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L’Anagrafe del Comune di Caino chiude perché senza personale: “Non si potrà più nascere e morire”

All’Ufficio Anagrafe del Comune di Caino (Brescia) non c’è personale ed è quindi costretto a chiudere: “Vietato nascere, morire e sposarsi”, scrive il sindaco, che Fanpage.it ha intervistato, su un cartello.
A cura di Ilaria Quattrone
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Il cartello fuori dall’Anagrafe di Caino
Il cartello fuori dall’Anagrafe di Caino

L'Ufficio Anagrafe del Comune di Caino, che si trova in provincia di Brescia, resterà chiuso al pubblico dal 12 marzo 2026 fino a un giorno imprecisato. Di conseguenza "è vietato nascere, morire, sposarsi e recarsi in questo ufficio per qualsiasi adempimento fino a data da destinarci", ha scritto in un cartello il sindaco Cesare Sambrici, ormai al suo terzo mandato. Contattato da Fanpage.it, il primo cittadino ha spiegato cosa sta accadendo: "La mia era una provocazione per mettere in risalto le problematiche, che hanno i piccoli comuni come il mio. Non possiamo lasciare un ufficio sguarnito, soprattutto l'anagrafe", ha spiegato.

Caino conta infatti duemila abitanti e, come tutti i piccoli centri abitati, deve far fronte a diverse problematiche. Tra questa, la carenza di personale: "Avevamo una collaboratrice, che per motivi personali non può più lavorare con noi. Pensavamo che sarebbe rimasta a casa da luglio. Purtroppo però, per alcuni imprevisti vari, ha dovuto smettere prima. Adesso dobbiamo fare i conti con il referendum e con tutta una serie di incombenze", ha continuato.

Durante gli stessi giorni del referendum potrebbe capitare di dover consegnare le tessere elettorali a chi magari li ha perse o rifare le carte d'identità perché a qualcuno è scaduta: "E non solo. Ogni tre-quattro ore dovrà inviare i dati alla Prefettura. Quindi dovrò occuparmi anche di questo".

Attenzione. Le parole di Sambrici non vogliono essere lamentele gratuite, ma hanno l'intenzione di porre l'accento sulle difficoltà che piccole realtà possono avere e su come i sindaci e i cittadini cerchino di fare il tutto per tutto per risolvere e far andare bene le cose: "Non voglio piangermi addosso perché nessuno mi ha obbligato a fare il sindaco, ma tra tre anni, quando scadrà il mio mandato, voglio lasciare un Comune in ordine e con collaboratori fissi", ha infatti detto.

La situazione di Caino, come spiegato dal sindaco, è degenerata negli ultimi mesi: "Fino a dicembre avevamo dieci collaboratori. Una di loro è a casa da agosto per motivi di salute, altri tre hanno deciso di andare via dopo aver vinto concorsi pubblici per la provincia di Brescia, per il Comune di Brescia e per un altro Comune ancora. In questo modo, hanno potuto avvicinarsi a casa loro. E siamo contenti di questo, ma il problema è che, stando a quanto previsto dalla legge, per sei mesi non possiamo assumere nessuno per ricoprire i loro incarichi. Nella pubblica amministrazione, infatti, viene lasciato questo lasso di tempo per consentire ai vincitori di concorso di poter rientrare qualora non si trovassero bene o agli Enti stessi di far cessare il rapporto lavorativo perché non li ritengono idonei. Fino a luglio, quindi, non potrà assumere. Solo allora potrò bandire un nuovo concorso dove potrò selezionare nuove figure".

"Prima che andasse via l'ultima collaboratrice, essendo a conoscenza della sua decisione, ho provato ad attingere dalla graduatoria creata dopo la chiusura dell'ultimo bando così da avere una sostituta. Si trattava della stessa gara, che ha permesso al Comune di assumere la persona che adesso è andata via. Considerate che lei, si era classificata al sesto posto. In totale c'erano dodici persone in lista. Le ultime persone, posizionatesi dopo la nostra ex collaboratrice, non erano più disponibili perché avevano trovato altri lavori o per motivi di distanza o anche a causa della mole di lavoro".

Rispetto ai Comuni più grandi, quelli più piccoli hanno un carico di lavoro differente: "Spesso si è soli e quindi bisogna fare un po' da jolly e ricoprire diversi ruoli. Inoltre lo stipendio, nei comuni più piccoli, non è così appetibile come nei luoghi privati o in enti più grandi". Uno stipendio base, infatti, è attorno ai 1.400/1.500 euro. Negli Enti più grandi – dove le risorse finanziarie sono maggiori – è possibile avere e ottenere diversi benefit, come buoni pasto, che permettono di avere risparmi maggiori o più soldi in busta paga. "Caino inoltre, rispetto ai Comuni delle Valli, dista 15 chilometri dalla città. Di conseguenza mentre chi è originario delle Valli, preferisce rimanere a lavorare vicino casa perché spostarsi significherebbe percorrere tanti chilometri; per Caino è diverso. La vicinanza alla città permette anche a tante persone residenti qui di spostarsi verso la città per i motivi che elencavo prima: benefit maggiori e meno mole di lavoro". 

E quindi il sindaco fa quel che può con le risorse che ha, anche perché le scadenze e le richieste non mancano: "Attualmente ho quattro collaboratori: un operaio, una persona part-time, il responsabile dell'area tecnica che andrà in pensione a settembre e una persona che lavora nell'ufficio tributi, che vive a Sarnico che è distante 40 chilometri da Caino. E proprio considerata la distanza, su cinque giorni ho previsto due giorni a settimana di smart-working. A breve e giustamente farà un concorso per avvicinarsi a casa, quindi si ripresenterà lo stesso problema. La soluzione dovrebbero trovarla dall'alto. Penso che dovremmo avere la possibilità di dare maggiori incentivi per lavorare in queste piccole realtà", ha aggiunto spiegando inoltre che durante una delle ultime assemblee Anci (Associazione nazionale comuni italiani) è stato evidenziato come i piccoli Comuni abbiano tutti le stesse difficoltà.

Nell'attesa che qualche Istituzione più in alto decida di compiere il miracolo, il primo cittadino cerca di trovare soluzioni e di tamponare in qualche modo: "Abbiamo chiesto aiuto ai Comuni vicini. In accordo con gli altri sindaci, a turno verranno loro collaboratori, che svolgeranno qualche ora al giorno". Intanto, in vista del referendum, la Prefettura si è attivata per dare una mano: "Ringrazio sia il prefetto che il vicario, purtroppo però per il referendum anche altri Comuni sono oberati". E non solo. Saputa la notizia, qualche persona di altri Comuni, hanno contattato il primo cittadino dicendosi disponibili: "Un ragazzo di 28 anni, che lavora per un'altra amministrazione comunale e vive in un altro comune, si è reso disponibile. Certo, dovrebbe percorrere giornalmente 40 chilometri e, inoltre, imparare a usare un altro programma perché i Comuni, tranne che per le carte d'identità, hanno programmi diversi. Però lo ringrazio di cuore". 

Per il primo cittadino però qualcosa deve essere fatto per rendere più attrattiva la pubblica amministrazione che, ancora oggi, resta soffocata inoltre "dalla burocrazia": "Sono quindici anni che sono in politica. Per cinque anni sono stato consigliere e, considerato che sono al terzo mandato, sono quindici anni da sindaco. E non è un caso, che hanno tolto il tetto del terzo mandato per i piccoli Comuni perché è diventato complesso anche trovare chi sia disposto a candidarsi. Basti pensare che sette anni fa, quando mi sono candidato, c'erano tre liste mentre due anni fa, c'ero solo io". 

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