24 Gennaio 2023
16:22

Lisa Noja, candidata di Italia Viva: “Regione Lombardia deve fare da regia su sanità e trasporti”

La capolista di Italia Viva Lisa Noja spiega che, con Attilio Fontana, la Regione ha smesso di svolgere un ruolo di regia nella gestione della sanità e dei trasporti pubblici e perché Letizia Moratti è la migliore proposta per tornare a far crescere la Lombardia.
Lisa Noja
Lisa Noja

Sono due gli aspetti di cui Lisa Nota, capolista di Italia Viva alle elezioni regionali in Lombardia, è convinta più di tutto. Il primo è che la Lombardia "non cresce da troppi anni" e il secondo è che "la Regione non ha esercitato il suo ruolo di regia" anche nelle politiche sociali.

Per questo ha deciso di sostenere in prima persona la candidatura di Letizia Moratti, convinta che un maggior controllo sulle strutture sanitarie pubbliche e un nuovo bando per la gestione del trasporto ferroviario locale possano essere la soluzione per due dei principali problemi di competenza regionale che devono affrontare i cittadini.

Cosa ha fatto di giusto e cosa di sbagliato Regione Lombardia negli ultimi 5 anni?

Tenendo conto che è stata una legislatura prevalentemente caratterizzata dal tema della pandemia, quello che è stato fatto bene, da un certo punto in poi, è la campagna vaccinale e il lavoro di prevenzione sul Covid.

Quella che non è stata gestita bene è la prima fase della pandemia: è vero che era una situazione emergenziale, però sono emerse tutte le falle del sistema che negli anni precedenti non era stato preparato.

Gli altri aspetti su cui si è agito poco sono quelli della crescita, perché la Lombardia cresce poco, anzi non cresce da troppi anni, e i trasporti e le infrastrutture.

Come andrebbe regolato il rapporto fra pubblico e privato nell'ambito sanitario?

Alcune delle eccellenze ospedaliere lombarde sono private accreditate e fanno parte, di fatto, del Servizio sanitario nazionale. Quindi il tema non è eliminare, mortificare o penalizzare il privato. Il tema è che la Regione deve esercitare il suo ruolo di regista e di soggetto che controlla e monitora e ha una pianificazione delle prestazioni.

È ovvio che il privato accreditato tenda verso le prestazioni che sono più remunerative, perché è il mestiere degli imprenditori. Quello che manca ed è mancato è una programmazione, un'attenzione da parte dell'organo che deve invece guardare al vantaggio per il cittadino nel decidere come gestire questo rapporto, come monitorare la qualità.

Deve essere la Regione che distribuisce, in modo giusto e secondo i bisogni dei cittadini le prestazioni e i budget con i soldi dei contribuenti.

La case di comunità potrebbero essere la soluzione ai problemi della medicina territoriale?

Possono essere la soluzione, dipende da noi. Il tema grosso è quello della carenza di operatori sanitari. Questo richiede un grande lavoro di breve, medio e lungo termine, perché abbiamo una carenza che viene da lontano e che non potrà colmare solo la Regione, perché dipende anche dallo Stato.

Quello che deve fare Regione Lombardia è, intanto, decidere che funzione dare alle case della comunità. Io penso che le case di comunità devono essere il luogo della cura e della medicina di base per le cronicità, cioè per quelle patologie che hanno bisogno di un luogo in cui c'è una multi professionalità, una presa in carico complessiva e multidimensionale.

Devono essere i luoghi in cui ci sono gli specialisti di base, gli psicologi di base e gli assistenti sociali. Se si riesce a far questo, le case della comunità funzionano. Se diventano semplicemente dei poliambulatori senza personale, rimarranno delle cattedrali nel deserto, un ennesimo sforzo fallito.

La proposta dello psicologo di base alla fine è naufragata. Perché sarebbe importante?

È importante in assoluto, perché la salute mentale è una parte fondamentale della salute delle persone. Ed è ancora più importante in questo momento storico, perché la pandemia ha aggravato una serie di carenze del nostro sistema.

Questi ultimi tre anni sono stati terribili: sicuramente chi non stava bene prima oggi non sta meglio. Sappiamo che c'è un bisogno enorme per i giovani, per i ragazzi che hanno vissuto tre anni d'isolamento e di straniamento.

Immaginare che la salute mentale sia un optional rispetto a tutti gli altri bisogni di salute vuol dire non capire cos'è il benessere delle persone. E noi, in questo, in Italia siamo molto indietro. Consideriamo ancora un lusso poter andare dall'analista o dallo psicologo privato, mentre una persona che ha problemi economici non può permettersi di prendersi cura della sua salute mentale. E questo è molto grave.

Quali sono le carenze del trasporto pubblico locale?

Noi su questo facciamo una proposta molto chiara e siamo gli unici a dirlo in maniera netta. Noi riteniamo che si debba fare una gara pubblica per l'assegnazione dei servizi oggi gestiti da Trenord, perché il monopolio prolungato crea inefficienza in tutte le economie e in tutti i sistemi.

Bisogna fare quello che rientra nelle regole europe: mettere a bando il servizio per consentire a chi è in grado di dare maggiore efficienza di operare. In questo modo ci sarà sempre la possibilità di un competitore, che offre un servizio più efficiente, di concorrere con chi lo gestisce.

Un pendolare che deve venire a lavorare a Milano in questi anni non ha visto migliorare la sua vita in nulla. Questo è un problema per chi lavora, è un problema che fa si che molte persone prendano la macchina invece del treno per venire a Milano, perché altrimenti programmerebbero quando partire senza sapere quando arrivare.

Quello dei trasporti è un problema anche per il nostro turismo, e quindi è un problema che ha a che fare con lo sviluppo economico e il benessere dei cittadini lombardi.

Fra caro energia e aumento dei prezzi, cosa può fare la Regione per aiutare le famiglie?

Sono problemi che naturalmente hanno una caratura nazionale, questo non dobbiamo nasconderlo. La cosa principale che può fare la Regione Lombardia è supportare i comuni per costruire dei servizi efficienti.

I cittadini diventano ancora più poveri se al rincaro dei costi dell'energia si aggiunge anche il fatto di non avere strutture socio sanitarie, asili nido, servizi per le persone più in difficoltà, servizi per le persone non autosufficienti.

Io credo che Lombardia debba anzitutto essere la regista di politiche sociali che supportino la famiglia e che aiutino anche i provvedimenti che già sono stati presi. Penso, ad esempio, al Family Act che deve ancora diventare realtà. Non può fare tutto il governo. Regione Lombardia ha un ruolo di regia che in questi anni purtroppo ha esercitato molto poco.

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