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14 Ottobre 2021
13:49

Matteo, il 13enne che salvò il papà facendogli il massaggio cardiaco guidato al telefono dal 118

Matteo Mastrini a soli 13 anni ha salvato la vita al padre Marco, all’epoca 52enne, colpito da arresto cardiaco. Il ragazzo, oggi 15enne, gli ha praticato un massaggio cardiaco assistito al telefono da un’operatrice del 118. La storia di Matteo è stata condivisa sui social dall’ospedale San Raffaele di Milano in occasione di “Viva!”, la settimana per sensibilizzare sull’importanza della rianimazione cardiopolmonare.
A cura di Francesco Loiacono
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A soli 13 anni ha salvato la vita al padre 52enne, praticandogli un massaggio cardiaco assistito al telefono da un'operatrice del 118. La storia di Matteo Mastrini, oggi 15enne, è stata condivisa sui social dall'ospedale San Raffaele di Milano in occasione di "Viva!", la settimana per sensibilizzare sull'importanza della rianimazione cardiopolmonare che andrà avanti fino al 17 ottobre. Il padre di Matteo, Marco, il 23 novembre 2019 ebbe un arresto cardiaco mentre si trovava a casa. "Quella sera me la ricordo molto bene – racconta adesso Matteo -. Mi ero accorto subito che mio padre non stava bene". Il ragazzo chiamò subito il 118 e, guidato da un'infermiera, praticò al padre una manovra che fino ad allora aveva visto solamente in qualche serie tv. Guidato dall'operatrice, mise una mano sopra l'altra poco sopra il punto di congiunzione tra le ultime costole e lo sterno e iniziò a premere ritmicamente: "Sudavo e mi facevano male le braccia mentre provavo a salvarlo con le mie mani. E intanto mi passava davanti agli occhi la vita con mio padre".

"Ero a casa, un sabato sera normalissimo con mio figlio Matteo – racconta invece oggi il padre -. Poi mi sono seduto sul divano e una volta sul divano basta, mi si è chiuso un mondo". Nel giro di dieci minuti arrivarono i soccorsi e Marco Mastrini venne portato d'urgenza all'ospedale San Raffaele di Milano. "È arrivata la dottoressa Franco per riferirci che erano riusciti a salvarlo, ma la situazione era abbastanza grave", racconta  Matteo. E il padre aggiunge: "Mi sono svegliato un mese e mezzo dopo". "La prima volta ho visto 7-8 macchinari attaccati al suo letto", racconta il figlio: poi man mano che passavano i giorni i macchinari sono diminuiti, fino al ritorno a casa del padre: "È stata l'emozione più grande della mia vita".

Annalisa Franco, anestesista rianimatore del San Raffaele, nel video diffuso per sensibilizzare sull'importanza delle manovre rianimatorie spiega: "A volte capita che il cuore non riparta nonostante i tentativi di rianimazione. L'ultima opzione che possiamo tentare in pazienti selezionati è la circolazione extracorporea, nota come Ecmo. Ci sostituiamo alla funzione del cuore e dei polmoni in attesa di far ripartire il cuore". E Tommaso Scquizzato, studente di Medicina ed esperto dei temi legati all'arresto cardiaco e alla rianimazione, aggiunge: "Sopravvivere ad un arresto cardiaco non può essere solo questione di fortuna. La stragrande maggioranza di chi sopravvive lo fa perché persone come Matteo hanno iniziato in modo tempestivo la rianimazione cardio polmonare. In assenza di manovre rianimatorie tempestive i danni agli organi, specialmente al cervello, diventano irreversibili in pochissimi minuti". Matteo oggi consiglierebbe a tutti di fare un corso di primo soccorso, anche a suoi coetanei studenti: "È davvero importantissimo e fondamentale. Potresti salvare la vita a una persona per te molto cara: come mio padre".

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