L’artista Gio Evan: “Milano non è in sincronia con la mia vita, ma qui l’arte ha un riverbero unico”

Artista poliedrico, scrittore, poeta, filosofo, umorista, performer, cantautore e artista di strada. È così che possiamo definire Gio Evan, all'anagrafe Giovanni Giancaspro, il cui rapporto con l'arte è dominato da una forte carica emotiva. Il suo nome d'arte è nato durante il lungo viaggio in bicicletta, iniziato nel 2007 e concluso nel 2015, che lo ha portato in India, Sudamerica ed Europa. In questo periodo, ha iniziato a studiare e a vivere accanto a maestri e sciamani del posto, da cui, in Argentina, è stato battezzato come "Gio Evan". La sua passione viscerale per l'arte e la natura, lo porta ad avere un rapporto di amore e odio con la città di Milano: "Milano è la parte d'Italia che ci sa fare con l'arte", ma "Non è in sincronia con la mia vita quotidiana. Io sono uomo di montagna, ho bisogno della stagionalità, del ritmo della montagna", ha raccontato a Fanpage.it.
Dal 6 febbraio è disponibile in digitale "L’affine del mondo live": si tratta del tuo nuovo album, che è stato registrato durante l’omonimo tour teatrale che ha percorso con successo 20 tra i principali teatri italiani, fra i quali l’Arcimboldi di Milano. L’album intreccia poesia e canzone in un unico percorso narrativo. È così?
Sì. Diciamo che avevamo tante richieste e rimproveri che ci facevano notare che non trovavano mai i nostri monologhi sulle piattaforme dove c’è la musica e basta. Abbiamo sentito la necessità di portare sulle piattaforme musicali, anche il repertorio live.
Tra i tanti teatri toccati con successo dal tuo tour, figura l’Arcimboldi di Milano dove nel novembre scorso hai fatto sold out. Milano che significa per te? Che sensazione ti procura questa città?
Milano è la parte d'Italia che ci sa fare con l'arte. Milano ti dà questa sensazione d'arte. Io a Milano ho sviluppato le mie amicizie lavorative, editoriali, discografiche. Qui c’è proprio una concentrazione, un’attenzione verso l’arte. Ogni volta che vengo a Milano, mi predispongo al mestiere. Trovo molto bella questa cosa.
Che cosa ti piace di più di Milano e che cosa invece non sopporti?
Non sopporto che non sia in sincronia con la mia vita quotidiana. Io sono uomo di montagna, ho bisogno della stagionalità, del ritmo della montagna. A Milano non riesco proprio a viverci. Mi piace che, comunque, ci si ritrovi. Ci si ritrova tra appassionati, tra colleghi. È come avere trovato un grande luogo dove sai che puoi costruire, creare, collaborare. Almeno per me è così. Trovo molto positivo tutto ciò, che non ritrovo in montagna perché lì regna la solitudine, il silenzio, il raccoglimento.
Quale tua canzone accosteresti a Milano?
Ti direi "Turno di notte", anche perché ho fatto il video a Milano. È una canzone che sta bene addosso a a questa città.
Il 25 giugno, il tuo prossimo tour "Extra terreste" approderà al Magnolia di Milano. Il pubblico milanese ti segue con grande affetto, mi pare…
Milano è quello che ti dicevo prima: qui si respira il mestiere, la passione, l’arte. C’è questa grande concentrazione. Di conseguenza ha anche un forte bacino di pubblico. A Milano non ci sono solo tanti cantanti, ma anche tantissimi ascoltatori. Questa è proprio una città predisposta all’arte, alla moda, all’attenzione cinematografica. A Milano c’è tanto risuono, tanto riverbero. Io non vivo e non ho mai vissuto in questa metropoli, però tutto il mio team, i mei studi di registrazione, il mio manager sono a e di Milano. Con questa città, hai sempre a che fare.
Il tuo tour sarà musicale, comico e spirituale: come si tengono insieme questi aspetti?
La spiritualità nasce come leggera, umoristica, a portata di risata. La religione ha poi deciso di appesantire tutto. Io la spiritualità, la faccio coincidere con la vita. E la vita vera e semplice, nasce con la voglia di ridere e di scherzare. Poi l'uomo ha deciso di separarle. Chi non le separa, le ritrova sempre accanto.
Che cos'è Evanland, giunto alla quinta edizione?
Evanland è il festival della risata e della spiritualità. La gioia di vivere e di ricercare è tutta accompagnata sempre ed esclusivamente dall’arte. La vita e la spiritualità sono arte. Passano dalla musica, dalla condivisione, dall’ascolto, dallo stare insieme. Noi lo facciamo tramite esercizi, anche spirituali, come lo yoga. Prima di un concerto, è molto più bello aver fatto due ore di meditazione o yoga, che essersi sballati di birra o di altro. È un’esperienza dove proponiamo la sobrietà, la respirazione consapevole e siamo felici.
Tu sei un artista poliedrico. Come vorresti essere definito?
Voi giornalisti avete iniziato a chiamarmi “pensautore” e mi ha molto divertito. Devo dire che questa definizione mi ha fatto molto sorridere. Mi piace. Vi faccio i miei complimenti”.
In primavera sarà disponibile il tuo nuovo romanzo “La gioia è un duro lavoro”. Che sensazione provi, nello scrivere?
È un po' il grimaldello con il quale scassino dentro di me. A volte è una festa, a volte è un duro mestiere. Vai a toccare i nervi scoperti, le lesioni, le ferite. A volte però è una celebrazione perché, se lo sai, guarisci, se lo sai, festeggi e c’è la bellezza di poterlo fare. Provo, quindi, la sensazione più grande: quella di stare con se stessi, di poter permetterti di ascoltarti e nel frattempo, di creare un’opera. Scrivere è un grande dono.
Dove trovi, infine, l’ispirazione per ogni tuo lavoro?
Molto lo prendo dai miei viaggi. Sono una persona che è lontana dai divani. Amo mettermi scomodo e nella scomodità, ovviamente, arriva il pensiero libero. Ti mantiene vivo, distribuisce creatività. Diciamo che l’unica mia vera dote è di saper afferrare al volo certi pensieri e saldarli su foglio o su canto. Altri meriti non ho.