanda Ricupero (Fanpage.it)
Amanda Ricupero (Fanpage.it)

Anche tu hai una storia che riguarda lavoro precario, stipendi che non riescono più a stare al passo con costo della vita e degli affitti a Milano? Puoi raccontarcela qui.

A sancirlo, adesso, sono anche le classifiche internazionali. È l'ultimo report di Henley&Partners, che incorona Milano come città con più milionari al mondo: qui, all'ombra della Madonnina, ogni 12 abitanti (contando anche neonati e anziani) c'è un super ricco. Più delle capitali della finanza globale come Londra (dove il rapporto è uno ogni 41), New York (uno ogni 22), Parigi (uno ogni 14). Ma qual è il rovescio della medaglia? "In questa città impiegati, insegnanti, lavoratori pubblici e figure analoghe sono ormai i nuovi poveri", racconta oggi Amanda Ricupero, giovane assistente sociale che dal Sud si è trasferita nel capoluogo lombardo sette anni fa.

La casa è un privilegio

"Sono qui da anni e ancora oggi mi sento precaria, dal momento che ho deciso di non acquistare una casa. Impossibile per me concepire di indebitarmi fino al collo per potere vivere, in ogni caso, un po' più in alto della soglia di povertà", spiega oggi a Fanpage.it. Una situazione non certo personale ma più emblematica che mai di ciò che sta accadendo a Milano, dove un appartamento costa il doppio rispetto alla media italiana, mentre l’affitto grava del 72 per cento sulla busta paga di un lavoratore (la soglia di sostenibilità è del 30 per cento circa, come accade ad esempio nelle più importanti realtà urbane della Svizzera). "Nel mio lavoro si dice "la casa prima tutto". Ma è davvero così? Credo proprio di no. La casa da noi è un privilegio. Ma non per chi come me ha un semplice lavoro da dipendente. Quale società mette alle strette in questo modo le persone, i giovani, i lavoratori, anche laureati, persone comunque che cercano onestamente un lavoro per potere vivere con dignità?".

Milano e i nuovi poveri

I segnali tangibili di una metropoli che, mentre post Expo (e Olimpiadi di Milano-Cortina 2026) viene lanciata come un proiettile nell'olimpo delle realtà più attrattive e scintillanti del globo, lascia indietro i suoi abitanti. Del resto che significa realmente attrattività se rimane un concetto riservato a pochissimi eletti come milionari, manager di altissima formazione, investitori, star locali e internazionali, e la forbice tra ricchi e poveri cresce ogni anno di più? "Io, da povera dipendente assistente sociale, mi occupo ormai di altre persone poverissime. Sempre più frequentemente, purtroppo, vedo quanto sia difficile ormai lavorare a Milano e dintorni. Case, monolocali e stanze introvabili, prezzi folli che superano uno stipendio medio… più del periodo in cui io sono arrivata qui, solo pochi anni fa. Perché non si fanno politiche abitative e di regolazione del mercato degli affitti? E ancora, perché non si vedono all'orizzonte aumenti degli stipendi?".

La città che respinge i suoi abitanti

Sì perché anche a Milano, dove il costo della vita è schizzato alle stelle (è la città più cara d'Italia per i consumi, il 62 per cento in più di Napoli), le buste paga sono ferme a 20 anni fa. E così, nel frattempo, giovani neolaureati senza una famiglia alle spalle che può pagare il canone d'affitto o garantire un anticipo per la casa, dipendenti pubblici tra insegnanti, tranvieri, impiegati, infermieri e ancora piccoli imprenditori come negozianti e ristoratori, camerieri e lavoratori essenziali che fanno funzionare la città vengono confinati nelle periferie o addirittura espulsi al di fuori dei confini comunali, verso l'hinterland o la provincia.

Un problema? Non certo per chi non usufruisce dei servizi pubblici, dal momento che può pagare profumatamente quelli privati. Ovvero quelli che stanno diventando gli abitanti più rappresentativi del capoluogo-vetrina internazionale: paperoni e i manager che possono permettersi scuole internazionali da oltre 30mila euro di retta annuale, sanità e cure sempre più privatizzate (con il lasciapassare di Regione Lombardia), macchine veloci e mezzi personali per gli spostamenti, attici e maxi appartamenti all'interno dei nuovi sviluppi immobiliari a misura di ultra ricco.

E gli altri, quasi un milione di persone invisibili? Se ne vanno per mettere su famiglia da un'altra parte, fanno i pendolari dai quartieri dormitorio, riversandosi in città giusto il tempo del turno di lavoro. Mentre la rabbia sociale e il senso di esclusione non sono più solo quelli delle case popolari. "Quello che vedo e sento raccontare dalle persone sono solo ingiustizie. Ogni mattina osservo inoltre i volti stanchi di persone che viaggiano sul treno. Spero che non sia gente ormai arresa e che ha deposto qualsiasi forma di ribellione contro un sistema che li sfrutta e non li tutela". 

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