“Mia mamma con Alzheimer deve aspettare un anno per entrare in Rsa o pagare 3.800 euro al mese”: la storia di Simona

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"A mia mamma è stato diagnosticato un Alzheimer leggero nel 2023. Ha continuato a vivere a casa da sola fino allo scorso dicembre, quando ha compiuto 86 anni. Ha avuto una decadenza cognitiva e fisica e ha iniziato a non riconoscerci più. Su consiglio di una parente, ho presentato domanda per l'ingresso in una Rsa convenzionata. Mi è stato detto che la lista d'attesa è lunghissima, almeno di un anno. In una privata, invece, avrebbero avuto posto in breve tempo, ma il costo è interamente a carico dell'utente e può arrivare anche a 3.800 euro al mese". A parlare a Fanpage.it è Simona Zavaglio, una donna di 49 anni residente nella provincia di Brescia che da un giorno all'altro si è ritrovata a dover fare i conti con la malattia degenerativa della madre e un sistema sanitario che non riesce a far fronte alle necessità dei cittadini. "Tante persone mi hanno detto ‘devi insistere con le strutture', ma io mi rifiuto di farlo. Se ci sono liste d'attesa lunghissime, vuol dire che si sono tante persone in difficoltà. Non voglio essere insistente per riuscire a scavalcare qualcun altro che si è ritrovato nella mia stessa situazione, altrimenti diventa ancora una volta una guerra tra poveri".
L'Alzheimer e le domande di ingresso nelle Rsa convenzionate
L'Alzheimer, diagnosticato nel 2023, ha cominciato a essere un problema nel dicembre del 2025, quando l'86enne è caduta procurandosi la frattura della testa dell'omero. "Lei è destrimane e le mie due sorelle ed io abbiamo cercato di essere presenti per stare con lei tutto il giorno, perché aveva bisogno di assistenza soprattutto fisica", ha raccontato Zavaglio: "In prossimità di Natale siamo riuscite a trovare una persona che ci desse una mano, ma proprio durante le feste ci siamo accorte che aveva avuto una decadenza anche di tipo cognitivo. Ha iniziato a non riconoscerci più, a dire che quella non era casa sua". Dopo quel peggioramento, l'86enne ha iniziato ad avere allucinazioni, a non dormire la notte e, a volte, a diventare aggressiva. "La badante faticava un po' a starle dietro, si rifiutava di dormire nella sua stessa stanza", ha ricordato la figlia.
Così, il 22 dicembre 2025 Zavaglio ha presentato domanda per l'ingresso in una residenza sanitaria assistenziale (Rsa) convenzionata. "Non pensavamo che nostra madre avrebbe potuto peggiorare così velocemente, fino a diventare ingestibile", ha spiegato la 49enne, "ma una parente ci ha consigliato di portarci avanti, perché le liste d'attesa sono lunghissime". La domanda è stata, così, presentata al distretto di competenza di Verolavecchia (in provincia di Brescia): "Mi hanno spiegato che in quella zona solo due strutture possono riceverla, perché cammina e, avendo l'Alzheimer, c'è il pericolo di fuga. Non tutte le strutture ricevono malati di questo tipo, devono avere un nucleo dedicato".
Ritrovandosi davanti liste d'attesa lunghissime, Zavaglio ha deciso di chiedere informazioni anche alle strutture in solvenza, quindi private dove l'utente paga l'intera retta. "Ho domandato anche nella zona di Cremona, perché Brescia è carissima", ha raccontato, "si parla di 3.600 euro o 3.800 euro al mese che, per una persona che ha lavorato come dipendente, è un costo esorbitante. Dovremmo contribuire anche noi figlie alle spese, ma per dire io stessa ho ancora due figli a carico che stanno studiando. Lì c'è pochissima attesa, nel breve periodo avrei trovato posto".
Da un lato, dunque, le strutture convenzionate con il sistema sanitario nazionale nelle quali per entrare bisogna attendere anche un anno, dall'altro le case di ricovero private per le quali bisogna aspettare pochissimo, ma allo stesso tempo pagare cifre che non tutti si possono permettere. "È questa la mia rabbia", ha sottolineato Zavaglio, "se te lo puoi permettere economicamente, hai tutte le strutture possibili e immaginabili a tua disposizione, hai solo l'imbarazzo della scelta. Ma tutti gli altri, o comunque chi non ha le conoscenze giuste, come fa? Tante persone mi hanno detto: ‘Devi insistere, devi continuare a insistere', ma io perché devo continuare a insistere? Se c'è una lista d'attesa lunghissima nelle Rsa e passa magari un anno prima che le persone ci entrino, vuol dire che ci sono tante persone che hanno difficoltà".
"Nessuno ti aiuta nell'accesso alle strutture sanitarie"
Nel frattempo, Zavaglio è riuscita a trovare una soluzione temporanea. La madre si trova ora ricoverata al Centro San Giovanni di Dio Fatebenefratelli di Brescia, un centro di ricerca specializzato su Alzheimer e altre malattie degenerative. "È lì da circa 30 giorni ed è tranquillissima, ma l'8 aprile verrà dimessa e potrebbe perdere tutti i progressi che ha potuto fare grazie a un'assistenza medica quotidiana", ha spiegato ancora Zavaglio: "Abbiamo trovato una nuova badante, ma per quanto possa essere empatica e preparata, non è una persona qualificata per assistere una persona in queste condizioni. Ho chiamato di nuovo le Rsa, ma mi hanno detto che in una ha 34 persone davanti e 38 nell'altra".
"Ci è stato detto che avremmo dovuto fare domanda per l'ingresso nelle Rsa già a luglio, quando nel corso della visita geriatrica era emerso un live peggioramento. Ma nessuno ce lo ha detto e nemmeno il medico che l'ha visitata aveva parlato di Alzheimer. Non potevamo immaginare che avremmo dovuto aspettare un anno per entrare in una casa di cura", ha concluso Zavaglio, ribadendo come le persone che si ritrovano a fronteggiare queste situazioni spesso vengono abbandonate a loro stesse: "Tutto quello che abbiamo fatto finora è stato fatto perché abbiamo parlato con persone che hanno avuto il nostro stesso problema. Mi domando, ma Regione Lombardia e il servizio sanitario nazionale, dove sono? Perché non si spiega alle persone quello che possono fare in questi casi? Nessuno ti aiuta nell'accesso alle strutture sanitarie e nessuno fornisce alcun tipo di informazione".