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La storica trattoria Casottel potrebbe chiudere: “Contratto non rinnovato, a Milano contano più i grattacieli”

Il Casottel è una piccola cascina ottocentesca situata nel quartiere Corvetto che oggi rischia di non esistere più perché il Comune di Milano non gli ha rinnovato il contratto d’affitto. La proprietaria, Martina Conte, ha spiegato a Fanpage.it cosa sta succedendo.
A cura di Giulia Ghirardi
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Il Casottel
Il Casottel

Il Casottel è una piccola cascina ottocentesca, romantica nella sua semplicità, che da decenni custodisce parte della tradizione popolare milanese. Situata nel quartiere Corvetto, rappresenta non solo una trattoria storica, ma un luogo di comunità, dove i legami di quartiere si intrecciano alle storie di tre generazioni di donne che l’hanno gestita. Oggi, però, il Casottel rischia di non esistere più perché il Comune di Milano non gli ha rinnovato il contratto d’affitto.

"Rischiamo lo sfratto da un giorno all’altro", ha spiegato a Fanpage.it Martina Conte, che del Casottel è l’anima e l’erede dopo nonna Lia e mamma Isa. "Per difendere questo pezzetto di storia abbiamo lanciato una petizione che ha già raccolto quasi 3000 firme. È un segnale forte, ma non basta". Infatti, quello che ora rimane da capire è cosa Milano vorrà farsene di questa tradizione di famiglia: se il Comune sceglierà di conservarla o se, invece, sarà destinata a sparire, soffocata dall’edilizia verticale che, sempre di più, rischia di cancellare memoria e identità della città.

Il Casottel in Via Fabio Massimo a Milano
Il Casottel in Via Fabio Massimo a Milano

La storia del Casottel, un’idea di Milano che oggi è rara

La storia del Casottel inizia nel 1989 e si intreccia a quella di tre generazioni di donne: quella di nonna Lia, di mamma Isa e, infine, di Martina, che oggi porta avanti un’eredità che non è solo commerciale, ma prima di tutto culturale. Questo perché il Casottel è conosciuto come la trattoria "delle zie", un luogo caldo, "old style", dove è ancora possibile sentire i profumi e i sapori della tradizione milanese mischiati al calore delle voci di chi la custodisce: un’idea di Milano che oggi è rara da trovare in città.

Nonna Lia al Casottel
Nonna Lia al Casottel

"Sin dall'inizio il Casottel è sempre stato in affitto", ha esordito Martina a Fanpage.it. Un tempo apparteneva al Consorzio del canale navigabile Milano-Cremona-Po, che gestiva i beni lungo il canale mai costruito tra Milano e il fiume Po. Quando, all'incirca dieci anni fa, l’intera area di Porto di Mare è stata cartolarizzata, la cascina è diventata proprietà del Comune. Da quel momento è iniziata una lunga trattativa durata due anni che ha, infine, prodotto un contratto transitorio di 4 anni e mezzo per il Casottel: nessun affitto, ma lavori di ristrutturazione per circa 100mila euro. "Ogni mese arrivava solo un bollettino MAV di 100 euro", ha spiegato a Fanpage.it Martina Conte. "Ma ovviamente era solo simbolico".

Quando poi si è avvicinata la scadenza del contratto, la proprietaria ha chiesto di poter sottoscrivere un contratto con canone da concordare, ma il Comune ha risposto che l’intero Casottel sarebbe stato messo a bando per attività a prevalenza sociale. "Allora ci siamo messi a fare audizioni con le più grandi realtà sociali milanesi, dalla Caritas all'Associazione dei Valdesi, ma si sono tirati indietro tutti per questioni economiche", ha raccontato ancora Martina. "Questo perché ci hanno detto che il bando avrebbe richiesto la cascina rinnovata e, secondo il mio architetto, i costi dei lavori sarebbero stati intorno ai 2 milioni di euro". Così, il 31 dicembre 2022, il contratto transitorio è scaduto e da allora il Casottel vive in un limbo: "Non so nemmeno a chi pagare l’affitto né che affitto pagare", ha spiegato a Fanpage.it la proprietaria. Detto in altre parole, il Casottel è ancora lì, ma potrebbe scomparire da un momento all'altro.

Mamma Isa al Casottel
Mamma Isa al Casottel

Il bando proibitivo del Comune

Nel frattempo, il bando annunciato da Comune è arrivato. Lo ha fatto con condizioni proibitive per una microimpresa familiare: attività commerciale solo per il 25 per cento delle funzioni e obbligo di reinvestire gli introiti nel sociale. "Mi chiedo come possano pensare che un ristorante come il nostro possa sostenere attività sociali esterne", ha rincarato la proprietaria del Casottel che si è vista costretta a rinunciare al bando. "La beffa è che l'unico partecipante non ha raggiunto il punteggio minimo", ha aggiunto Martina. "Il bando è stato annullato e uno nuovo è in arrivo, ma il Casottel ancora una volta non potrà essere considerato".

Eppure la funzione sociale il Casottel l’ha sempre avuta. Non perché imposta da un bando, ma perché parte della sua stessa storia. È lì, infatti, che il Corvetto, un quartiere fragile e complesso, da decenni trova un punto di riferimento. "Quando mia nonna gestiva la cascina gli anziani del quartiere avevano le chiavi del Casottel: venivano e passavano le giornate a giocare a carte", ha ricordato la nipote. "Mia nonna ha dato tanti pasti senza farli pagare a chi ne aveva bisogno". Anche per questo il Casottel è uno di quei posti che "fanno il quartiere", come dice Martina quando racconta le piccole storie quotidiane che hanno tenuto insieme una comunità spesso dimenticata. "Tra 4 anni questo riconoscimento diventerebbe ufficiale, perché diventeremmo bottega storica". Un riconoscimento che per la Regione Lombardia arriva dopo 40 anni di attività continuativa, per il Comune di Milano, invece, 50. "Il timore, però, è di non arrivarci".

L’interno del Casottel
L’interno del Casottel

La petizione per salvare il Casottel

"Rischiamo lo sfratto da un giorno con l’altro. Per questo abbiamo deciso di lanciare una petizione per salvare il Casottel", ha continuato a raccontare Martina a Fanpage.it. Petizione che oggi ha raccolto quasi 3000 firme: "È un segnale forte, ma non basta".

L’impressione, infatti, è che Milano sia diventata una città che non è più in grado di riconoscere il valore delle sue radici, che "non si trovano ai piani alti di un grattacielo", ma ancorate ai "piani bassi", in quei luoghi che sono a stretto contatto con il territorio e le persone che ci vivono. "Vorrei solo che ci concedessero un affitto", è la speranza di Martina che non si è ancora rassegnata all’idea che un luogo del genere possa essere cancellato in nome di un modello urbano sempre più esclusivo.

Ed è qui che il discorso si fa politico. Perché quello che sta accadendo al Casottel non è un caso isolato, ma l'ultimo effetto collaterale di una città "verticale", dove le piccole realtà storiche e le botteghe artigiane sembrano destinate a soccombere di fronte a un'urbanizzazione sempre più sfrenata. "Non ci si deve dimenticare della tradizione che resiste sotto i grattacieli", ha concluso Martina a Fanpage.it. con la speranza che Milano possa tornare con "i piedi per terra", prima che l’edilizia verticale soffochi non solo il Casottel, ma la memoria stessa di una città che si dice inclusiva, ma che troppo spesso non lo è.

Il cortile del Casottel
Il cortile del Casottel
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